Il 2026 si apre con una revisione al rialzo delle condizioni economiche delle offerte di telefonia fissa e mobile. A partire da gennaio, come commentano Assium (associazione italiana degli utility manager) e Codacons, i principali operatori hanno comunicato modifiche unilaterali dei contratti che si traducono in un incremento della spesa per una quota ampia di utenti. Ciò riporta in primo piano il paradosso del mercato Tlc italiano, dove i prezzi per i consumatori sono tra i più bassi d’Europa. L’annosa guerra combattuta a suon di offerte low-cost, mentre ha eroso i ricavi delle telco, ha abituato gli utenti (di questo, come di molti altri servizi) a valutare poco la spesa necessaria per la connettività, mentre gli operatori sono costantemente chiamati a nuovi investimenti infrastrutturali.
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Aumenti delle tariffe Tlc, i numeri
Secondo le stime diffuse dal Codacons, l’impatto degli adeguamenti è misurabile con una certa precisione: “su base annua pesano tra +12 e +60 euro a utenza”, con aumenti che variano “da un minimo di 1 euro al mese a un massimo di 5 euro al mese, a seconda dell’offerta sottoscritta”.
Si tratta di valori che, sommati ad altri rincari registrati a inizio anno su diverse voci di spesa – sostiene l’associazione per la tutela dei diritti dei consumatori – contribuiscono a ridisegnare il quadro dei costi sostenuti dalle famiglie.
Il paradosso delle Tlc: nessun vincitore
Tuttavia, se i consumatori soffrono, non significa che le telco stiano in salute. Il comparto delle telecomunicazioni in Europa vive un paradosso. Da un lato cresce la domanda di reti sempre più avanzate, dall’altro gli operatori non riescono a sostenere i costi. I ricavi medi restano bassi e i ritorni sugli investimenti non coprono spesso il capitale impiegato. Questo scenario ha un impatto diretto sulla competitività industriale del continente, come ha sottolineato Alessandro Gropelli, direttore generale di Connect Europe, durante il suo intervento a Connecting Tomorrow, ospitato nell’edizione 2025 del Nexus Luxembourg.
In Europa l’Arpu, cioè il ricavo medio per utente, è il più basso a livello mondiale e continua a calare. Questa dinamica riduce i margini degli operatori. In molti casi, il rendimento del capitale resta al di sotto del costo medio ponderato, segnalando che gli investimenti non generano ritorni adeguati.
Gropelli ha descritto con un esempio concreto la sproporzione tra valore delle reti e prezzo di mercato. A Roma ha osservato un’offerta da 150 gigabyte di dati con chiamate illimitate a 7,95 euro al mese. Una cifra inferiore a quella di un pasto in zona Vaticano. L’episodio mostra come servizi complessi da realizzare e mantenere siano spesso venduti a tariffe che non riflettono il loro valore reale.
Come ha indicato Pietro Labriola, AD di Tim, commentando il recente European Telecom Health Index di Kearney, “Tariffe tra le più basse d’Europa hanno dato ai consumatori un sollievo fugace. Ma quelle stesse politiche hanno prosciugato i ricavi, rallentato la diffusione del 5G e lasciato incompiuti troppi progetti di miglioramento della qualità”.
Le valutazioni di Assium
Dal punto di vista dei consumatori, è innegabile che le spese, di ogni genere, aumentino per effetto dell’inflazione, di stipendi fermi da anni e di un’economia che non genera crescita. Assium calcola che la spesa delle famiglie italiane per i servizi di telefonia, tra rete fissa e mobile, raggiunga i 22,6 miliardi di euro annui.
“I rincari delle tariffe telefoniche scattati a gennaio, e che proseguiranno nel corso del 2026, avranno un impatto enorme sulle tasche degli utenti”, secondo Assium, proprio perché “considerato l’enorme mercato della telefonia, qualsiasi aumento tariffario, anche di piccolo importo, ha un impatto enorme sulla spesa collettiva”.
Accanto all’analisi dei rincari, Assium richiama però anche le tutele a disposizione dei consumatori. In caso di modifiche unilaterali delle condizioni economiche, gli utenti mantengono infatti la possibilità di riconsiderare le proprie scelte senza oneri aggiuntivi.
Il diritto di recesso può essere esercitato attraverso diverse modalità operative, dalla comunicazione scritta all’utilizzo dei canali digitali messi a disposizione dai gestori, fino al contatto diretto con il servizio clienti. Una flessibilità che, almeno sul piano normativo, consente agli utenti di non subire passivamente gli aumenti.
I diritti dei consumatori
La possibilità di cambiare operatore, tuttavia, si confronta con un mercato sempre più articolato. Come osserva il presidente di Assium, Federico Bevilacqua, “quando si verifica una modifica unilaterale dei contratti che introduce un incremento delle tariffe è importante verificare se l’offerta sottoscritta faccia ancora al caso nostro, o se sia meglio approfittare delle proposte commerciali di altri gestori”.
Una valutazione che non è sempre immediata, perché “il mercato della telefonia appare sempre più come una giungla dove per il consumatore non è facile – denuncia Bevilacqua – districarsi tra offerte, promozioni e condizioni contrattuali molto differenti”.
L’equilibrio tra prezzi e competitività
La questione dei prezzi resta un nodo centrale per le telco. Per anni, ha ricordato Gropelli, le istituzioni europee hanno chiesto agli operatori di mantenere tariffe basse per garantire accesso ai servizi. Questa scelta ha avuto effetti positivi sul piano sociale, ma oggi entra in conflitto con la necessità di stimolare nuovi investimenti.
Il dibattito a Bruxelles riflette questa tensione. Le reti digitali non possono più essere considerate un servizio accessorio: sono infrastrutture decisive per la competitività. Produttività e innovazione dipendono da connessioni veloci e affidabili e per le telco servono condizioni che rendano sostenibili gli investimenti.
Il settore delle tlc è “un malato terminale”, ha più volte ripetuto Labriola. Il Centro Studi Tim ha evidenziato un altro paradosso italiano: più dati, meno ricavi. L’accesso a tariffe ultra-low ha spinto la domanda, ma ha anche eroso i margini delle telco, rendendo difficile sostenere le infrastrutture e l’innovazione.
“Se vogliamo player europei più forti e competitivi, dobbiamo affrontare questa realtà ora, smettendo di correre verso il basso sui prezzi”, ha detto Labriola. Il settore non può più sacrificare la qualità e la capacità di investimento sull’altare della concorrenza tariffaria.
Da questo punto di vista, gli aumenti dei prezzi in arrivo quest’anno non sono che una goccia nel mare, perché è la politica industriale europea che può veramente fare la differenza per le telco.
Ma è importante anche trasformare la percezione a cui l’economia delle piattaforme ha abituato i consumatori, ovvero che i servizi – dalla connettività all’informazione, dalla musica al cinema – siano “gratuiti”.








