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Tasse alle telco, Francia e Spagna deferite alla Corte Ue

Nel mirino di Bruxelles l’imposizione di tasse indebite agli operatori a compensazione del mancato prelievo sulla pubblicità televisiva. Sul fronte delle frequenze Gsm, sotto la lente dell’Unione le politiche di Budapest e Madrid

14 Mar 2011

Francia e Spagna sono state deferite alla Corte europea di
Giustizia perché continuano ad imporre specifiche tasse agli
operatori di telecomunicazioni, in violazione della normativa
comunitaria. Sia nel caso di Parigi che in quello di Madrid, queste
spese sono state imposte quando è stato deciso lo stop alle
entrate pubblicitarie nella televisione pubblica.

La Commissione europea considera questo tipo di imposizione fiscale
incompatibile con le regole Ue sulle telecomunicazioni, che
richiedono che specifiche tasse agli operatori siano legate solo a
coprire i costi della regolamentazione del settore. Bruxelles ha
richiesto ai due paesi di modificare questo regime di imposte
nell'ottobre del 2010, ma ad oggi queste tasse sono ancora in
vigore.

Per la Francia, la tassa per gli operatori di telecomunicazioni
ammonta allo 0,9% del totale dei profitti ricevuto dagli abbonati
che superano i 5 milioni di euro. Da questa voce, il Tesoro
francese intasca circa 400 milioni di euro l'anno. Nel caso
della Spagna, lo stesso 0,9% pagato all'autorità nazionale
delle telecomunicazioni per la prima volta ad ottobre del 2010,
l'anno scorso avrebbe portato ad un incasso di circa 230
milioni di euro.

Ungheria e Spagna sono nel mirino di Bruxelles
per il
mancato rispetto della direttiva Ue sui Gsm, che prevede che la
frequenza di banda 900 Mhz possa essere usata per servizi di
telefonia mobile più veloci, come internet.

Aprire questa banda di frequenze a delle tecnologie di accesso più
avanzate, come quelle del sistema Umts, rappresenta per la
Commissione europea una parte importante degli sforzi che mirano ad
accelerare la promozione dei servizi senza fili a banda larga e
alla loro diffusione.

Bruxelles ha quindi fatto richiesta a Budapest e Madrid di
adeguarsi, con un parere motivato. Se i due paesi non informeranno
la Commissione Ue sulle misure prese per rispondere a questi
obblighi nel giro di due mesi, rischiano di essere portati davanti
alla Corte di Giustizia europea, per poi pagare multe salate.