Telecom: aumento di capitale, da consiglieri indipendenti ok a Bernabè - CorCom

AFFAIRE TELEFONICA

Telecom: aumento di capitale, da consiglieri indipendenti ok a Bernabè

Massimo Egidi: “In Cda pronti ad appoggiare la proposta da 3 miliardi. Difendiamo gli azionisti di minoranza e la società stessa”. Ieri l’avvertimento di Zingales: “Telefonica in conflitto di interesse con TI”

26 Set 2013

F.Me.

Gli amministratori indipendenti sono pronti ad appoggiare in cda il presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè, nel caso in cui portasse al consiglio del 3 ottobre la proposta di un aumento di capitale. Una riunione che al momento non è ancora stata convocata. “Se Bernabe’ proponesse un aumento di capitale, noi lo appoggeremmo”, ha sottolineato Massimo Egidi, consigliere indipendente di Telecom, a margine di un convegno. “Noi come indipendenti rispecchiamo quello che i fondi e i piccoli azionisti chiedono, facciamo gli interessi di quasi l’80% del capitale (Telco ha il 22,4%, ndr), che è mal rappresentato. Prendiamo una posizione di difesa degli interessi degli azionisti di minoranza e di Telecom stessa”.

Egidi ribadisce così quanto già dichiarato ieri da tutti gli indipendenti che, tramite Luigi Zingales (lead indipendent director), hanno criticato l’operazione Telco-Telefonica che non tutela le minoranze.

Secondo Zingales, l’operazioneè in totale conflitto di interessi e che non tutela le minoranze.

“Gli amministratori indipendenti di Telecom Italia lamentano che, ancora una volta, la partecipazione di maggioranza relativa di Telecom venga trasferita a sostanziale vantaggio di pochi, senza alcuna considerazione per la maggioranza degli azionisti – scriveva Zingales – E’ con disappunto che osservano come l’ordinamento italiano non contempli strumenti di tutela della maggioranza degli azionisti, quando pacchetti in grado di conferire il controllo di fatto finiscono nelle mani di azionisti in conflitto con l’interesse sociale. E’ questo il caso di Telefonica, un concorrente diretto di Telecom Italia in Argentina e Brasile, che rischia di forzare Telecom Italia alla dismissione di asset preziosi per il rilancio della società”.

Oltre a Zingales, siedono nel Cda, in qualità di consiglieri indipendenti anche Jean Paul Fitoussi, Mauro Sentinelli, Lucia Calvosa e Massimo Egidi.

I cinque indipendenti più il presidente Franco Bernabè e l’Ad Marco Patuano rappresentano la maggioranza del cda nelle questioni che riguardano il Sudamerica, considerato che in quei casi i rappresentanti di Telefonica, Cesar Alierta e Julio Linares, devono uscire dal consiglio.

Ieri in audizione al Senato, Franco Bernabè aveva definito l’opzione aumento di capitale (circa 3 miliardi) come l’unica efficace per scongiurare il pericolo downgrade. L’aumento di capitale dovrebbe essere “aperto a soci attuali o nuovi, nella prospettiva delle potenzialità di sviluppo dei mercati in cui opera il gruppo e del valore che può essere creato dal progetto di societarizzazione – aveva spiegato – In questo caso, il percorso di separazione della rete di accesso, che rappresenta un elemento fondamentale del piano industriale, potrà essere realizzato in un orizzonte temporale più adeguato alla complessità degli aspetti regolatori”. Inoltre,proseguiva, “quest’ultima operazione consentirebbe di ridare solidità finanziaria al gruppo, valorizzando al meglio le potenzialità dei nuovi investimenti e contribuendo al rilancio dell’economia nazionale in termine di occupazione, innovazione e presenza internazionale”. Un eventuale aumento di capitale per Telecom Italia ”richiede condizioni di mercato e ritengo ci siano, perché è un momento di straordinaria liquidità, ci sono tanti investitori pronti a investire”