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Telecom, istruttoria Antitrust per abuso di posizione dominante

Il procedimento sollecitato da Fastweb e Wind che contestano boicottaggio tecnico degli utenti. Telecom: lamentele infondate, lo dimostreremo

24 Giu 2010

Telecom Italia nel mirino dell’Antitrust. L’Autorità Garante
della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti
dell’operatore per verificare se abbia compiuto due distinti
abusi di posizione dominante finalizzati a ostacolare i concorrenti
(Olo) nell’offerta di servizi alla clientela finale.

Il provvedimento, notificato oggi nel corso di alcune ispezioni
effettuate in collaborazione con le Unità Speciali della Guardia
di Finanza, è stato adottato alla luce di alcune denunce
presentate dalle società Fastweb e Wind. Secondo quanto segnalato,
Telecom avrebbe cercato di escludere i concorrenti attraverso due
distinti comportamenti. In primis ostacolando e ritardando in modo
strumentale le attivazioni di servizi all’ingrosso richiesti
dagli operatori concorrenti.

In particolare Telecom avrebbe opposto motivazioni tecniche
ingiustificate o pretestuose o non avrebbe adottato la sufficiente
diligenza nella fornitura dei servizi fondamentali per le imprese
concorrenti per accedere alla rete fisica e alla banda larga. Se
confermato, il boicottaggio tecnico, operato attraverso un elevato
numero di rifiuti di attivazione, avrebbe avuto effetto sui mercati
al dettaglio dei servizi vocali e dei servizi di accesso voce ed
internet, ostacolando sensibilmente gli operatori alternativi
nell’offerta di servizi alla clientela finale, con evidenti
ripercussioni negative anche per quest’ultima. Una quota
rilevante di mancate attivazioni, rallentando e ostacolando il
processo di attivazione del servizio, limita lo sviluppo degli Olo
e arreca pregiudizio agli utenti finali.

L’altra comportamento riguarderebbe l’attuazione di politiche
di prezzo particolarmente aggressive nelle aree dove i concorrenti
possono avere accesso alla rete attraverso l’unbundling (affitto
dell’ultimo miglio), con sconti molto elevati rispetto ai prezzi
praticati dalla stessa Telecom nelle aree meno esposte alla
concorrenza, e comunque a prezzi inferiori ai costi sostenuti
all’ingrosso dai concorrenti per l’unbundling.

Secondo Wind e Fastweb, in questo modo Telecom potrebbe incamerare
profitti nelle aree dove la concorrenza avviene solo attraverso
altri servizi di accesso, per finanziare sconti alla clientela
finale business non replicabili nelle zone dove i concorrenti
possono operare attraverso l’unbundling.

In una nota Telecom Italia replica di essere "certa di poter
dimostrare di aver agito nel pieno rispetto delle regole con
comportamenti improntati ad una corretta competizione''.
L'azienda precisa ''di essersi già messa a completa
disposizione dei funzionari Agcm per fornire tutta la
documentazione e le informazioni necessarie allo svolgimento
dell'istruttoria e dimostrare la totale infondatezza delle
lamentele su presunti comportamenti illegittimi avanzate da
operatori alternativi''.