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Telecom Italia, a rischio l’accordo sull’occupazione tra sindacati e azienda

Circa 2400 lavoratori non hanno ancora dato l’assenso preventivo alla mobilità, così come stabilito dall’intesa dell’agosto 2010. Fistel Cisl: “Il nuovo governo fornisca le garanzie necessarie a chi decide volontariamente di uscire dall’azienda”

15 Nov 2011

L'accordo sull'occupazione del 4 agosto 2010 tra sindacati
e Telecom "che ha portato serenità all'interno del gruppo
e nei rapporti con i sindacati, potrebbe saltare". A lanciare
l'allarme è Vito Vitale, segretario della Fistel Cisl.
“All'interno dell'intesa era prevista la fuoriuscita di
3.900 lavoratori in mobilità nel 2010-2012 – spiega il
sindacalista – Di questi, 2.400 sono fermi e non hanno ancora dato
l'assenso preventivo per andare in mobilità prima di fine anno
e con molta probabilità non andranno neanche nel corso del 2012, a
causa soprattutto dei timori per le continue modifiche alla
normativa pensionistica. Sulla mancata disponibilità hanno infatti
inciso fortemente lo spostamento delle finestre pensionistiche e
l'incertezza sul futuro sulle pensioni".

Come Fistel Cisl, aggiunge Vitale, "siamo preoccupati che
Telecom Italia sia costretta a mettere in campo ulteriori strumenti
anche traumatici per l'occupazione. Lanciamo, dunque, un
appello al senso di responsabilità di tutti, parti sociali e
azienda, per fare pressione sul nuovo Esecutivo e sul ministero
competente affinché si faccia carico dell'aggravio di costi e
garantisca ai dipendenti in mobilità e a quelli che usciranno la
continuità dei trattamenti di mobilità fino al raggiungimento
della nuova finestra per la pensione".

Telecom, prosegue Vitale, "per quanti hanno già concluso
l'intesa sulla mobilità è disponibile a farsi carico
economicamente dello spostamento delle finestre, ma c'è
comunque preoccupazione di non raggiungere i risultati previsti. La
mancata fuoriuscita del personale rischia di far saltare
l'accordo del 4 agosto". L'azienda "ha dato prova
di rispettare l'intesa sottoscritta al ministero del Lavoro ma
il Governo non ha fornito le garanzie necessarie per i lavoratori
che si apprestano a uscire in mobilità, svuotando di fatto
l'accordo ministeriale". Oltre ai 2.400 per ora non
intenzionati ad accettare la mobilità, continua Vitale, "ci
sono altri 800 che hanno già maturato i requisiti per la pensione
di anzianità ma che non sono intenzionati a lasciare il lavoro, a
scapito dei dipendenti più giovani. In questo caso chiediamo
all'azienda di mettere in campo degli incentivi per
accompagnare questi dipendenti alla pensione".

A preoccupare il sindacato, oltre all'aggravio dei costi per
Telecom e al timore di nuovi tagli, è anche il deficit di
rinnovamento del personale. Parte dell'accordo del 2010,
ricorda Vitale, "riguardava infatti anche processi di
riconversione professionale che rischiano di bloccarsi per la
mancata fuoriuscita in mobilità del personale. Nel proficuo
rapporto relazionale seguito all'accordo del 4 agosto, Telecom
ha anche avviato alcuni progetti interessanti condivisi con il
sindacato sull'inserimento in azienda di laureandi e neo
laureati al fine di rilanciare l'innovazione, le nuovi reti, e
dare anche una risposta all'occupazione giovanile". Per
Vitale "questa importante esperienza deve continuare, perché
i problemi del Paese legati alla mancata crescita sono anche dovuti
all'involuzione dei processi di sviluppo, dell'innovazione
e alla crisi dell'occupazione giovanile".

Infine, conclude il sindacalista, "visto il segnale di
recupero dei ricavi della trimestrale di Telecom, chiediamo
all'azienda di impiegare maggiori risorse per l'innovazione
tecnologica, la larga banda, i nuovi servizi. Apprezziamo lo sforzo
del management di ridurre il debito, sceso sotto i 30 miliardi di
euro, e le relazioni positive in azienda seguite all'accordo
del 4 agosto, ma serve un maggiore impegno finanziario sul fronte
dell'innovazione".

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