Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Telefonica ritira la maxi offerta per Vivo

Gli spagnoli rifiutano la proposta avanzata da Portugal Telecom di trattare fino al 28 luglio. Intanto spunta un accordo firmato nel 2005 tra le due società secondo cui la compartecipazione in Brasilcel si può rompere solo per mutuo accordo tra le parti

19 Lug 2010

Trattative chiuse tra Portugal Telecom e Telefonica su Vivo. Le due
società infatti non hanno trovato un accordo sull'acquisizione
da parte degli spagnoli del 50% della holding Brasilcel (joint
venture al 50%) che a sua volta controlla il 60% dell'operatore
mobile brasiliano.
Al termine di un Cda, iniziato lo scorso giovedì e terminato
venerdì in tarda notte, i portoghesi, avevano chiesto tempo fino
al 28 luglio prima di prendere una decisione definitiva
sull’offerta, ma gli spagnoli non hanno voluto accordare la
proroga. L’offerta è dunque da considerarsi decaduta.
Nonostante la chiusura “ufficiale”, fonti vicine a Telefonica
hanno lasciato intendere che la società avrebbe l’intenzione di
inoltrare a PT una nuova offerta in autunno.

A complicare l’affare Vivo – come scrive oggi il quotidiano
spagnolo El Paìs – c’è anche un accordo firmato nel 2005 tra
l'Ad di PT, Zeinal Bava, e il presidente di Telefonica, Cesar
Alierta, ad Amsterdam (dove c’è la sede legale di Brasilcel) con
cui i due operatori si impegnano a rimanere insieme nella
proprietà di Vivo per 25 anni. Il patto, che è rinnovabile di 5
anni in 5 anni, prevede solo tre motivi di risoluzione: l’accordo
tra le parti, che uno dei due partner resti azionista della
società (cosa che sarebbe successa se PT avesse detto sì agli
spagnoli), la liquidazione della società. Liquidazione – ricorda
il giornale spagnolo – che potrebbe essere richiesta da una della
parti, in caso di grave disaccordo.
Se, però, una delle due società non accettasse la proposta di
liquidazione, la “querelle” passerebbe in mano a tre saggi
nominati dalle stesse società. Se nemmeno i saggi dovessero
trovare una soluzione soddisfacente per entrambe le parti,
l’ultima ratio è l’arbitrato. Secondo El Paìs, Telefonica
potrebbe proprio fare ricorso all’arbitrato e portare i
portoghesi davanti alla Camera di Commercio Internazionale di
Amsterdam, richiedendo in quella sede la liquidazione di
Brasilcel.

Cosa succederebbe in questo caso? Stando all’accordo del 2005
alle due società tornerà indietro quello che hanno investito
inizialmente. Dettaglio che preoccuperebbe non poco Telefonica,
dato che PT, al momento della creazione di Vivo, aveva portato in
dote Telesp Celular, uno dei carrier allora più forti sul mercato
brasiliano.