LA PROPOSTA FINDIM

Tim Brasil-Gvt, i sindacati: “Così Telecom si può rafforzare”

La proposta Findim-Asati convince le organizzazioni sindacali. Michele Azzola (Slc): “L’operazione potrebbe garantire competitività in Brasile e facilitare il consolidamento in Europa”. Salvo Ugliarolo (Uilcom): “Bene se permette a TI di aumentare le capacità di investimento”. Giorgio Serao (Fistel): “Il gruppo può restare strategico a livello internazionale”

30 Mag 2014

Federica Meta

“Un’operazione di gran buon senso”. Michele Azzola, segretario nazionale Slcl Cgil, definisce così la proposta di fusione tra Tim Brasil e Gvt, caldeggiata da Findim e Asati.

“L’operazione – spiega il sindacalista al Corriere delle Comunicazioni – avrebbe il duplice vantaggio di creare una realtà solida in grado di competere in Brasile nel lungo periodo e allo stesso tempo far trovare pronta Telecom Italia quando inizierà il processo di consolidamento in Europa, dato che sarà già rodata un’alleanza italo-francese (Gvt è di proprietà del gruppo francese Vivendi ndr).

Salvo Ugliarolo, segretario nazionale Uilcom, reputa “l’operazione interessante” a patto che “vada a rafforzare le capacità di investimento di Telecom Italia in Brasile, un mercato che è cresciuto a ritmi vertiginosi ma che ora sta rallentando e sul quale serve dirottare notevoli risorse”.

Per Giorgio Serao, segretario nazionale Fistel, “ogni operazione industriale che rafforza la strategicità internazionale di Telecom va vista di buon occhio”. Per la Fistel “Tim Brasil è un asset strategico che va rafforzato per aumentare anche la capacità di TI di generare ricavi”.

Ieri Findim e Fossati sono tornati ad accendere i riflettori sulla necessità di tenere Tim Brasil in pancia a Telecom. Sia società di Marco Fossati sia i piccoli azionisti di TI sono contrari alla vendita dell’asset sudamericano, la cui eventuale cessione non farebbe altro che dimostrare la “dipendenza” del gruppo da Telefonica.

Marco Fossati, in un’intervista a Class, ha ribadito la necessità di agire sul Brasile. “Il management – spiega il numero uno di Findim – dovrà adoperarsi entro il terzo, quarto trimestre di quest’anno per portare a termine operazioni in grado di creare valore aggiunto per la società”. Il riferimento è ad un’eventuale fusione per incorporazione con Gvt – secondo Findim – “complementare a Tim Brasil nelle offerte di contenuti” ma soprattutto perché è una società basata su fibra e quindi in grado di offrire “un potenziale di crescita enorme, sia in termini di offerta multipla che contenuti”.

“Le sinergie sarebbero enormi, si creerebbe un grande player che darebbe del filo da torcere ai nostri concorrenti, Telefonica e America Movil – ha evidenziato Fossati – Un’operazione da chiudersi attraverso carta e denaro, probabilmente con un piccolo aumento di capitale per rimanere con Tim Brasil consolidata in Telecom Italia, e quindi sopra al 50%”.

Ed in questo scenario auspicabile di crescita per TI, Fossati ha ribadito che il futuro di Telecom Italia è necessariamente quello di una public company: “spero venga dimostrato dalle decisioni che prenderà il nuovo cda e dalle deleghe che verranno conferite sulla parte strategica”, ha detto

“Per quanto riguarda, invece, Telefonica, non sono suo azionista, non mi compete giudicare, ma dovrà calibrare bene le sue scelte per non trovarsi all’angolo in Sud America – ha sottolineato – Oggi Telecom Italia ha un’ultima chance. Rilanciare sé stessa, sia sul mercato italiano che su quello internazionale, quindi Sudamerica e Brasile, ma i tempi a disposizione sono molto limitati”.

Il finanziere spera insomma che l’immediata cessione di Tim Brasil non sia necessaria. “Se dovesse rappresentare un’alternativa, occorrerebbe del tempo per massimizzare la vendita, ridurre l’indebitamento e procedere con gli investimenti necessari per recuperare terreno sul mercato domestico, dove c’è ancora molto da fare”.

Sulla stessa scia anche le riflessioni di Asati. “Senza Tim Brasil – è scritto nella nota dell’associazione – Telecom con il solo business domestico non ha futuro e sarebbe destinata a fare la fine di un compagnia regionale con margini in forte diminuzione”.
Secondo Asati potrebbe essere considerata una potenziale cessione solo con un nuovo piano industriale di acquisizioni, e a condizione che si parta da una valutazione della società carioca non inferiore ai 20 miliardi di euro.

Anche i piccoli azionisti focalizzano l’attenzione sul ruolo di Telefonica. ”Nessuno conosce le vere intenzioni di Telefonica a Telco sciolta, ma sicuramente non sarà una vera pubblic company finché ci sarà la sua presenza al 15% con interessi in conflitto in Brasile con Telecom Italia, anzi potrà più agilmente di prima agire in Brasile per perseguire i suoi interessi contrari a quelli del gruppo italiano”. Infatti sciolta Telco, “Telefonica dimostrerà che non controlla più Telecom”, ha sottolineato l’associazione.

”Se l’attuale Cda è veramente indipendente”, prosegue l’associazione guidata da Franco Lombardi, ”colga al più presto una straordinaria occasione di crescita in Brasile attraverso una fusione con Gvt realizzando così un vero percorso di sviluppo (con un campione nazionale fisso-mobile ) e si limiti solo a strategie difensive volte allo smantellamento del gruppo”.

“Tra l’altro concludeva la nota – questa proposta trova d’accordo tutti i piccoli azionisti e la stessa Findim come più volte espresso nelle ultime assemblee”.