Tim continua la sua traiettoria positiva: nel 2025, per il quarto anno consecutivo, la telco guidata dall’AD Pietro Labriola ha centrato i suoi obiettivi in termini di ricavi e redditività. L’azienda ha confermato i target per il 2026 e scelto la via del buyback per remunerare gli azionisti.
I ricavi del 2025 sono in aumento del 2,7% a 13,7 miliardi, l’Ebitda è cresciuto del 6,4% a 4,4 miliardi di euro e quello after lease del 6,5% a 3,7 miliardi. Inoltre la forte generazione di cassa, con un Equity free cash flow after lease di oltre 0,7 miliardi, ha portato a una riduzione del debito after lease a meno di 6,9 miliardi con una leva sotto 1,9 volte.
“Si conferma il completamento della trasformazione avviata nel 2022”, ha commentato Labriola. “Tim ha una struttura finanziaria rafforzata, maggiore redditività e una generazione sostenibile di cassa. Questo ci consente di definire una politica di remunerazione disciplinata e coerente con gli obiettivi di lungo periodo. I risultati del quarto trimestre confermano il percorso di crescita, con un aumento dei ricavi e dei margini in linea con le attese grazie a un buon andamento del business sia sul mercato domestico sia su quello brasiliano”.
In conference call l’Ad ha evidenziato i risultato raggiunto, aggiungendo che “il meglio deve ancora avvenire”. E ha rilanciato sul consolidamento: “Per essere sostenibili bisogna attuare un consolidamento di mercato, ma non dico qualcosa di diverso rispetto a quanto accade in Francia, Spagna e Uk. L’Europa è nella stessa situazione, per recuperare redditivita serve un consolidamento di mercato che non significa aumento dei prezzo, ma maggiore efficientamento”.
“Siamo sempre aperti a ogni opportunità, ma per noi il valore non è la crescita di Ebitda, ma la generazione di cassa”, ha sottolineato.
“La nuova governance ha portato a una maggiore stabilità e a un pieno sostegno alla strategia del gruppo, consentendo una pianificazione con una visibilità molto più elevata rispetto al passato – ha spiegato agli analisti – Le prospettive a breve termine sono chiare, la traiettoria del 2026 è solida e pienamente in linea con le indicazioni che abbiamo annunciato un anno fa. L’esecuzione proseguirà con coerenza e disciplina”.
Indice degli argomenti
Tim centra i target, al via il buyback
Tim riconoscerà agli azionisti, mediante buyback, una remunerazione pari a circa il 50% del valore atteso dalla cessione di Sparkle. All’assemblea degli azionisti del 15 aprile sarà proposto il riacquisto per massimo 700.000.000 azioni ordinarie (fino a 400 milioni di euro), corrispondenti a circa il 3,3% del capitale sociale che sarà usato sia per i piani di remunerazione che per incentivazione azionaria.
Agli azionisti di risparmio invece è garantita la remunerazione derivante dal conguaglio in denaro legato alla conversione delle azioni di risparmio.
“Per quanto riguarda la remunerazione degli azionisti per il 2026 – ha precisato Labriola – prevediamo tre componenti dividendi per circa 0,5 miliardi, corrispondente al 70% dell’equity free cash flow after lease, al netto del canone di concessione e dei dividendi alle minoranze di Tim Brasil, il cui pagamento avverrà nel 2027′; un riacquisto di azioni proprie pari al 50% dei proventi della cessione di Sparkle, che sarà avviato dopo il completamento dell’operazione; un pagamento in contanti fino a 0,7 miliardi agli attuali azionisti di risparmio in relazione alla conversione delle azioni, il cui completamento è previsto entro la fine di maggio”.
Per il 2026 Tim ha confermato i target già presentati al mercato e rimandato al secondo semestre il nuovo piano, dopo la conversione delle azioni di risparmio e “alla luce dei principali dossier industriali in corso di valutazione, compresa la definizione del perimetro di sinergie con Poste Italiane”.
Su questo fronte, Labriola ha precisato in conference call di non prevedere un contributo sostanziale dalle sinergie con Poste Italiane nel 2026. “Nessun impatto sostanziale” neanche dall’ accordo condivisione del ran con Fastweb+Vodafone, salvo autorizzazione dell’autorità di vigilanza”.
In più la “nostra guidance prevede un conferimento pari a zero per l’earn out” legato alla cessione di Netco, la rete fissa contribuito oggi in Fibercop. Eventuali earnout sarebbero, dunque, aggiuntivi rispetto alla guidance.
Il dettaglio: i risultati di Tim nel 2025 in Italia e in Brasile
Nel 2025, i ricavi totali del Gruppo Tim ammontano a 13,7 miliardi di euro, in crescita del 2,7% anno su anno (+1,9% nel domestico a 9,5 miliardi di euro, +4,6% in Brasile a 4,2 miliardi di euro); i ricavi da servizi di gruppo sono in crescita del 3,5% anno su anno a 12,9 miliardi di euro (+2,7% nel domestico a 8,8 miliardi di euro, +5,2% in Brasile a 4,1 miliardi di euro).
L’Ebitda di gruppo aumenta del 6,4% anno su anno a 4,4 miliardi di euro (+5,2% nel domestico a 2,2 miliardi di euro, +7,7% in Brasile a 2,1 miliardi di euro); in netta crescita anche l’Ebitdaal, che sale al 26,9% dei ricavi, a 3,7 miliardi di euro, in aumento del 6,5% anno su anno (+5,1% nel domestico a 2,0 miliardi di euro, +8,5% in Brasile a 1,7 miliardi di euro).
L’andamento di Tim Consumer
Tim Consumer ha registrato ricavi totali in leggero calo (-0,9% anno su anno) a 6 miliardi di euro, mentre i ricavi da servizi sono sostanzialmente stabili a 5,5 miliardi di euro (-0,6% anno su anno). L’andamento di Tim Consumer si caratterizza per un business retail stabile e per un calo del business Mvno legato al graduale avvicendamento di grandi clienti wholesale tra il 2025 e il 2026, che porterà a una normalizzazione dei volumi nel corso dell’esercizio.
In miglioramento i principali Kpi: Arpu in netta crescita nel fisso (+5,1% anno su anno) e in leggero rialzo nel mobile (+0,4% anno su anno), grazie anche alle attività di repricing effettuate che, da inizio 2025, hanno riguardato circa 4,1 milioni di linee fisse e circa 4,2 milioni di linee mobili. Inferiori alle attese gli effetti sul churn, che si mantiene stabile, con un saldo netto di linee legato alla mobile number portability (“MNP”) che si conferma neutro.
Prosegue con successo l’implementazione della strategia legata alla Customer Platform, con l’aumento del 4,6% dei ricavi da servizi di TimVision e la positiva accoglienza del mercato al servizio Tim Energia powered by Poste Italiane.
La forza di Tim Enterprise, vola il Cloud
Tim Enterprise ha registrato ricavi totali pari a 3,5 miliardi di euro (+7,0% anno su anno) e ricavi da servizi pari a 3,3 miliardi di euro (+8,6% anno su anno), continuando a performare meglio del mercato di riferimento e con un trend di crescita tendenziale che ha raggiunto il quattordicesimo trimestre consecutivo.
Il Cloud si conferma la principale linea di business e quella a maggior crescita, con un aumento dei ricavi da servizi del 24% anno su anno, anche grazie al Polo strategico nazionale, il cui contributo raddoppia anno su anno.
In crescita IoT e Security, mentre è in leggero calo la connettività.
Sale al 68% (+4 punti percentuali anno su anno) la percentuale di ricavi da servizi legata all’Ict. Il valore del portafoglio ordini è in crescita a oltre 4,0 miliardi di euro.
Tim Brasil ha registrato ricavi totali pari a 4,2 miliardi di euro (+4,6% anno su anno) e ricavi da servizi pari a 4,1 miliardi di euro (+5,2% anno su anno). L’Ebitdaal è pari a 1,7 miliardi di euro (+8,5% anno su anno), in crescita tendenziale da 11 trimestri consecutivi grazie alla spinta del segmento mobile e all’efficientamento dei costi.
Gli investimenti di Gruppo ammontano a 1,9 miliardi di euro, pari al 13,9% dei ricavi.
Confermati i target del 2026
Il Consiglio di amministrazione di Tim ha anche approvato la guidance per il 2026, confermando i trend di crescita previsti negli obiettivi già presentati al mercato per l’esercizio.
Questi i target per l’anno in corso: ricavi di gruppo in crescita tra 2% e 3% da 13,7 miliardi di euro nel 2025; per Tim Domestic ricavi in crescita tra 1% e 2% da 9,5 miliardi di euro nel 2025; Ebitdaal di gruppo in crescita tra 5% e 6% da 3,7 miliardi di euro del 2025; per TIM Domesti Ebitdaal in crescita di circa il 4% da 2 miliardi di euro del 2025.
Capex di Gruppo inferiori al 14% dei ricavi nel 2026; per Tim Domestic Capex pari a circa il 12% dei ricavi. Equity free cash flow after lease pari a circa 1,8 miliardi di euro nel 2026, comprensivo del risarcimento relativo al Canone concessorio 1998.
Riduzione organica dell’indebitamento di gruppo, con un rapporto debito netto after lease/Ebitdaal inferiore a 1,7x nel 2026, che rappresenta un livello ‘best in class’ fra i peers europei.
Il commento degli analisti
“Confermiamo il rating Buy”, ha commentato Intermonte, “e alziamo il TP da 0,74 euro a 0,75 euro, principalmente come riflesso di una più alta valutazione mark-to-market della partecipazione in Tim Brasil”.
Secondo Banca Akros, “le previsioni di Tim per l’anno fiscale 2026 e le sinergie con Poste dovrebbero impedire un’ulteriore rivalutazione nel breve termine, salvo un ulteriore consolidamento del settore (fusione Iliad/WindTre e/o Openfibre/Fibercop)”. JP Morgan ha invece sottolineato nel suo report mattutino che i ricavi da servizi sono stati superiori alle previsioni nel quarto trimestre così come il flusso di cassa.












