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L'INCONTRO

Tim, summit con i sindacati. Genish: “Né Ipo né fusione con Open Fiber”

L’Ad della compagnia sul piano di gestione della rete: “Il perimetro del gruppo non cambia, lo scorporo per motivi tecnici non finanziari”. Slc, Fistel e Uilcom: “Serve coinvolgimento di governo e parti sociali”

13 Feb 2018

F. Me

Il piano per la gestione della nuova società della rete Tim è un passo molto importante per il Paese, perché permetterà di aumentare gli investimenti, ma non è prevista una Ipo né una fusione con Open Fiber. Con questa parole, stando a quanto riportano i sindacati, l’Ad Amos Genish ha rassicurato i rappresentanti dei lavoratori – l’incontro è avvenuto ieri – sulle ricadute dello scorporo della rete annunciato al governo e pronto ad approdare al cda il prossimo 6 marzo, insieme al piano strategico. “Il valore complessivo non cambia e il perimetro del gruppo non è in discussione”, avrebbe detto il manager a Slc, Fistel e Uilcom chiarendo che lo scorporo risponde a “motivi tecnico-regolatori e non finanziari”.

Per i sindacalisti è stato “un primo passo”. L’Ad si è reso disponibile a continuare a coinvolgerli nel monitorare l’avanzamento del piano, anche se ha ribadito che ci vorrà almeno un anno per realizzarlo.

“Nell’incontro – spiega una nota congiunta dei sindacati – Genish ha dichiarato che gli interessi primari di Tim sono la creazione di valore in un percorso sostenibile di crescita con al centro il cliente”.

“In questo ambito – sottolineano i sindacati –  il modello di separazione della rete, mediante un progetto di societarizzazione, ovvero in una società detenuta al 100% da Tim, risponde, secondo l’Ad, ad una finalità tecnica per assicurare la piena equivalenza di accesso, cioè la neutralità della rete, ritenendo questo progetto di natura squisitamente tecnico-normativo e non di tipo finanziario, con Agcom quale unico interlocutore fermo restando la necessaria informativa al Governo.”

L’incontro ha focalizzato l’attenzione anche sul tema degli appalti, rispetto al quale l’Ad “  ha dichiarato che il tutto è finalizzato a conseguire l’equità dei prezzi applicati a Tim dai fornitori.”

“Le organizzazioni sindacali – termina la nota – preso atto delle dichiarazioni dell’Ad,  hanno ribadito come il futuro di Tim e nella fattispecie della rete, data la sua rilevanza, debba necessariamente vedere il coinvolgimento pieno del Governo e delle parti sociali, e non possa pertanto essere derubricato a questione unicamente tecnico-regolamentare (Agcom), confermando le proprie preoccupazioni al riguardo. Preoccupazioni e perplessità che i sindacati hanno esteso anche alle problematiche conseguenti al contenuto ed alle modalità di “tagli lineari” ai costi delle forniture che rischiano di produrre pesanti riflessi produttivi ed occupazionali nell’indotto”.

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