Più investimenti nelle reti e regole favorevoli alla crescita delle telco: Connect Europe fissa le priorità per il 2027. L’assemblea di Berlino chiede incentivi concreti e maggiore capacità di scala. Il banco di prova è il Digital Networks Act, la riforma della connettività ancora in discussione.
«Servono investimenti, dimensioni e azione», evidenzia Alessandro Gropelli, direttore generale dell’associazione. La richiesta arriva mentre la spesa del settore arretra e gli operatori devono finanziare fibra, reti mobili e nuove infrastrutture digitali.
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La distanza negli investimenti per abitante
Il rapporto State of Digital Communications 2026 di Connect Europe, con ricerca di Analysys Mason, quantifica il divario: nel 2024 gli investimenti delle telecomunicazioni in Europa sono scesi a 64,6 miliardi di euro, dai 65,8 miliardi del 2023. La spesa per abitante si ferma a 118 euro, contro 217 negli Stati Uniti, 173 in Giappone e 151 in Corea del Sud.
La copertura continua comunque ad ampliarsi. Secondo il rapporto, a fine 2025 il 5G raggiunge il 94,9% della popolazione europea e la fibra fino all’abitazione, o Ftth, il 77,2% delle famiglie. Sono indicatori di disponibilità delle reti, mentre la quota del 5G sulle connessioni mobili europee è del 43%. Per gli operatori la sfida riguarda quindi anche l’adozione dei servizi necessari a sostenere i nuovi investimenti.
Il Digital Networks Act e il mercato unico
La risposta istituzionale alla frammentazione è il Digital Networks Act, la cui proposta è stata adottata dalla Commissione il 21 gennaio 2026. Il progetto riunisce in un regolamento quattro atti normativi e introduce un “passaporto unico” per agevolare l’offerta di servizi in più Stati membri con una notifica in un solo Paese.
La Commissione collega questa semplificazione alla possibilità di operare su scala europea e finanziare infrastrutture avanzate. La proposta comprende inoltre licenze dello spettro più lunghe, rinnovi e condivisione delle frequenze, insieme a un piano europeo di preparazione alle crisi. Per la transizione alla fibra prevede piani nazionali obbligatori di dismissione del rame: proprio su tempi e modalità della migrazione si concentra una parte del confronto con gli operatori.
Spettro, roaming e rame: le richieste degli operatori
Connect Europe aveva già precisato la propria posizione nella valutazione sul progetto di relazione parlamentare del relatore Michał Kobosko. L’associazione accoglie favorevolmente i diritti d’uso dello spettro a tempo indeterminato e una durata minima di 50 anni per quelli a termine, proposti nel testo parlamentare. Preferisce impegni di copertura e sviluppo agli esborsi iniziali per le frequenze.
La critica riguarda soprattutto la rimozione delle salvaguardie contro il roaming permanente e l’ulteriore riduzione dei massimali all’ingrosso. Secondo Connect Europe, queste modifiche potrebbero favorire arbitraggi regolatori e indebolire gli incentivi a costruire capacità e copertura mobile. L’associazione lega quindi la sostenibilità del Roam Like at Home, che consente di usare i servizi mobili in viaggio nell’Unione alle condizioni previste dal regime europeo, alla tutela degli investimenti nelle reti nazionali.
Sul fisso chiede rimedi mirati ai reali colli di bottiglia nell’accesso alle reti. Accoglie la rimozione di una scadenza uniforme europea per lo spegnimento del rame, ma contesta il mantenimento di un regime obbligatorio: vuole una migrazione guidata da domanda, scelte commerciali e condizioni locali, tutelando la scelta degli utenti e la concorrenza infrastrutturale.
Cloud, consolidamento e sicurezza nell’agenda 2027
L’agenda comprende anche il Cloud and AI Development Act, con autorizzazioni più rapide ed energia accessibile; regole sulle concentrazioni favorevoli agli investimenti; una revisione proporzionata del Cybersecurity Act e sostegno alla connettività per la difesa.
Per TIM, Giacomo Robustelli, Head of International and European Affairs, è stato rinnovato nel comitato esecutivo per tre anni.








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