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Tlc, Gambardella: “Non è tempo di spingere sulla regolazione”

Le telco europee fanno muro di fronte alla proposta di Neelie Kroes di rivedere al ribasso le tariffe di accesso alle reti in rame. Il presidente di Etno: “Un abbassamento dei listini rischia di frenare gli investimenti”

17 Ott 2011

"Fissare il prezzo dell’unbundling delle reti in rame al di
sotto del loro valore economico penalizzerebbe gli operatori che
hanno investito e ridurrebbe seriamente gli incentivi per investire
in futuro": Luigi Gambardella, presidente di
Etno (European Telecommunications Network Operators Association)
non nasconde il dissenso con chi, in vista dell’emanazione delle
linee guida della Commissione Ue sui prezzi all’ingrosso
regolamentati, propone di abbassare i listini delle connessioni in
rame: “Se vogliamo che le telco possano realisticamente investire
nelle reti di nuova generazione, va assicurata la stabilità del
valore delle reti fisse in Europa”.
Il commissario Ue Kroes non sembra pensarla come
lei.

Ho l’impressione che si siano volute attribuire alle parole della
signora Kroes significati che non hanno. Lei ha ventilato
l’ipotesi che un abbassamento dei prezzi dell’unbundling in
rame possa favorire gli investimenti nelle reti in fibra. Ma non ha
indicato un obiettivo, bensì una semplice ipotesi tutta da
verificare.
Ipotesi non vera?
L’abbattimento dei costi del rame indebolirebbe lo stato
patrimoniale delle telco, ridurrebbe i cash flow, toglierebbe
incentivi alla costruzione delle reti Ngn e renderebbe impossibile
il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale
Europea.
L’Ue ha appena stanziato 9,1 miliardi per le
Ngn.

Connecting Europe Facility è un passo per colmare il dividendo
digitale, ma gran parte della realizzazione delle reti in fibra
sarà effettuata dal settore privato. E il settore privato investe
solo quando l’investimento è economicamente interessante.
Investire per diventare operatori di reti in fibra ottica senza
prospettive di avere una congrua parte dei ricavi generati dal
traffico su tali reti non è commercialmente interessante, e
neppure realistico.
Va lasciata mano libera la mercato?
Dico che è molto pericoloso distorcere le regole per ottenere
risultati specifici, ad esempio adattando la metodologia di costo
solo per obiettivi di breve termine. Per le nuove reti in fibra,
rimedi invasivi come gli obblighi di orientamento al costo sono il
modo migliore per dissuadere gli investimenti in un contesto
economico difficile.
Ripeto, mano libera sui prezzi?
Un eccesso di regolazione non aiuterà gli investimenti. Per essere
chiari, non sarà possibile offrire Internet ultra-veloce al prezzo
delle attuali connessioni a 4 MBit. È un semplice dato di fatto.
Ci vuole un approccio flessibile. Per garantire la domanda di
Internet ultra-veloce, nessuna formula di pricing dovrebbe essere
esclusa. Bisognerebbe, ad esempio, consentire di combinare spese di
connessione attraenti che incoraggino l’utente a passare ad
Internet ultra-veloce, con un contributo da parte dei nuovi servizi
che le reti di nuova generazione rendono possibili. Si tratta di
trovare modelli di business che permettano di monetizzare la
crescita del traffico, anche in risposta alla domanda di
applicazioni e servizi Internet.
Paghino anche gli Over the top?
Va cercata una situazione win win per tutti. Fornendo reti più
veloci e nuovi servizi, contribuiremo ad aumentare produttività,
crescita e posti di lavoro. È evidente, però, che va assicurato
un adeguato ritorno alle aziende che fanno investimenti
ingenti.
Non lo vedete questo ritorno?
Oggi non esiste non dico una garanzia – si tratta di investimenti
rischiosi – ma nemmeno un ragionevole quadro d’insieme, normativo
e di mercato, che renda affrontabile il rischio. E questo sta
bloccando tutto, proprio in un momento in cui l’Europa non può
assolutamente permettersi di divenire meno competitiva. Un recente
studio ha rivelato che l’aumento degli investimenti nelle Ict in
tutti i settori economici può aggiungere fino a 760 miliardi di
euro al Pil dell’Ue. Il nostro settore può sedere al posto di
guida della competitività e della crescita ed è disponibile a
farlo. Ma non possiamo investire al buio.
Il broadband corre anche sull’etere.
Non vi è dubbio. Tant’è vero che gli operatori stanno
investendo cifre considerevoli per le licenze Lte. L’etere è un
bene scarso. E allora perché non incoraggiare la migrazione della
Tv dalle piattaforme terrestri a quelle a banda larga veloce,
comprese le reti in fibra e satellitari, ove le prime non sono
disponibili? Creeremmo un’enorme richiesta di nuova banda larga
veloce e stimoleremmo gli investimenti. E potremmo liberare
maggiori frequenze per i nuovi servizi dati in mobilità e per
l’Internet delle cose.

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