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Ue: “Huawei e Zte competono ad armi impari”

In un documento confidenziale la Commissione europea punta il dito contro le massicce linee di credito di cui godono le due network company da parte delle banche cinesi controllate dallo Stato ed i consistenti aiuti governativi che metterebbero a serio rischio la competizione sul mercato continentale

03 Feb 2011

Competere con Huawei e Zte, i colossi cinesi delle attrezzature
telecom, è una lotta ad armi impari per le aziende occidentali.
Sembra crederlo la Commissione europea che, in un documento
confidenziale ottenuto da Dow Jones Newswires, afferma che le due
compagnie beneficiano di “massicce” linee di credito da parte
delle banche cinesi controllate dallo Stato e di altri consistenti
aiuti del governo. 
Il parere dell’Ue probabilmente

alimenterà nuovi dibattiti sui sussidi che – accusano governi e
aziende occidendali – le aziende cinesi ricevono da Pechino.

Gli esperti di mercato affermano che Huawei, rapidamente diventata
il secondo maggior fornitore mondiale di attrezzature telecom, è
un esempio lampante di come un’azienda cinese è stata fatta
crescere fino al rango di competitor su scala globale grazie agli
aiuti del suo governo.

Il documento della commissione, fatto circolare verso i governi
nazionali, riporta i risultati preliminari delle indagini che
l’esecutivo Ue ha condotto sulle presunte pratiche commerciali
sleali da parte dei player cinesi ai danni della Option, un piccolo
produttore belga di modem wireless, che si era rivolto alla
commissione perché danneggiato dalla concorrenza cinese, ma che ha
in seguito ritirato le accuse. Nel documento perciò la commissione
propone di chiudere l’indagine ma sottolinea che “sono emerse
diverse questioni importanti che restano ancora senza risposta da
parte dei principali esportatori di questi prodotti”.

Zte, per esempio, ha accesso a linee di credito “di enormi
dimensioni” rispetto alle sue vendite annuali, nota la
commissione: nel 2009, la China development bank e la China
export-import bank hanno concesso all’azienda cinese 25 miliardi
di dollari di credito, su un revenue che quell’anno ammontava a 8
miliardi. “Le implicazioni di tali agevolazioni sono evidenti”,
dice l’Ue. Per Huawei si parla di un prestito di 30 miliardi di
euro da parte della China development bank.

Proprio i finanziamenti cinesi finalizzati all’export
rappresentano una delle maggiori preoccupazioni delle aziende
occidentali e finiscono ora sotto la lente dell’Ue: la
commissione vuole capire se i crediti sull’esportazione della
Cina violino le norme dell’Organizzazione mondiale del
commercio.

Tra l’altro le linee di credito concesse dalle banche controllate
dal governo "suggeriscono una pesante interferenza dello
Stato”, si legge nel documento. La commissione vuole capire
quanto Huawei e Zte siano controllate dal governo cinese: alcune
aziende di proprietà dello Stato hanno quote di controllo in Zte,
mentre Huawei è di proprietà dei suoi impiegati, ma, secondo il
documento dell’Ue, “il cda è dominato dal Ceo e fondatore Ren
Zengfei e dalla presidente Sun Yafang che vengono rispettivamente
dal mondo militare e della sicurezza di Stato cinese”. Il
documento sarà discusso a un incontro di esperti di commercio Ue
alla fine di febbraio.

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