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Ultrabroadband, ecco la Raccomandazione Ue

Il testo, già approvato, sarà annunciato ufficialmente lunedì. Bitstream anche non orientato ai costi, segmentazione geografica, differenziazione della remunerazione del capitale investito i pilastri del framework sull’Nga

17 Set 2010

Sarà svelata ufficialmente lunedì prossimo la Raccomandazione Nga
approvata in via definitiva dalla Commissione europea mercoledì
scorso.

Il Corriere delle Comunicazioni ha avuto modo di entrare in
possesso della versione finale che i nostri lettori possono trovare
a
questo link. Sempre lunedì sarà la volta anche della
Broadband Communication, ossia del primo framework europeo a cui
gli Stati membri dovranno attenersi per centrare gli obiettivi
dell’Agenda digitale in termini di diffusione della banda larga
di qui al 2020 (connessioni a 30 Mbps per tutti i cittadini della
Ue e disponibilità di 100 Mbps in almeno il 50% delle abitazioni)
e del Piano pluriannuale per la gestione dello spettro radio.

La Raccomandazione Nga, un documento da 23 pagine accompagnato da
un dettagliato
"manuale" di oltre una sessantina, rappresenta il
“framework” a cui i regolatori nazionali dovranno attenersi per
l’emanazione delle regole alla base della realizzazione e
all’accesso delle nuove infrastrutture ultrabroadband. Il testo
che sarà presentato lunedì prossimo non ha subito variazioni
rispetto alla bozza di giugno, quella messa a punto a seguito dei
suggerimenti dell’Impact Assessment Board (del 16 aprile e del 6
maggio) e delle diverse posizioni degli stakeholders presentate in
occasione della consultazione pubblica.

Basandosi sulle indiscrezioni e sulle bozze uscite nelle scorse
settimane non sono mancate polemiche e distinguo che hanno visto
coinvolti, pur se non in maniera ufficiale,diversi protagonisti,
spesso schierati su fronti opposti che hanno visto sostanzialmente
schierati, pur dietro le quinte, da un lato il fronte degli
incumbent, dall’altro quello degli Olo.
Dal fornte dei primi si tende a sottolineare quelle che appaiono
novità rilevanti rispetto alla vecchia regolamentazione del rame.
Primi fra tutti il bitstream anche non orientato ai costi, la
segmentazione geograficadei mercati e delle loro regole, la
differenziazione della remunerazione del capitale investito.

La filosofia che ha fatto da guida al lavoro della Commissione per
la predisposizione delle regole di nuova generazione sembra dunque
quella di raffreddare le rigide politiche di controllo dei prezzi
sull’accesso broadband wholesale che hanno caratterizzato il
rame. Questo sia in presenza di modelli di separazione funzionale
come quelli previsti dall’esperienza inglese, sia in situazioni
di equivalenza effettiva nell’accesso tra Olo e operatori
alternativi. Una scelta, questa, che è stata fatta propria
dall’Agcom al momento dall’accettazione degli impegni di
Telecom Italia all’interno di un modello di separazione operativa
che mira ad implementare in modo rigoroso il principio della non
discriminazione.

La differenziazione degli obblighi su base geografica punta a
modulare l’intervento regolatorio in considerazione
dell’effettivo livello di competitività su base geografica. La
differenziazione della remunerazione del capitale investito tra le
reti legacy e le nuove reti è stata pensata per tenere conto dei
maggiori rischio sui nuovi investimenti. tale differenziazione si
rivolge sia agli elementi attivi di rete, sia agli elementi
passivi.

Tra l’altro la Commissione intende applicare il principio di
simmetria al fine di consentire uno sviluppo aperto e competitivo
dei segmenti terminali di rete. In questo contesto, ogni operatore
(anche non SMP) che sostenga investimenti civili nella parte
terminale della rete, incluso il cablaggio interno all’edificio
condominiale/plurifamiliare, deve offrire un accesso a tale
investimento in base a principi di trasparenza e non
discriminazione. Competente all’imposizione dell’obbligo
simmetrico è l’Agcon ma lo sono anche le autorità
amministrative locali.

Se, come è evidente, gli incumbent valutano con soddisfazione
quello che certamente appare come un quadro regolatorio meno
stringente (per loro) rispetto agli accessi in rame, a loro volta
gli Olo, sempre in via ufficiosa, valorizzano altri aspetti del
lavoro del Commissario all’Agenda Digitale Nellie Kroes. Ad
esempio, gli obblighi che comunque restano in capo all’operatore
dominante anche nella fibra nel mercato all’ingrosso dei servizi
di accesso alla rete fissa nell’ambito del processo di analisi
del mercato definito dall’attuale e futuro quadro
regolamentare.

Secondo la Commissione (capoversi 22-28), inoltre, l’obbligo in
capo all’operatore dominante di fornire il servizio di ULL della
fibra in centrale a prezzi orientati ai costi (con ragionevole risk
premium) deve essere sempre imposto in capo all’operatore
dominante indipendente dal tipo di architettura di rete
implementata.

L’obbligo di fornire l’accesso bitstream, inoltre, essere deve
essere imposto all’operatore dominante a condizioni economiche
orientate al costo ed il servizio dovrebbe essere disponibile sul
mercato almeno 6 mesi prima del lancio da parte dell’incumbent di
una propria offerta commerciale. Secondo gli Olo la fornitura del
servizio bitstream non può sostituire l’obbligo per
l’incumbent di fornire l’ULL della fibra mentre potrebbe valere
il contrario laddove il servizio di ULL della fibra fosse, per le
sue caratteristiche, effettivamente in grado di garantire una
efficace concorrenza sui mercati retail.

Sempre secondo gli operatori alternativi, la Commissione (capoversi
12-17) prevede che l’operatore notificato come incumbent metta
sempre a disposizione di tutti gli OLO tali infrastrutture a prezzi
orientati ai costi senza alcun risk premium.
Come si vede le posizioni sono ancora molto distanti ed anche il
lavoro della Commissione,così come è avvenuto in Italia sulle
Linee Guida, sembra destinato a suscitare un vespaio di polemiche,
di discussioni, di scontri interpretativi. Nei prosismi mesi ci
sarà gran lavoro per authority ed avvocati.