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Un “grande occhio” per la Cina. Anche Cisco tra i fornitori?

L’azienda nel mirino dei media Usa: risulterebbe tra le società occidentali chiamate a realizzare il progetto “Peaceful Chongqing” che prevede l’allestimento del più vasto sistema di videosorveglianza al mondo. Ma le leggi americane non consentono l’esportazione nel Paese asiatico di tecnologie per il controllo della criminalità

05 Lug 2011

Fare business in Cina può avere le sue contraddizioni. Un gruppo
di aziende occidentali tra cui Cisco Systems è pronto a
partecipare alla costruzione di un nuovo ambizioso progetto di
sorveglianza nel Paese asiatico, una rete che coprirà tutta la
città di Chongqing con ben 500.000 telecamere. Per le autorità
cinesi si tratta di soluzioni di vigilanza che hanno lo scopo di
prevenire la criminalità, ma per gli attivisti dei diritti umani
potrebbe essere un nuovo strumento in mano alla repressione
governativa per colpire il dissenso.

Il sistema, che verrà costruito nel corso dei prossimi due o tre
anni, è tra i più vasti e sofisticati progetti nell’ambito
della videosorveglianza in Cina, forse anche nel mondo, secondo
quanto scrive oggi il Wall Street Journal. Ribattezzato
"Peaceful Chongqing", prevede di coprire mezzo milione di
incroci, quartieri e parchi per quasi 400 chilometri quadrati, una
superficie oltre il 25% più estesa di New York City.

Il progetto mette in luce come i produttori occidentali di
tecnologia possano ritrovarsi a vendere le loro attrezzature in
Cina, Medio Oriente e altri Paesi per utilizzi apparentemente di
sicurezza, ma in realtà politici. I prodotti in questione vanno da
software per la censura su Internet a sofisticate attrezzature di
rete. La Cina in particolare ha attirato le critiche perché
considera il dissenso politico un reato ed è nota per l’utilizzo
della tecnologia come strumento per soffocare l’opposizione.

Gli Stati Uniti hanno proibito l'esportazione di prodotti per
il controllo della criminalità verso la Cina (per esempio,
attrezzature per prendere le impronte digitali) dopo la repressione
del 1989 di piazza Tiananmen. Ma le restrizioni degli Usa non
coprono la vendita di tecnologie come le telecamere che possono
essere utilizzate in molti modi – per controllare gli ingorghi di
traffico ma anche le manifestazioni a favore della democrazia.

Il Wsj ha visionato il progetto Peaceful Chongqing e rivela che il
ruolo di Cisco sarà fornire attrezzature di rete essenziali per
gestire grandi e complessi sistemi di sorveglianza, ma non ci sono
indicazioni che l'azienda americana stia vendendo alla Cina
prodotti disegnati specificamente per il controllo della
criminalità.

Cisco è stata introdotta nel progetto cinese di Chongqing dalla
società di sicurezza Hikvision Digital Technology Co., main
contractor del progetto, e non è chiaro se la sua partecipazione
sia stata finalizzata. Cisco non ha confermato per ora il suo
coinvolgimento ma ha dichiarato al Wsj di non aver "venduto
videocamere o soluzioni di videosorveglianza in nessuno dei nostri
progetti per le infrastrutture pubbliche in Cina".

L'azienda ha anche sottolineato di attenersi rigorosamente ai
controlli sull'esportazione imposti dagli Usa dopo Tiananmen e
di non fornire alcuna attrezzatura in Cina “personalizzata in
alcun modo" per essere utilizzata a scopi repressivi.

Il progetto di Chongqing ha attratto l’interesse di diverse
aziende americane, tra cui il produttore di software dell’Alabama
Intergraph. Per il Wsj, anche Hewlett-Packard intende candidarsi a
partecipare. L’amministrazione di Chongqing investirà nel
sistema di videosorveglianza più di 800 milioni di dollari, mentre
altri 1,6 miliardi arriveranno da una fonte che le autorità della
città cinese non hanno specificato.

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