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Usa, fusione At&t-TMobile, si rafforza il fronte del no

Sprint presenta richiesta formale alla Fcc per bloccare il merger. E anche i piccoli carrier passano all’azione. California e Lousiana aprono una procedura di revisione dell’accordo. Ma a favore della liaison c’è l’appoggio della Silicon Valley

01 Giu 2011

Si inasprisce l’opposizione al mega-merger americano tra At&t e
T-Mobile Usa. I concorrenti del mercato wireless temono la
concentrazione di spettro e i danni alla concorrenza e alzano la
voce. E anche se l'accordo non sembra a rischio, almeno a detta
degli analisti, la strada per i due carrier si annuncia sempre più
in salita.

Tra i vari fronti del no,
 Sprint Nextel, terzo maggiore player
mobile negli Usa, rappresenta uno dei più attivi. Ieri la società
ha presentato una richiesta formale alla Federal communications
commission per bloccare la proposta di fusione tra At&t e T-Mobile
Usa (che rappresentano il secondo e il quarto maggiore carrier
negli Stati Uniti, ma che unendosi dominerebbero nettamente il
mercato). Nella sua petizione alla Fcc, Sprint sostiene che
l’operazione sarebbe un danno per l’economia della banda larga,
per la concorrenza e per i consumatori, mettendo nero su bianco le
preoccupazioni già espresse nelle scorse settimane dal suo Ceo Dan
Hesse.


At&t, che è pronta a sborsare 39 miliardi di dollari per acquisire
T-Mobile Usa da Deutsche Telekom (sempreché l’accordo vada in
porto), replica che la transazione le darebbe nuovo spettro,
permettendole di aumentare la copertura e quindi di fornire accesso
alla banda larga mobile a più utenti e migliorare il servizio.

La telco americana afferma di avere il supporto delle comunità
locali, dei rappresentanti dei cittadini, di undici governatori, di
diversi sindacati e anche di alcuni parlamentari del Congresso. Il
leader della lobby che sostiene At&t, Jim Cicconi, nega anzi che
l’opposizione stia aumentando e afferma che il fronte del no è
largamente bilanciato da chi è favorevole al merger.

E’ vero che venerdì scorso il Silicon Valley Leadership Group,
una coalizione di oltre 340 aziende tecnologiche della Silicon
Valley, ha espresso il proprio appoggio alla mega-fusione,
spiegando che rappresenta una soluzione logica alla carenza di
spettro che grava sul mercato mobile americano. Ma i piccoli
carrier si stanno dando da fare per esprimere il proprio dissenso e
dimostrare, d’accordo con Sprint, che il merger creerebbe una
forma di monopolio soffocando l’innovazione e impattando
negativamente sulla crescita economica.

La scorsa settimana, il Ceo di Leap Wireless International, Doug
Hutcheson, ha dichiarato che l’accordo va “contro
l’interessse pubblico” perché concentrerebbe i diritti d’uso
delle onde radio nelle mani di un solo colosso e minerebbe
l’accesso ai servizi wholesale di roaming per voce e dati. Anche
MetroPcs communications, altro piccolo competitor, ha sottolineato
il rischio che la fusione metta una grande quantità di spettro
nelle mani di una sola compagnia.

Intanto la California, come già la Louisiana, si prepara ad aprire
un’indagine sull’accordo: la Public Utilities Commission vuole
studiare meglio l’operazione prima di concedere il proprio
assenso. Si tratta di un processo di revisione del merger che non
ha il potere di bloccarlo ma che può risultare in un parere
negativo da sottomettere alla Fcc, dove l’opposizione di questi
Stati potrebbe alla fine pesare. Eric Skrmetta, commissario della
Louisiana Public Service Commission, che pure sta passando al
vaglio l’accordo, spiega che ciò che preoccupa è la possibile
riduzione della concorrenza e l’aumento dei prezzi per i
consumatori, anche se, d’altro lato, alcuni consumatori
potrebbero essere beneficiati perché avrebbero un servizio da cui
oggi non sono raggiunti.

La situazione è dunque molto complessa, ma gli analisti di Wall
Street ritengono ancora che l’accordo andrà in porto, almeno con
un 70% circa di chance e, forse, con qualche limitazione. Ma che
per At&t e T-Mobile Usa si prepari una dura battaglia per vincere
il sì, su questo nessuno ha dubbi.