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Vaciago: “Senza broadband in Italia sarà Medioevo digitale”

Secondo l’economista il Paese sta pagando un forte ritardo di termini di innovazione

13 Nov 2009

La ripresa è globale così come globale è stata la recessione. Ma
rispetto ad altri Paesi l'Italia sconta un gap di crescita che
“è eredità degli ultimi dieci, quindici anni e che dipende dal
colpevole ritardo negli investimenti in innovazione e
tecnologia”. È la lettura di Giacomo Vaciago, ordinario di
Politica Economica e direttore dell'Istituto di Economia e
Finanza nell'Università Cattolica di Milano, in occasione di
un intervista rilasciata all’AdnKronos.

“Il dato del Pil, in crescita dello 0,6% nel terzo trimestre non
è una novità, era largamente previsto, ed è in sintonia con il
giudizio comune che il peggio sia passato  – spiega Vaciago -. Ora
aspettiamo il meglio, che però è di là da venire”.
In sostanza “c'è la ripresa nel mondo e c'è anche in
Italia”. Al contrario del gap tecnologico che, invece, è tutto
nazionale. “Internet, ad esempio è stato considerato come un
prodotto e non come un modo di fare le cose. L'Italia lo ha
aggiunto, ma non lo ha scelto”. Ne sono un esempio quei Comuni
che hanno costruito un sito per farne una vetrina: “hanno speso
ma non ne hanno fatto un fattore di produzione – insiste
l’economista -. Questo vuol dire non aver capito il nuovo
mondo”.
Certo “Brunetta se ne è accorto e vorrebbe fare di più, ma poi
non si fanno scelte coerenti. Si pensi agli 800 milioni mancanti
per la banda larga: se la banda è larga diventa un fattore di
produttività, se è stretta serve solo ai nostri figli che
giocano”. Vaciago conclude con estrema chiarezza. “Stiamo
perdendo un treno, sembra la storia di Roma nel 300 Dc. Era il
tempo delle invasioni barbariche. Poi venne il Medioevo”.

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