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Valducci: “Ngn, Telecom si decida. Il Paese non può aspettare”

Il presidente della commissione Trasporti e Tlc della Camera: “Il vero problema non sono i soldi ma la resistenza dell’azienda al progetto nazionale”

03 Giu 2010

Telecom Italia non blocchi la nuova rete in fibra: il Paese non
può più aspettare. Mario Valducci, presidente della commissione
Trasporti e Telecomunicazioni della Camera, in un’intervista
rilasciata a Panorama Economy, a firma di Stefano Caviglia, chiama
in causa l’azienda guidata da Bernabè.

Secondo Valducci il vero problema non sono i soldi – “per
portare la fibra ottica al 50% degli italiani, secondo gli ultimi
studi, bastano 5 miliardi di euro di cui 3 potrebbero metterli le
banche e solo 2 da reperire sul mercato” – ma la resistenza di
Telecom Italia.
Valducci punta il dito conto la mancanza da parte di TI di
disponibilità “a collaborare con le istituzioni e i soggetti
interessati per realizzare la rete nei tempi che servirebbero al
paese – chiarisce -. E poiché fare due reti distinte, una di
Telecom e una degli operatori alternativi, sarebbe del tutto
antieconomico, l’unica è mettersi a lavorare insieme,
coinvolgendo anche altri soggetti”, come ad esempio la Cassa
depositi e prestiti e il fondo F2.

Alla domanda su che fine dovrebbe fare l’attuale rete in rame di
Telecom, Valducci ha le idee chiare: “La rete di rame è ormai
superata e fra dieci anni varrà metà di quel che vale oggi –
puntualizza -. Realizzarne un’altra di gran lunga più
funzionale, duratura ed economica non diminuirà il valore di
Telecom ma lo aumenterà”.

La necessità di attivarsi per una rete in fibra risponde anche
alla massiccia diffusione degli smartphone e a quella che è la
reale copertura in banda larga del Paese. Sul primo punto il
presidente ricorda a Bernabè, che obietta come oggi non si veda
una domanda sufficiente a giustificare un investimento così
massiccio sulla rete, che in Italia ci sono 5,6 milioni di
smartphone, ormai paragonabili ai computer. Sulla copertura
broadband rimarca che non è affatto veritiera la percentuale del
90%. “La possibilità di accedere a un collegamento adsl di buona
qualità ce l’ha al massimo il 70% della popolazione e questo è
un problema che deve interessare chi fa politica”.

Per quanto riguarda i contenuti che viaggeranno su questa nuova
rete, Valducci è convinto che la digitalizzazione dei servizi
della PA spingeranno “i cittadini a usare sempre più le
tecnologie digitali”.

“Telecom Italia è troppo concentrata sulla rete e troppo poco
sui servizi – riflette Valducci -. Per questo rischia di restare
indietro anche rispetto ai concorrenti, con gravi danni per se
stessa e per il Paese. “Un’azienda privata che si muove in un
mercato fortemente regolamentato – conclude – dovrebbe essere più
aggressiva sul piano commerciale e meno nella protezione dello
status quo della rete".