Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Via a settembre il primo censimento del wi-fi italiano

L’indagine a firma dell’Unione delle Province insieme con la commissione all’innovazione tecnologica del ministero di Brunetta. Ghirardelli: “Progetti a macchia di leopardo. Serve un coordinamento”

16 Lug 2010

Il wi-fi in Italia è a macchia di leopardo: moltissimi comuni,
anche turistici, ancora non offrono questo servizio per accedere
gratis a Internet veloce. I motivi del ritardo sono numerosi,
spiega a Repubblica Corrado Ghirardelli, responsabile innovazione
dell’Unione delle province italiane (Upi).

“I punti wi-fi sono come gli autogrill in autostrada”, afferma
Ghirardelli. “Ma la maggior parte dei comuni italiani non ha
nemmeno l’autostrada, cioè l’infrastruttura Internet veloce, a
cui vanno attaccate le antenne wi-fi. Aspettiamo che il governo
sblocchi i fondi promessi per sviluppare le infrastrutture nelle
zone che ne sono prive”.

Quanto ai comuni dove l’infrastruttura c’è, ma mancano
progetti wi-fi degni di nota, Ghirardelli risponde: “Ci sono due
problemi. La normativa è troppo complessa e scoraggia lo sviluppo
di questi servizi. Alcune pubbliche amministrazioni locali inoltre
non hanno ancora capito che la banda larga è fondamentale per il
territorio”.

Per mettere riparo al ritardo, Upi e la commissione
all’innovazione tecnologica, che fa capo al ministro Renato
Brunetta, da settembre avvieranno intanto un censimento di tutti i
progetti sviluppati sul territorio. “Sarà il primo passo”,
secondo Ghirardelli, “per poi coordinarli. Sinora non è stato
mai fatto: vari soggetti pubblici e privati si sono mossi
autonomamente nell’offrire servizi wi-fi ai cittadini”.