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Vivendi sale al 100% in Sfr

Perfezionata l’acquisizione del 44% di quota Vodafone per 7,95 miliardi di euro. I due operatori hanno inoltre prolungato la loro cooperazione commerciale per i prossimi tre anni

16 Giu 2011

Vivendi ha perfezionato l'acquisizione del 44% di Sfr detenuto
da Vodafone. Con questa operazione il gruppo francese detiene il
100% del capitale sociale dell'operatore mobile francese. Lo
rende noto il gruppo, precisando che l'operazione ammonta a
7,95 miliardi di euro. Sfr e Vodafone, intanto, hanno prolungato la
loro cooperazione commerciale per i prossimi tre anni. Risalgono al
4 aprile i primi commenti di mercato sull'operazione. Il prezzo
per Vodafone è “molto più alto delle attese”, conferma Robin
Bienenstock, analista di Sanford C. Bernstein & Co. a Londra:
tipicamente le valutazioni su mercati telecom maturi sono di circa
5,1-5,3 volte l’Ebitda 2010, perciò “Vodafone e i suoi
azionisti hanno concluso un buon affare”, afferma
Bienenstock.

Molto soddisfatto anche Jean Bernard Levy, chief executive di
Vivendi, che da tempo desiderava salire al 100% di Sfr e che ora si
attende per il gruppo, con il completamento dell’accordo, un
forte aumento dei profitti – il che permetterà anche di alzare i
dividendi per gli azionisti.

Vivendi non ha più effettuato grosse acquisizioni esterne da fine
2009, quando ha assunto il controllo dell’operatore telefonico
brasiliano Gvt – ora la divisione a più rapida crescita del
gruppo – per 4,2 miliardi di dollari. Levy ha detto che la
priorità di Vivendi è salire al pieno controllo degli asset
esistenti, come Sfr (che ha rappresentato il 43% delle vendite
totali di Vivendi lo scorso anno e conta 21,3 milioni di abbonati)
e Canal Plus, l’operatore della pay tv.

Vittorio Colao, il chief executive di Vodafone, sta invece cercando
di snellire il suo gruppo liberandosi delle partecipazioni di
minoranza, come già fatto in Cina e Giappone. La vendita della
quota di Sfr è per ora l’operazione di maggiore entità, ma,
calcola Bloomberg, da settembre a oggi il colosso britannico ha
venduto asset non strategici per un valore complessivo di 22,8
miliardi di dollari.

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