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Vodafone in debito con l’India: il conto vale 112 miliardi di rupie

Il salatissimo arretrato fiscale si riferisce all’acquisizione da parte del gruppo britannico dell’ex operatore mobile di proprietà di Hutchison Whampoa, oggi Vodafone Essar. Nuova Dehli vuole subito una prima tranche da 25 miliardi

15 Nov 2010

La Corte Suprema dell’India ha ordinato a Vodafone di pagare una
prima tranche della tassa di 112 miliardi di rupie che lo Stato
asiatico esige dal gruppo delle telecomunicazioni britannico. Come
noto, Nuova Dehli ha presentato a Vodafone un salatissimo e
controverso conto di arretrati fiscali, pari a quasi 1,8 miliardi
di euro, che secondo il governo indiano gli sarebbero dovuti come
tassa sull’acquisizione da parte della telco britannica, nel
2007, delle attività dell’operatore mobile locale della
Hutchison Whampoa, oggi Vodafone Essar. Vodafone si è sempre
fermamente opposta all’istanza, facendo anche ricorso alle vie
legali, con una disputa che è finita davanti alla Corte
Suprema.

Quest’ultima ha però decretato che la telco deve versare 25
miliardi di rupie subito e fornire al governo una garanzia di
pagamento da parte di una banca per altri 85 miliardi. La prima
somma, cash, dovrà essere depositata entro tre settimane, mentre
la garanzia deve essere presentata in otto settimane, riferisce
l’Economic Times.

Il quotidiano economico rivela anche che il goveno olandese è
intervenuto scrivendo alla controparte indiana e chiedendo una
procedura alternativa per la risoluzione della disputa. Vodafone si
è infatti avvalsa per l’acquisizione su cui Nuova Dehli
esigerebbe l’imposta della unit Vodafone International Holdings,
che ha sede in Olanda. Il governo indiano ha fatto sapere di aver
ricevuto la lettera e che la richiesta sarà presa in
considerazione.