Ibm ai fornitori: nel 2011 supply chain più verde

LA SFIDA

Big Blue chiede ai suoi 28mila fornitori in 90 Paesi di adottare comportamenti più sostenibili. La supply chain vale 40 miliardi di dollari: chi non sarà compliant non ne farà più parte

di Patrizia Licata
L’Ibm non vuole solo essere un’azienda più verde: vuole che la sua intera supply chain sia più attenta all’ambiente. Per questo chiederà ai suoi 28.000 fornitori, sparsi in più di 90 Paesi, di installare sistemi di gestione per raccogliere dati sul loro consumo di energia, le emissioni di gas serra e le politiche di smaltimento e riciclo dei rifiuti. A loro volta queste aziende dovranno chiedere ai propri subfornitori di fare lo stesso se i loro prodotti o servizi costituiscono una parte significativa della supply chain globale da 40 miliardi di dollari di Ibm. I fornitori dovranno anche fissare degli obiettivi per aumentare la propria sostenibilità ambientale e riportare periodicamente i progressi compiuti.

“Siamo tra i primi, se non i primi in assoluto, a stabilire criteri di così ampia portata all’interno della nostra base di fornitori e spenderemo una quantità considerevole di tempo e denaro per aiutare i nostri fornitori ad adeguarsi”, dichiara John Paterson, vice president del global supply and chief procurement officer di Ibm.

E non si tratta di essere solo attenti all’ambiente, ma anche al portafoglio. “E’ chiaro che ci sono dei reali benefici finanziari nel promuovere l’innovazione tra i fornitori”, sottolinea Paterson. “Nel lungo termine, se le risorse della Terra diventano più scarse, i prezzi non potranno che aumentare”.

Anche Wal-Mart è stata di recente protagonista di un’iniziativa simile: a febbraio ha chiesto ai fornitori di eliminare 20 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra dal ciclo di vita dei prodotti che vende. L’Ibm da parte sua non ha fissato degli obiettivi così precisi: lo scopo è piuttosto portare all’adozione di sistemi di raccolta dati per misurare la performance ambientale, come spiega Wayne Balta, vice president for corporate environmental affairs and product safety di Ibm, promuovendo una cultura della sostenibilità lungo tutta la supply chain e lasciando poi libero ciascun fornitore di adottare comportamenti più “verdi” in base alle proprie capacità e alle esigenze del suo business.

La sfida sarà introdurre il cambiamento nelle aziende di Paesi del mondo dove la sostenibilità non è ancora un tema molto sentito, come Brasile, Cina, India. Ibm sarà a fianco dei fornitori per aiutarli a essere più green e per l’inizio del 2011 spera in un’adozione diffusa delle nuove regole. E per chi non è compliant? “Se un fornitore non riesce ad adeguarsi alle nostre richieste in termini di sostenibilità e rispetto dell’ambiente, smetterà di essere un nostro fornitore”, risponde categoricamente Balta.

20 Aprile 2010