FUTURE PROOF. Crescita esponenziale nell'universo digitale

FUTURE PROOF

Ogni individuo avrà la sua ombra "virtuale"

di Maurizio Dècina, professore ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano
Per fare riferimento a numeri estremamente grandi si usano dei prefissi decimali standard di derivazione greca: kilo, mega, giga, tera, peta, exa, zetta, yotta. Ad ogni prefisso corrisponde l’aumento di tre ordini di grandezza: kilo è mille, mega è un milione, giga un miliardo, tera è mille miliardi e cioè un bilione, peta è mille bilioni e cioè un biliardo, exa è un trilione, zetta è un triliardo e infine yotta è un quadrilione (10 elevato a 24).

Per i numeri estremamente piccoli si usano prefissi decimali analoghi: milli, micro, nano, pico, femto, atto, zepto, yocto (10 elevato a -24). Dopo aver letto questo articolo ci si rende conto che ormai servono prefissi decimali standard ben superiori a yotta. E qualcuno in rete ha già fatto una proposta esaustiva (almeno per un’altro secolo!): xona, weka, vunda, uda, treda, sorta, rinta, quexa, pepta, ocha, nena, minga, luma (10 elevato a 63)!

Il primo studio sul quantitativo di informazione digitale accumulata sul nostro pianeta è stato pubblicato nel novembre del 2000 a cura della School of Information Management and Systems (Sims) dell’Università di California a Berkeley. La prima stima della Sims forniva circa 2 exabyte (trilioni di byte) prodotti nel 1999, mentre quella aggiornata al novembre 2003 forniva un valore di circa 5 exabyte prodotti nell’anno 2002. Si consideri che una singola e-mail ha un volume di qualche kilobyte, mentre un e-book occupa all’incirca un megabyte, una foto qualche megabyte e un film arriva a qualche gigabyte.

Nel 2007 la società Idc ha iniziato uno studio sponsorizzato da Emc sul “Digital Universe” (Universo Digitale), e cioè sulla creazione e replicazione dell’informazione digitale nel mondo, e ha pubblicato l’ultimo aggiornamento (Extracting Value from Chaos) nel giugno del 2011. Idc stima un volume dell’informazione prodotto nel mondo nel 2005 uguale a circa 100 exabyte, valore che diventa 800 exabyte nel 2009 e supera un zettabyte (1,2) nel 2010. Il grafico allegato parte da 1,8 zettabyte prodotto nel 2011 e arriva fino a 35 zettabyte prodotti nel 2020, con una crescita composta media annua (Cagr) del 40% .
I dispositivi digitali e le applicazioni rilevati da Idc comprendono:
• Creazione e cattura di immagini: telecamere, televisione, workstation, ecc.
• Cattura di voce digitale: telefonia fissa e mobile, Voip, ecc.
• Creazione di dati: applicazioni su PC e server, terminali, sensori, giochi, Mp3, ecc.
• Memorizzazione di dati: memorie allo stato solido, magnetiche, ottiche, ecc.
Idc fa poi le seguenti osservazioni.
• Il costo per memorizzare un gigabyte è variato da 20 dollari statunitensi nel 2005 a 3 dollari nel 2011 e si prevede che arrivi a 1 dollaro nel 2015.
• Un gigabyte di contenuto memorizzato può generare petabyte di dati transienti che tipicamente non vengono memorizzati (ad esempio, segnale televisivo che si guarda e non si registra, chiamate digitali che transitano nelle reti cellulari, ecc.).
• Il 75% dell’informazione è creata dagli individui, scrivendo documenti, prendendo fotografie o scaricando musica, ma molto più grande sarà il quantitativo di informazione che l’universo digitale creerà in merito agli individui stessi: ogni individuo avrà una sua lunga “ombra digitale” (digital shadow).
• Nel 2015 il contenuto dell’universo digitale sarà uguale a 7 zettabyte. Si stima che circa il 10% di questo contenuto, 0,7 zettabyte, sarà disposto e mantenuto all’interno del Public Cloud, mentre i Cloud Service Providers potranno “toccare” fino al 20% (1,4 zettabyte) dei dati, nel senso che un byte quando viaggia tra origine e destinazione potrà essere memorizzato o processato attraverso un Cloud intermedio.

31 Ottobre 2011