Nanotec in Italia, il piatto piange

IL RAPPORTO

Nel nostro paese investimenti annui in R&D fermi a 100 milioni di euro. Siamo molto indietro rispetto all'Europa anche sul fronte dei brevetti con il 4% di marketshare a fronte del 40% della Germania

di P.A.
Nanotecnolgie, il piatto piange in Italia, dove l'investimento annuo in R&D è complessivamente di 100 milioni di euro tra fondi nazionali ed europei, indietro rispetto all'impegno di altri paesi Ue. Questo il dato emerso dal report annuale dell'Associazione Italiana per la Ricerca Industriale (Airi), e della sua divisione Nanotec IT.

A livello di brevetti europei, l'Italia pesa per il 3%-4%, a fronte del 40% della Germania.

Basti pensare alla Germania che, secondo i dati dell'Airi, guida la classifica del Vecchio Continente con 800 milioni di dollari, seguita da Francia e Russia, con più di 500 milioni di dollari ciascuno. Cifre minori, comprese tra i 300 e i 400-450 di milioni di dollari, sono state invece investite da Cina, Corea del Sud e Regno Unito.

Le nanotecnologie sono considerate una delle 5 tecnologie chiave per lo sviluppo e l’innovazione europea dei prossimi 10 anni, come indicato dall’Agenda Europa 2020 e avranno un ruolo determinante nelle cinque grandi sfide tecnologiche economiche e sociali del prossimo futuro (“grand challenges”): l’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti climatici, l’ottimizzazione dell’uso delle risorse (energia, acqua, cibo), le tecnologie digitali e la comunicazione globale, lo sviluppo di sistemi produttivi efficienti e sostenibili.

Spesa per R&S nelle nanotecnologie
Ad oggi è stimato che la spesa per ricerca e sviluppo nelle nanotecnologie ammonti nel mondo complessivamente a più di 18 miliardi di dollari, equamente suddivisi tra investimenti pubblici e privati. Per quanto riguarda i finanziamenti pubblici (circa 8,5 miliardi nel 2009), gli Usa, con circa 2,3 miliardi, sono il paese che ha investito di più, seguito dal Giappone, che nello stesso anno ha speso quasi 1 miliardo di dollari, e dalla Germania che con circa 800 milioni di dollari è il paese leader in Europa.

Seguono Francia e Russia, con più di 500 milioni di dollari ciascuno. Cifre minori, comunque comprese tra i 300 e i 400-450 di milioni di dollari, sono state invece investite da Cina, Corea del Sud e Regno Unito .

L’Italia, con circa 100 milioni di euro (tra fondi italiani ed europei), è decisamente più lontana. Somme consistenti, soprattutto in relazione alla loro popolazione, sono state investite anche da paesi come Olanda, Svizzera, Svezia, Israele, Taiwan, Canada, Australia. Anche la Commissione Europea già dal 5° Programma Quadro (1998 – 2002) ha impiegato risorse consistenti per la ricerca nelle nanotecnologie. Questo impegno è cresciuto costantemente e nel 7° Programma Quadro (2007-2013), per la sola area tematica Nanotecnologie, Materiali e Processi (NMP) nella quale le nanotecnologie fanno la parte del leone, ha raggiunto circa 3,5 miliardi di euro.

Per quanto riguarda la spesa privata, che nel 2009 è stata complessivamente nel mondo di circa 10 miliardi di dollari, sono sempre gli Usa che figurano al primo posto con investimenti per oltre 4,5 miliardi di dollari. Tendenzialmente - mentre in Asia gli investimenti pubblici e privati si equivalgono - in Europa la spesa privata rappresenta solo il 70% di quella pubblica.

Il mercato dei “nano – prodotti”
I cosiddetti “nano – enabled products”, cioè i prodotti che contengono nanotecnologie, stanno diventando sempre più numerosi. Il loro mercato è stato stimato, nel 2009, superiore a 220 miliardi di dollari. Di questi, circa il 55% fa riferimento a materiali e processi, circa il 32% a Ict e nanoelettronica e circa il 12% a cura della salute/nanomedicina.

Le stime riguardo alla crescita di questo mercato variano, ma tutti prevedono dimensioni molto elevate, con una crescita annua di più del 25%, per giungere intorno a 800 - 1000 miliardi di dollari di qui a 5-6 anni. Le previsioni per un futuro più lontano danno cifre che sono multiplo di queste.

Alcune stime, parlano ad oggi di più di mezzo milione di lavoratori coinvolti in prodotti legati alle nanotecnologie in tutto il mondo, in aumento.

L’output della ricerca: i brevetti
In base ai dati del rapporto “State of Nanotechnologies in Europe”, relativo al progetto nell’ambito del 7° Programma Quadro “ObservatoryNano: European Observatory of Nanotechnologies” , cui ha partecipato Airi/Nanotec IT, è stato evidenziato globalmente un forte incremento dei brevetti nelle nanotecnologie negli ultimi 20 anni. Presso l’Epo (European Patent Office) si possono contare più di 130mila brevetti (dal 1972 ad oggi), con una crescita annua nell’ultimo periodo superiore alle 10mila unità. L’Europa detiene una quota di circa il 20% di tali brevetti, al terzo posto dopo Usa (47%) e Giappone (25%).

Se ci riferiamo alla sola situazione Europea, negli ultimi 10 anni sono stati presentati circa 11mila brevetti, il 70% di origine industriale. Germania, Francia ed Inghilterra sono i paesi più attivi e ad essi fa riferimento circa l’80% dei brevetti riportati dall’Epo in relazione alle nanotecnologie. La Germania è il paese più produttivo, con quasi il 40%. L’Italia è invece limitata a circa il 3-4%.

Infine a livello di imprese attive nelle nanotecnologie sono stata censite circa 1.540 società attive nel settore in Europa. Anche da questo punto di vista la Germania è il paese leader, con circa 400 imprese, seguita da Regno Unito (230) e Francia (130). In Italia le aziende direttamente impegnate nelle nanotecnologie sono poco più di 90, come risulta dal 3° Censimento Airi/Nanotec IT delle Nanotecnologie in Italia (2011).

Il profilo delle aziende che investono in nanotecnologie
Per quanto riguarda il profilo tipico delle aziende che investono nelle nanotecnologie risulta dal rapporto del progetto ObservatoryNano che la loro dimensione è molto frammentata: oltre un quarto di queste conta più di 1.000 dipendenti (28%), ma un altro 25% ne conta meno di 10.

La grande maggioranza delle aziende non ha beneficiato di significativi investimenti privati (78%), mentre quasi la stessa percentuale ha beneficiato di fondi pubblici.

Inoltre, per il 67% delle aziende i prodotti nano-related contano ancora per meno di un quarto del loro fatturato. Tuttavia il fatturato derivante da questi prodotti è stabile, permette un discreto margine, e non ha risentito della recente crisi economica, tanto che per il 27% di queste aziende il fatturato dei prodotti nano-enabled ha riscontrato una crescita di oltre il 20% anche nell’ultimo periodo.

Questa situazione, come risulta dal 3° Censimento Airi/Nanotec IT, è sostanzialmente replicata in Italia anche se il numero di aziende è minore rispetto a Germania o UK. Circa il 32% delle imprese impegnate nelle nanotecnologie sono grandi (più di 250 addetti), circa il 36% piccole e medie (10 – 250 addetti) ed il rimanente 32%, micro (meno di 10 addetti).

La maggior parte delle attività sono concentrate nei settori principali di applicazione delle nanotecnologie: materiali e processi, nanomedicina e cura della salute, Ict & Nanoelettronica, ma rilevanti sono anche le attività relative a trasporti, energia ed ambiente, tessile ed abbigliamento, strumentazione, costruzioni. Quasi il 30% delle imprese nazionali attive nelle nanotecnologie ha prodotti già presenti in commercio.

23 Novembre 2011