SMART CITY. È l'Ict il capolavoro delle città d'arte italiane

SMART CITY

Non solo tutela e conservazione, ma anche massimizzazione del potenziale economico. Così la tecnologia cambia volto alla filiera dei beni artistici e storici

di Andrea Granelli, Pierciro Galeone
Si è tenuta a Torino la seconda edizione di Dna.Italia, salone dedicato a progetto, tecniche (tecnologie e metodologie), marketing e comunicazione per la tutela, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio culturale e delle città d’arte. I temi che hanno caratterizzato le tre giornate sono stati Città, Paesaggio, Gestione del patrimonio storico. Questo salone innovativo vuole mettere in luce una nuova filiera economica fondamentale per la competitività (e oggi diremmo la crescita) dell’Italia, ma tuttora non sufficientemente messa a fuoco: il sistema economico integrato dei Beni culturali.  Un aggregato economico che ha al suo centro il patrimonio culturale e il paesaggio in cui insiste ed è composto dalla filiera che ne assicura non solo la tutela e la conservazione ma anche la massimizzazione del potenziale economico.

Questo aggregato è infatti economicamente molto rilevante (900mila imprese che rappresentano oltre il 12% del Pil), ha al suo interno un tessuto economico “composito” tipicamente italiano (professionisti, Pmi, aziende artigiane, multinazionali) che produce un nuovo tipo di made in Italy (combinando manifattura, servizi e personalizzazione in un mix che integra tradizione e innovazione), fa un uso avanzatissimo di nuove tecnologie (soprattutto digitali) e ha grandi capacità di export. È inoltre uno dei settori che genererà più occupazione giovanile (dalla classe creativa alle società cooperative fino alle nuove start up tecnologiche) e soprattutto “si fa carico” del bene forse più prezioso dell’Italia: il suo patrimonio culturale.

La tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e delle città d’arte è un ottimo laboratorio per sperimentare soluzioni che derivano dai tre grandi “pilastri” della nuova economia: (nuovi) materiali, energia e Ict. Le soluzioni più innovative tendono oltretutto a ibridare queste componenti: ad esempio le tecnologie digitali (software, sensori) entrano nei materiali, mentre le reti di distribuzione elettriche si fondono con quelle digitali nei tratti urbani, aprendo interessanti sperimentazioni: reti Ip nelle reti di illuminazione pubblica, smart grid per la mobilità elettrica.
L’Ict è dunque il vero protagonista di questo settore, che unisce alle classiche problematiche di una città elementi come sicurezza, controllo della pressione antropica, ricostruzione virtuale, supporto al turismo... Le sue soluzioni stanno evolvendo dalla semplice automazione di processi o connettività verso il monitoraggio di processi complessi (come i grandi cantieri edilizi e gli smart building) o l’uso delle tecniche di simulazione e ricostruzione 3D al servizio delle smart city (vedi box in basso).

Anche la Ngn può essere vista come tecnologia “urbana”, il cui compito non è più solo consentire connettività e distribuzione di contenuti, ma rendere possibile un’architettura di servizi urbani. Per questo motivo è sempre più urgente, soprattutto per le città d’arte, la costruzione di veri e propri Piani regolatori digitali.

28 Novembre 2011