Un super-grid europeo a supporto della ricerca

PROGETTI

La Ue lancia Egi: la potenza di oltre 200mila pc per studiare le problematiche ambientali, energetiche e sanitarie. Sul piatto 25 mln di euro. Il commissario Kroes: "Rafforzeremo la capacità dell'Europa di fare ricerca"

di Federica Meta
La potenza di oltre 200mila pc a disposizione dei ricercatori europei. La Commissione europea ha lanciato il Egi (European Grid Infrastructure), il progetto da 25 milioni di euro il cui scopo è unire la potenza di calcolo dei computer disseminati nei laboratori di oltre 30 paesi europei, mettendola a disposizione dei ricercatori per risolvere complessi problemi in campo ambientale, energetico o sanitario. La rete di ricerca Egi permetterà a team di ricercatori geograficamente distanti di lavorare ad un problema come se si trovassero nello stesso laboratorio. Il progetto fa parte dell’Agenda digitale europea, attraverso la quale la Commissione europea punta a sfruttare pienamente il potenziale sociale ed economico delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

“La possibilità di avere accesso ad una maggiore potenza di calcolo consentirà ai ricercatori europei di far fronte a sfide importanti per la ricerca in ambiti quali i cambiamenti climatici e l’assistenza sanitaria – spiega Neelie Kroes, commissario all’Agenda digitale - Egi contribuirà a rafforzare la capacità dell’Europa di fare ricerca e fornirà agli scienziati il sostegno di cui hanno bisogno, permettendo al tempo stesso di risparmiare energia e ridurre i costi”.
L’enorme capacità di elaborazione necessaria per la ricerca in ambiti quali i cambiamenti climatici e l’assistenza sanitaria può essere fornita da grossi “super computer”, o appunto, sfruttando la potenza di elaborazione, altrimenti inerte, di migliaia di computer connessi attraverso reti di comunicazione ad alta velocità.

Consentendo a diverse comunità di ricerca di collegarsi alla capacità di elaborazione di computer già esistenti si punta inoltre a ridurre considerevolmente i costi e a risparmiare energia. Nei prossimi anni l’Europa dovrebbe investire più di 2 miliardi di euro in nuove infrastrutture di ricerca: immaginiamo quanto si potrebbe risparmiare se i ricercatori, invece di mettere a punto i loro propri supercalcolatori o reti, utilizzassero la capacità di elaborazione messa a disposizione tramite la rete Egi. La rete sarà coordinata dall’organizzazione Egi.eu, con sede ad Amsterdam, creata nel febbraio 2010 per gestire e dirigere l’infrastruttura di rete pan-europea.

Nel frattempo, per combattere la pubblicità ingannevole via web, la Commissione Europea ha attivato un sito ad hoc in 22 lingue per la tutela dei consumatori. Il Parlamento europeo, ha chiesto infatti ai commissari competenti di adottare misure più severe per salvaguardare gli utenti dalle pratiche commerciali sleali propagandate sui siti Internet.

Sul sito c'è una lista con elencati 31 ipotesi di abuso: dalle informazioni fuorvianti sul prezzo, alla vendita di prodotti illegali camuffati, dalle false reclame, alle finte vendite promozionali. L’utente può anche verificare se il proprio caso è coperto dalla legge europea, nonché reperire gli indirizzi delle associazioni di consumatori nazionali, e della rete dei Centri Europei dei Consumatori. Se l'associazione o la rete Cec conferma che il reclamo è giustificato (Cec), ci si deve rivolgere all'autorità nazionale dei consumatori, che avvierà la procedura presso il tribunale e potrà eventualmente interrompere la pratica scorretta.

Lunedì scorso, l'eurodeputato Juvin aveva presentato alla Commissione Mercato Interno del Parlamento la sua relazione sull'impatto della pubblicità sul comportamento dei consumatori. Secondo Juvin il consumatore deve sviluppare un atteggiamento ancora più critico riguardo alla qualità dei contenuti on line, perché in rete sono nate nuove forme di pubblicità ingannevole: annunci nascosti dietro i blog, sui forum, sui social network eccetera.

Nel rapporto si chiede inoltre alla Commissione Europea di lanciare una campagna di informazione per spiegare ai cittadini come difendere la loro privacy online e suggerisce di inserire la dicitura "informazione pubblicitaria" negli spot in rete, così come avviene per la Tv.

15 Settembre 2010