Data retention, la Ue chiede tempi più brevi

BRUXELLES

Al vaglio della Commissione europea una serie di modifiche per armonizzare la direttiva sull'obbligo di conservazione dei dati personali raccolti da web e cellulari. L'obiettivo è accorciare il periodo di storage 

di P.A.
La Commissione Europea sta studiando la possibilità di rivedere la direttiva comunitaria sulla "data retention", la norma che regola la conservazione obbligatoria dei dati digitali dei cittadini. La nuova direttiva potrebbe includere l'armonizzazione e la riduzione dei limiti temporali concessi alle autorità pubbliche per l'accesso ai dati elettronici riguardanti privati cittadini per ragioni di sicurezza. "Stiamo lavorando ad una normativa più armonica e più breve per l’obbligo di data retention”, ha detto il commissario Ue per gli Affari Interni Cecilia Malmström, durante una conferenza del 3 dicembre sulla data retention a Bruxelles.

Queste dichiarazioni arrivano mentre l'Ue si appresta a pubblicare, all'inizio del 2011, un report sull'applicazione della direttiva, destinata a mettere in luce possibili emendamenti al testo per colmare le lacune della normativa. La direttiva, che risale al 2006, comprende la griglia legislativa per la raccolta, la conservazione e l'utilizzo di informazioni elettroniche private per motivi di sicurezza. Prevede l'obbligo per i provider di servizi Tlc di immagazzinare i dati dei clienti, compresi i numeri di telefono delle persone contattate, gli indirizzi Internet, la location delle connessioni al web, lo storico delle connessioni e le informazioni personali comunicate dai clienti. Il contenuto delle comunicazioni non viene registrato. I tempi di conservazione dei dati sono indicati nella direttiva soltanto in modo vago.

Il testo dice che i dati personali devono essere conservati per un periodo "non inferiore ai sei mesi ma non superiore a due anni dalla data della comunicazione", una finestra temporale frutto di un delicato equilibrio fra interessi opposti. Da un lato, le esigenze delle autorità, interessate alla conservazione di dati personali per lunghi periodi da utilizzare come prove in caso di inchieste giudiziarie. Dall’altro, comitati cittadini per i diritti civili che chiedono l’accorciamento dei tempi di conservazione dei dati personali. Una battaglia civile, sposata per questioni economiche dagli operatori Tlc, costretti a pagare di tasca loro la conservazione dei dati. A livello di singoli stati membri, la vaghezza della normativa ha partorito diversi quadri normative a livello nazionale. Soltanto sei stati hanno fissato a sei mesi il periodo di conservazione dei dati. Si tratta di Germania, Spagna, Lussemburgo, Slovacchia, Cipro e Lituania.

La maggior parte degli stati ha fissato periodi più lunghi, che vanno da 12 a 24 mesi. In alcuni casi sono stati fissati periodi anche superiori ai due anni stabiliti dalla direttiva. In Polonia, per esempio, gli operatori conservano i dati per un periodo di 10 anni, in Grecia fino a 5 anni. In Irlanda, Lituania e Romania il limite è di 36 mesi. Alla base di queste discrepanze alcune “imprecisioni”, secondo Malmström che vanno “modificate”.

Il commissario ha inoltre convenuto che la direttiva dovrebbe essere rivista anche sul fronte dei reati da perseguire tramite le informazioni ottenute grazie alla direttiva, che tipo di dati debbano essere conservati e quali autorità abbiano il diritto di accedere alle informazioni. Questioni, queste, sollevate con forza dai garanti della privacy dei diversi stati. “La conservazione del traffico e del luogo di trasmissione dei dati dei cittadini europei che usano Internet e il telefono è una grave interferenza con il diritto alla privacy”, ha detto venerdì scorso il Supervisore europeo della protezione dati Peter Hustinx, aggiungendo che la direttiva è lo strumento adottato dall’Ue che viola maggiormente la privacy. Malmström ha inoltre ammesso il peso economico imposto gli operatori, connesso con gli obblighi contenuti nella direttiva e ha sottolineato che la mancanza di armonizzazione sui costi in Europa rischia di danneggiare alcuni operatori più di altri. Per questo il commissario tiene aperta la porta all’eventualità di compensi di stato per la conservazione dei dati.

07 Dicembre 2010