Ocse: si sposta verso l'Asia l'epicentro dell'innovazione

LO STUDIO

Nel mercato Ict perdono peso i Paesi occidentali dove tuttavia rimangono concentrati i servizi. In crescita il numero degli investitori non Ocse. Nel 2009 il 24% di M&A avviato da società cinesi, arabe e indiane

di Patrizia Licata
L’information technology (It) e Internet sono potenti motori che trainano ricerca, innovazione, crescita e trasformazione sociale nel mondo. E’ quanto si legge nell’edizione 2010 dell’Information technology outlook dell’Ocse, che analizza la crisi economica e l’andamento della ripresa suggerendo che il quadro per il settore It è buono, perché questa industria è riuscita a resistere alla turbolenza economica meglio di quanto abbia saputo fare durante la crisi dei primi Anni 2000. Ciò non toglie che la fase di ristrutturazione non sia ancora finita; inoltre, sono le economie fuori dall’Ocse, in particolare Cina e India, i principali fornitori di beni connessi con le tecnologie Ict.

Lo studio analizza in modo approfondito anche il ruolo dell’information and communication technology nell'affrontare le questioni della difesa dell’ambiente e della lotta al cambiamento climatico; viene sottolineata l’importanza delle Ict nel rendere possibili diffusi e netti miglioramenti delle performance ambientali dei vari settori dell’economia e nello stimolare un fondamentale cambio nelle abitudini degli utenti.

Il report illustra poi i nuovi trend nelle politiche Ict dei Paesi Ocse. La priorità è ovunque far ripartire l’economia, concentrandosi sulle competenze e il personale Ict, sulla diffusione della banda larga, sul finanziamento di progetti e ricerca e sviluppo nel settore Ict, e nell’uso delle Ict per ridurre l’impatto ambientale delle attività economiche.

Secondo lo studio, l’industria Ict globale mostra un trend di crescita del 3-4% nel 2010 che dovrebbe confermarsi nel 2011. Le aziende dei servizi It stanno contrastando la crisi meglio delle aziende della manifattura, a tutto vantaggio di player come Ibm e Fujitsu che, nati come puri produttori di hardware, sono oggi largamente spostati sui servizi.

Le dieci più grandi aziende mondiali di Internet hanno visto crescere il fatturato del 10% durante il 2009, nonostante la crisi. E’ cresciuta anche l’occupazione nel settore Ict, che rappresenta oggi oltre il 20% del totale dei lavoratori nei Paesi Ocse. Una tecnologia che continua a tirare più del mercato? I semiconduttori, ma il cloud computing è in forte sviluppo: dovrebbe rafforzare la domanda di specialisti Ict ma avrà soprattutto un forte impatto sulla crescita e sul valore aggiunto.

Sulla globalizzazione del settore Ict, lo studio nota che i Paesi Ocse si sono fortemente specializzati nella fornitura di servizi Ict a valore aggiunto, mentre la produzione vera e propria negli ultimi dieci anni si è spostata in Asia. Il 50% del commercio globale in prodotti Ict avviene fuori dai Paesi Ocse. Aziende cinesi come Huawei e Zte stanno acquisendo competitività e innovatività sui mercati emergenti.

Inoltre le aziende Ict fuori dall’Ocse stanno diventando degli investitori internazionali di peso. Nel 2009, il 24% degli accordi internazionali di M&A nel settore Ict sono stati avviati da società di nazioni non-Ocse, come Cina, India, Russia, Paesi Arabi.

Nel settore dei contenuti digitali, l’industria globale dei videogame produce il 30% delle sue revenues (50 miliardi di dollari) dai “contenuti digitali” come download o abbonamenti. L’industria della musica, che sta perdendo entrate, genera però un quarto del giro d’affari dai download, dallo streaming e dai servizi su Internet mobile. E c’è ancora spazio per crescere: il catalogo di iTunes comprende solo 11 milioni di canzoni, contro gli 80 milioni di brani contenuti nei maggiori database dell’industria.

Infine, sul rapporto tra Ict e ambiente, lo studio individua nelle smart grid un’area di futuro sviluppo perché possono rendere più sostenibile la produzione, il consumo e la gestione dell’energia elettrica (per esempio, riducendo gli sprechi, oggi pari all’8% del totale dell’elettricità prodotta nel mondo). La questione è tuttavia complessa perché una tecnologia come gli smart meter, che permettono all’utente finale di controllare i consumi di energia, accrescono la necessità di server, data center e reti, sollevando la difficile domanda: “Internet può essere veramente green?”.

14 Dicembre 2010