Cloud, nelle grandi imprese è già "standard"

IL REPORT

Oltre il 90% delle aziende con più di mille dipendenti si è convertito alla virtualizzazione. Lo rivela un'indagine di Management Insight secondo cui a trainare la migrazione sono soprattutto i vantaggi in termini di risparmio dei costi operativi e di efficienza. Restano alte però le perplessità sul fronte security

di P.A.
Il Cloud Computing sta raggiungendo lo stadio della maturità nelle grandi imprese. Lo rivela uno studio condotto dalla società di ricerca Management Insight per conto di CA Technologies, su un campione di professionisti dell’IT nord-americani ed europei. I responsabili informatici presenti in organizzazioni tra 1000 e 10000 dipendenti hanno dipinto un quadro da cui risulta che le loro imprese sono già attive nell’ambiente cloud e che le iniziative intraprese nella virtualizzazione contribuiscono ad accrescere l’interesse verso il Cloud Computing. I risultati denotano inoltre uno spostamento verso una “mentalità cloud” in ambito IT che accelera l’implementazione del Cloud Computing e contribuisce ad allineare i responsabili IT e business su obiettivi comuni di efficienza, flessibilità e scalabilità.

Ecco i principali dati emersi dallo studio: l’80% delle aziende e il 92% delle imprese di dimensioni più grandi possiede almeno un servizio cloud; il 53% degli implementatori IT dichiara di averne più di sei. Le motivazioni principali che inducono le organizzazioni a considerare il Cloud Computing sono i risparmi economici (44%) e un maggiore controllo sui costi (35%). Il personale IT è incentivato dall’aumento dell‘efficienza (35%) e dal desiderio di utilizzare tecnologie innovative (34%).

La sicurezza e il controllo continuano a essere percepite come barriere al Cloud. Il Management si preoccupa soprattutto della security (68%) e della scarsa qualità del servizio (40%), mentre per circa la metà di tutti gli intervistati i principali deterrenti sono il rischio di perdere il lavoro e la perdita del controllo.

La maturità della virtualizzazione conduce ad atteggiamenti più ottimistici verso le cloud: le aziende altamente virtualizzate hanno una probabilità quattro volte maggiore di trasferire il numero massimo possibile di servizi su cloud pubbliche e/o private.

Vi è un sostanziale allineamento negli atteggiamenti verso le cloud pubbliche e private. Gli intervistati hanno citato i tagli sui costi, l’efficientamento delle risorse, la flessibilità e l’erogazione del servizio agli utenti di tutto il mondo fra gli acceleratori a favore delle cloud pubbliche; analogamente, costi, scalabilità, flessibilità e facilità di gestione sono stati gli acceleratori citati per le cloud private. La sicurezza è stata indicata sia come leva che come deterrente delle cloud pubbliche e private.

Le aziende sono attive nel Cloud. I tool per la collaborazione occupano il primo posto (75%) nelle implementazioni cloud, mentre come applicazioni più utilizzate nel cloud le grandi aziende hanno citato l’e-mail in hosting, i filtri antivirus/spam e il web conferencing.
Le piattaforme per l’infrastruttura e lo sviluppo ‘in the cloud’ (Infrastructure-as-a-Service e Platform-as-a-Service) sembrano proiettate verso un iter di crescita, come dimostra il 58% delle imprese che già utilizza tali servizi e il 43% che lo sta prendendo in considerazione. Questi due dati fanno pensare che saranno le cloud infrastrutturali la prossima ondata del Cloud Computing.

“Lo studio conferma che le imprese di grandi dimensioni stanno vagliando le potenzialità della cloud con l’intenzione di passare dai servizi di base (tipo Collaboration) a servizi cloud più complessi (Infrastructure e Platform) - ha detto Adam Famularo, General Manager della divisione Cloud Computing di CA Technologies - La ricerca dimostra una tendenza che avevamo già anticipato, ossia che i responsabili IT diventeranno a breve gli ‘orchestratori’ di una filiera informatica costituita da servizi interni ed esterni. A questa metamorfosi si associa l’esigenza crescente di funzioni più avanzate di gestione e sicurezza per consentire alle aziende di cambiare la propria concezione sull’IT e realizzare tutte le potenzialità del Cloud Computing: agilità, efficienza e scalabilità”.

La maturità della virtualizzazione contribuisce al “cloud thinking”
All’interno delle imprese di oggi risulta in media virtualizzato circa un terzo dei server x86. Quasi la metà di queste aziende (il 46%) riferisce di uno stadio di virtualizzazione “gestito”, con la possibilità di spostare macchine virtuali e gestirle in un’ottica di High Availability. In parallelo al progredire delle aziende lungo l’iter di virtualizzazione da uno stadio di base (server virtuali non gestiti) dapprima a uno stadio gestito, poi a uno stadio avanzato (Dynamic Resource Scheduling e backup consolidati) e infine a uno stadio “simil-cloud” (automazione virtuale avanzata, Disaster Recovery completo tramite virtualizzazione), iniziano a cambiare anche le applicazioni assegnate all’ambiente cloud.

Nello stadio ‘gestito’ il primo posto è occupato dall’e-mail (53%), nello stadio ‘avanzato’ spiccano la virtualizzazione dei desktop e i database (30%), mentre nello stadio ‘simil-cloud’ prevalgono le applicazioni verticali (32%).

I soggetti intervistati hanno inoltre espresso l’intenzione di continuare nei prossimi due anni a spostare le applicazioni mission-critical da un’infrastruttura non virtualizzata a macchine virtuali. Al momento le aziende utilizzano quasi la metà di queste applicazioni (il 47%) su un’infrastruttura non virtualizzata – percentuale che calerà del 17% nei prossimi due anni. Di quel 17%, il 10% passerà a cloud pubbliche e private.

La tendenza ad adottare un ambiente cloud cresce a mano a mano che l’IT si riorganizza in vista di ambienti virtualizzati più dinamici. Le aziende altamente virtualizzate hanno una probabilità all’incirca quattro volte maggiore di trasferire il maggior numero possibile di servizi a cloud pubbliche e/o private. Nel complesso, le percezioni sul Cloud Computing assumono un tono più ottimistico nel momento in cui le aziende potenziano l’infrastruttura tecnica in modo da supportare ambienti più dinamici.

L’adozione si polarizza fra cloud pubbliche e private. Interpellati circa gli eventuali acceleratori e/o freni all’adozione di cloud pubbliche e private, i manager intervistati hanno citato il costo sia come acceleratore che come freno, a conferma della scarsa chiarezza che esiste sul reale impatto e rilievo degli eventuali “saving” sui costi.

I sostenitori delle cloud pubbliche citano come fattori importanti anche l’efficientamento delle risorse, la flessibilità e l’erogazione del servizio agli utenti di tutto il mondo. Fra i deterrenti appaiono la sicurezza, la compliance, le resistenze interne e il convincimento che le cloud pubbliche non siano adatte ad alcune applicazioni aziendali.

Il costo e la sicurezza hanno una valenza contraddittoria nell’adozione delle cloud private, essendo citati sia come acceleratori che come freni. Fra gli altri acceleratori indicati si segnalano la scalabilità, la flessibilità e la facilità di gestione, mentre la complessità, la disponibilità/affidabilità e la lentezza d’adozione della nuova tecnologia sono visti come deterrenti.

I partecipanti all’indagine hanno anche fornito uno spaccato sui sostenitori e sugli oppositori del Cloud Computing all’interno delle rispettive organizzazioni. Gli alti dirigenti (business e IT) sono i principali sostenitori delle cloud pubbliche, mentre i responsabili operativi di virtualizzazione e server sono considerati i principali sostenitori delle cloud private (32% dei responsabili operativi dell’IT o dei responsabili dei data center, 31% dei team addetti alla virtualizzazione, 30% dei team addetti alla gestione dei server). Non c’è quindi da meravigliarsi se i team addetti alla sicurezza risultano al primo posto fra gli oppositori delle cloud sia pubbliche che private (con, rispettivamente, il 44% e il 27%), in parte affiancati anche dai responsabili/direttori delle business unit (con, rispettivamente, il 23% e il 18%).

Il Cloud sta raggiungendo lo stadio della maturità nelle grandi aziende. Nel complesso, lo studio ha confermato che le aziende di medie-grandi dimensioni stanno adottando cloud sia pubbliche che private. Le grandi imprese sono già attive nel Cloud Computing. La virtualizzazione sta diffondendo la fiducia e le capacità necessarie per incoraggiarne l’ulteriore adozione ai fini della creazione di cloud private fra le grandi organizzazioni. In definitiva, operando in questo duopolio di ambienti cloud pubblici e privati, le imprese dovranno adattare i tool d’integrazione e le filosofie gestionali in modo da riuscire a erogare in entrambe le tipologie di cloud i servizi rivolti agli utenti finali.

Per maggiori informazioni è possibile scaricare una copia del rapporto intitolato “The Arrival of ‘Cloud Thinking’: How and Why Cloud Computing Has Come of Age In Large Enterprises” all’indirizzo: https://www.ca.com/us/register/activity.aspx?cid=117603.

10 Gennaio 2011