Italiani "allergici" agli anti-virus. E poco attenti alla privacy online

SAFER INTERNET DAY

Secondo l'Eurostat siamo in coda alla classifica dei Paesi europei per quel che riguarda la sicurezza in Rete. E il Moige lancia l'sos: sempre più bambini sui social network, bisogna tutelarli

di Paolo Anastasio
I navigatori italiani sono tra i più esposti ai rischi sicurezza su internet, da virus a problemi di protezione della privacy, ma anche phishing e accesso a siti inadeguati o pericolosi da parte dei bambini. È quanto emerge dai dati Eurostat, l'Ufficio statistico dell'Unione europea, diffusi in occasione del Safer Internet Day, manifestazione promossa dall'Ue per migliorare la consapevolezza dei rischi legati al web che si terrà domani con iniziative in tutti i paesi dell'Unione.

Secondo i dati diffusi da Bruxelles, gli internauti italiani sono tra i più colpiti da virus (45%). Peggio solo i bulgari (58%), i maltesi (50%), gli slovacchi (47%) e gli ungheresi (46%), mentre tra i meno colpiti gli austriaci (14%), gli irlandesi (15%), i finaldesi (20%) e i tedeschi (22%).

Ma gli italiani sono anche tra coloro che meno fanno uso di antivirus, appena il 67% contro una media Ue dell'83%. Problemi di conseguenza anche per quanto riguarda dati personali diffusi su internet e abusi della privacy, dove l'Italia ha riscontrato più problemi insieme all'Olanda (6%), preceduti da Bulgaria e Spagna (7%).

Anche per quanto riguarda il phishing e le conseguenti perdite di denaro per esempio sui conti correnti online o tramite uso di carta di credito, ben il 4% degli utenti italiani segnala di avere avuto problemi. Le frodi online hanno fatto più vittime solo in Lettonia (8%), Gran Bretagna (7%), Malta e Austria (in entrambe 5%).

Moige, scarsi controlli da parte dei genitori

Gli adolescenti italiani utilizzano ampiamente i social network e 9 su 10 preferiscono Facebook, ma solo il 40% conosce le impostazioni per la privacy. E sebbene i genitori siano molto preoccupati dai rischi della pedofilia on line, meno di 8 genitori su 100 utilizzano il parental control per la sicurezza dei pc. È quanto emerge da un'indagine del Moige (Movimento genitori) e di Trend Micro alla vigilia del 'Safer Internet Day'.

Oltre l'82% dei ragazzi tra i 15 e 16 anni usa Facebook, dice la ricerca, che vede i genitori impreparati e disorientati ad affrontare i rischi nonchè fiduciosi nei comportamenti dei figli in Rete. Le misure di controllo e prevenzione adottate dai genitori non sembrano tra le più severe: 6 genitori su 10 (60%) si limitano a parlare genericamente dell'argomento con i propri figli, 4 su 10 (43%) navigano insieme a loro (ma solo il 28,1% se i figli hanno 15-16 anni) e solo 3 genitori su 10 (33,3%) condividono la scelta dei siti da visitare.

Il 40% controlla periodicamente siti visitati e le attività online, mentre pochissimi, solo 8 genitori su 100 (7,8%), utilizzano le funzioni di Parental Control messe a disposizione dai software di sicurezza. E comunque non sembra esserci consapevolezza dei pericoli per la privacy e conoscenza delle necessarie misure di protezione: solo 3 adulti (30%) e 4 ragazzi su 10 (40%) sanno come impostare le regole di privacy nei Social Network.

I genitori, secondo la ricerca, tendono a concentrare la sensazione di rischio nei "contatti indesiderati con sconosciuti", temuti nel 56,7% dei casi e soprattutto verso la pedofilia, considerata fonte di preoccupazione da quasi 7 genitori su 10 (67,8%). Più limitata la percezione del rischio verso i giochi d'azzardo e acquisti impropri: "basta non dare in mano una carta prepagata ai ragazzi", infatti meno di 4 genitori su 10 (34%) se ne preoccupano.

La preoccupazione però cresce con uno sguardo più attento agli atteggiamenti dei ragazzi: tra i ragazzi della fascia dai 15 ai 16 anni, ad esempio, la pubblicazione delle foto personali e dei familiari raggiunge l'81,4%, come la rivelazione del luogo dove vanno a scuola (62,9%), o gli eventi a cui partecipano (51,4%), o i luoghi frequentati (30%).

Emerge quindi, conclude il Moige, la necessità di una strategia di controllo e di un'attività di formazione per genitori e figli all'interno della scuola.

Il report di Save The Children

Via i giornalini porno di antica memoria o i consigli dei fratelli più grandi e delle amiche. È la Rete ormai il luogo dove scoprono, esprimono, esibiscono, raccontano e anche sperimentano la propria sessualità, con pochi pudori e molta libertà, i pre-adolescenti e gli adolescenti italiani. È la fotografia scattata dalla ricerca di Save the Children “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani” realizzata anche quest’anno da Ipsos , secondo cui il 34% degli intervistati (1 ragazzo su 3) dichiara di aver ricevuto messaggi con riferimenti al sesso mentre è tra i 14 e i 15 anni che la maggior parte degli adolescenti maschi e femmine - ovvero il 54% del campione - diventano “attivi” inviando il loro primo messaggio hard, invio che non imbarazza ma anzi vede in azione anche il 36% degli intervistati fra i 10 e i 14 anni.

Secondo la ricerca, inoltre, il 32% di teen ager dà il suo numero di cellulare a qualcuno conosciuto online, il 27% si dà appuntamento di persona con qualcuno contattato in internet, il 19% riceve video-immagini di persone conosciute solo in rete seminude/nude, il 17% ha rapporti intimi con persone contattate via web, il 13% invia video/immagini di sé seminudo/nudo. Percentuali che cambiano e salgono con il salire dell’età: per esempio fra i 12 e i 13enni è il 10,5% a darsi appuntamento con una persona incontrata in rete a fronte del 31% fra i 16 e i 17 anni; ha rapporti intimi off line a seguito di una conoscenza online il 6,5% dei nostri pre-adolescenti a fronte del 19% dei 16-17enni. E una quota non banale di ragazzini/e di dodici-tredici anni, il 6,5% del campione, invia video e immagini di sé nudi a fronte del 16% dei 16enni-17enni.

“Questi dati dicono in modo eloquente come i ragazzi e le ragazze utilizzino la rete per esprimere e sperimentare a 360° la loro sessualità – spiega Valerio Neri, direttore generale Save the Children Italia - Non solo si espongono alla visione di immagini, foto, messaggi a sfondo sessuale ma espongono loro stessi, in prima persona, fino ad arrivare al contatto off line cioè all’incontro intimo vero e proprio con persone conosciute via web”.

Non a caso il messaggio di quest’anno del Safer Internet Day si riassume nello slogan è più di un gioco, è la tua vita.
“E’ fondamentale che i ragazzi e le ragazze capiscano che non esistono mondi virtuali perché quello che si fa su Internet o con il cellulare ha un impatto diretto e concreto sulle loro vite – prosegue - quindi ogni azione deve essere ponderata e valutata nelle sue possibili conseguenze positive o negative perché stiamo tirando in ballo la nostra vita, i nostri sentimenti, la nostra sfera più personale e intima”.
Triveneto e Campania sono le regioni in cui più ragazzi dichiarano comportamenti hard e rischiosi. Se infatti per la ricezione di messaggi a contenuto sessuale si impone il Triveneto con il 43% dei ragazzi e ragazze che dichiarano di riceverne, è poi la Campania insieme al Sud Italia ad emergere con rispettivamente il 38% e il 35% dei ragazzi che dichiara di essersi dato appuntamento con qualcuno conosciuto in Internet, il 23% e il 20% che ammette di avere avuto rapporti intimi con persone contattate in rete, il 22% di aver inviato video/immagini di sé seminudo o nudo.

Per quanto riguarda invece l’invio di messaggi a contenuto sessuale e lo scambio di immagini provocanti via internet, si segnalano il Lazio con il 65% di ragazzini e ragazzine che dicono di averlo fatto la prima volta fra 10 e 14 anni e il Nord Ovest (Piemonte, Liguria, Val d’Aosta) con il 59% dei ragazzi e ragazze che ammette di averlo fatto per la prima volta fra i 15 e i 17 anni. Nel 43% dei casi sono gli amici e i fidanzati i destinatari dei messaggi hard ma per il 12% degli intervistati sono degli sconosciuti.

Quanto poi al perché una ragazza o un ragazza inviano o pubblicano in Internet messaggi, immagini o video di se stessi con riferimenti sessuali o in atteggiamenti provocanti, gli intervistati indicano come motivazione prevalente nei propri coetanei il farsi notare da qualcuno o il sentirsi sexy (rispettivamente danno queste ragioni il 55% e il 43% di intervistati con riferimento alle ragazze, il 52% e il 27% degli intervistati con riferimento ai ragazzi). Non mancano però anche motivazioni più utilitaristiche: secondo il 29% le ragazze o i ragazzi fanno tutto ciò per ricevere regali/ricompense/ricariche.
“L’indagine di Save the Children svela le emozioni e le motivazioni che sono dietro ai comportamenti degli adolescenti e pre-adolescenti in rete – puntualizza ancora Neri - Tra le principali ragioni alla base del loro intenso scambio di materiali a sfondo sessuale mettono in testa il divertimento (per il 44% degli intervistati) o riuscire a vincere la propria timidezza (40%) e più in generale la voglia e il bisogno di esibizione e di mostrarsi competenti in materia sessuale”.

Tuttavia la ricerca apre anche ulteriori prospettive: alla domanda se parlano di tutto ciò che fanno, vedono, scambiamo o trovano in Internet, il 46% degli intervistati dice di sì, di parlare di questi argomenti. L’86% lo fa con i propri amici ma anche con adulti di riferimento (genitori, parenti, insegnanti). Inoltre gli adulti – in particolare i genitori – vengono indicati tra coloro che l’80% dei ragazzi intervistati ha tra i propri contatti sui social network.

“Si tratta di indicazioni rilevanti perché ci dicono che c’è uno spazio di dialogo fra genitori e figli e tra i ragazzi e il mondo adulto nel suo complesso- conclude il dg di Save the Children Italia - D’altra parte se come dimostra questa ricerca è ormai evidente che la sessualità dei ragazzi si esprime e si esperimenta sempre di più attraverso le nuove tecnologie, il rischio è che ciò avvenga in modo improprio, dove le emozioni sono sempre più sganciate dalla fisicità e dove la sessualità è solo sesso, sperimentato con modalità e tempi inadeguati, agito, ad esempio, in età precoce o con adulti. Quello che dunque va fatto è approfittare dello spazio aperto, favorendo il dialogo fra minori e adulti anche e soprattutto sulla sessualità e sui sentimenti, lavorando sulla vita emotiva dei ragazzi”.

07 Febbraio 2011