SMART CITY. (R)innovazione: le tecnologie che rendono più social le città

SMART CITY

di Andrea Granelli e Pierciro Galeone
La riqualificazione degli spazi pubblici urbani passa attraverso le nuove tecnologie. Le esperienze realizzate nell’ultimo decennio in Europa rappresentano al meglio l’importanza dell’elemento tecnologico nella rinascita di quegli spazi comuni andati in crisi negli ultimi anni con il diffuso sviluppo di zone residenziali lontane dai centri storici.
L’evoluzione degli strumenti di tlc e del loro rapporto con la pianificazione urbana, carico di effetti decisivi per la vivibilità, il risparmio energetico, la sicurezza e la partecipazione dei cittadini si accompagnano al progressivo cambio di funzione degli spazi pubblici che fanno segnare, in Europa come negli Usa, un graduale ritorno alla loro tradizionale centralità in grado di farne elementi propulsori per la nascita di nuove forme di socialità per i cittadini. Se è vero che da questi ultimi parte la richiesta di adattare vie e piazze agli standard tecnologici più avanzati per favorire una migliore fruizione degli spazi e una più ampia partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative, tocca alle autorità pubbliche realizzare strategie e interventi per dare concretezza ad una visione che contribuisce a rimettere i centri storici al centro dei processi urbani e per contrastare l’avanzata delle periferie.
Gli interventi di rigenerazione urbana lanciati negli ultimi anni da città europee come Londra, Barcellona, Parigi, Berlino, Stoccolma e Cracovia mostrano l’importanza degli spazi pubblici nell’affrontare le principali sfide della tutela ambientale,della qualità della vita e della coesione sociale. L’installazione di reti wi-fi pubbliche e gratuite, come realizzato dalla capitale tedesca con antenne impiantate sui semafori nelle zone più centrali, o la realizzazione di centri culturali e di innovazione, sulla scorta di quanto promosso a Stoccolma e a Malmö, rappresentano necessari elementi di completamento all’azione di rilancio dei centri cittadini.
Questo nuovo approccio urbano si fa strada con lentezza anche in Italia ed altri paesi dell’Europa meridionale, soprattutto ad opera di amministratori locali più attenti al tema e in centri urbani che ancora conservano centri storici o spazi tradizionalmente adibiti all’incontro.
L’avanzare dei processi di mondializzazione, che uniformano stili di vita e di consumo, fa da un lato sentire nelle città i suoi effetti negativi, con la diffusione di modelli urbanistici omologati che tengono più conto delle esigenze edilizie e commerciali che di quelle legate alla vivibilità e alla condivisione degli spazi, ma favorisce anche la condivisione di esperienze positive e di approcci innovativi all’utilizzo urbano delle nuove tecnologie.
Anche in questo campo, la nuova avanzata degli spazi pubblici sui “non luoghi” urbani si avverte in maniera chiara soprattutto nei centri di medie e grandi dimensioni. Mentre in precedenza erano soprattutto aeroporti, centri commerciali e altre strutture tradizionalmente senza identità ad ospitare le prime innovazioni in tema di wi-fi, a uso e consumo di una clientela business, la progressiva espansione di questi sistemi tecnologici ha favorito una democratizzazione degli spazi pubblici, sempre più smart e aperti sul piano partecipativo.
Emblematico è il caso di Barcellona, che ha arricchito il suo percorso di sperimentazione di pratiche di partecipazione con la realizzazione di una rete di accesso pubblico e gratuito ad internet attraverso il wi-fi che si integra ad innovative azioni di partecipazione, finalizzate ad allargare i processi decisionali a nuovi attori. Sulla scia di quanto realizzato già a fine anni ’80 dal sindaco Pasqual Maragall, che avviò una serie di incontri in tutti i quartieri per preparare gli abitanti ai grandi cambiamenti urbani intervenuti in vista dei Giochi Olimpici del ’92, allo stesso modo la capitale della Catalogna ha accompagnato la predisposizione di 250 hotspot Wi-fi alla realizzazione del progetto Memoria Virtual, che ha favorito un’opera di alfabetizzazione digitale per centinaia di anziani da parte di studenti di scuole secondarie, così da coinvolgere tutte le fasce della popolazione nel piano di innovazione tecnologica urbana.
L’innovazione diventa così strumento di inclusione, capace al contempo di ridurre il digital divide presente tra diversi settori di residenti in uno stesso contesto urbano e di favorire la trasformazione dello spazio pubblico in luogo di identificazione e di contatto fra gli abitanti. Questi nuovi fattori rendono piazze e strade cittadine luoghi polivalenti, da riqualificare attraverso logiche che rendano tali spazi più accessibili e sostenibili sul piano ambientale, economico e sociale.
Simone d’Antonio
(Cittalia Fondazione ANCI Ricerche)

21 Marzo 2011