FUTURE PROOF. Virtualizzare la realtà: è tempo di Internet delle cose

FUTURE PROOF

di Maurizio Dècina, professore ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano
Con il termine “Internet delle cose” (Internet of things) si indica l’evoluzione di Internet, da rete di comunicazione per le persone, a rete che connette gli “oggetti intelligenti” (smart objects) che popolano gli ambienti che ci circondano, dalla casa, alla città, al territorio, fino a comprendere tutto il pianeta. Alla fine del 2010 la popolazione mondiale era pari a circa 7 miliardi di persone, mentre si stima che per ogni persona ci siano a disposizione 1.000 “oggetti” tra quelli personali e privati (vestiti, portafogli, mobili, ecc.) e quelli pubblici (prodotti nei negozi, cartelloni stradali, panchine, ecc.). Grazie alle nanotecnologie, i calcolatori e i dispositivi di comunicazione radio diventano piccolissimi e molto economici al punto da poter essere immersi (embedded) in tutti gli oggetti, che quindi diventano “intelligenti”.
Il diagramma a cipolla della figura mostra che l’Internet delle cose non è altro che l’amplificazione dell’Internet della gente.

Mentre quest’ultima permette l’interazione con miliardi di persone (10 elevato a 9), l’Internet delle cose mette in rete anche gli oggetti (10 elevato a 12) e permette la loro interazione diretta (M2M, machine to machine) al fine di creare una vera e propria virtualizzazione del mondo reale. L’impiego pervasivo degli oggetti intelligenti permette l’interazione tra il mondo virtuale e quello reale e l’Internet delle cose sarà governata dal Web delle cose (Web of things) e dalle applicazioni software che vengono abilitate.

Il paradigma degli oggetti intelligenti nasce con le cosiddette “etichette intelligenti” o Rfid (Radio Frequency IDentification), dispositivi elettronici passivi introdotti sul mercato per sostituire i tradizionali codici a barre dei prodotti di consumo. Oltre alle capacità di memoria, calcolo e comunicazione wireless, gli oggetti intelligenti saranno dotati di “sensori” per misurare svariate grandezze, quali: temperatura, pressione, fumo, esplosivi, umidità, battito cardiaco, posizionamento relativo e assoluto (tramite Gps), ecc. Si abilita così un menù infinito di applicazioni di monitoraggio e controllo degli ambienti, della logistica e delle persone. Oggi gli standard di comunicazione delle reti di sensori sono piuttosto avanzati e si chiamano ZigBee e 6LowPAN. Uno dei problemi principali per lo sviluppo degli oggetti intelligenti è la raccolta e lo stoccaggio dell’energia necessaria per il loro funzionamento: il ciclo di vita delle applicazioni pervasive è determinato dalla durata energetica dei sensori.

Oggi ci sono 5 miliardi di utenti di sistemi radiomobili cellulari. Ericsson stima circa 50 miliardi di oggetti intelligenti connessi in rete nel 2020. La sfida per gli operatori di telecomunicazioni è quella di intercettare gran parte di questi sensori tramite cellulari e smartphone, in particolare nel campo delle applicazioni mobili di tipo Nfc (Near Field Communications): pagamenti mobili, varchi e transiti, biglietti di trasporto, marketing mobile, campagne di loyalty.

Nell’estate del 2009 il premier cinese Wen Jiabao in visita alla citta di Wuxi citò la seguente equazione: Internet + Internet delle cose = saggezza della terra. Nel 2010 il distretto della città di Wuxi è stato dedicato dal governo cinese all’Internet delle cose, con la creazione di nuovi laboratori, università e imprese da destinare alla ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e applicazioni. La Cina ha infatti lanciato un piano strategico per assumere la leadership tecnologica del pianeta dedicando interi distretti (oggi urbani e domani industriali) alle grandi innovazioni del futuro da qui ai prossimi 30 anni, dal Cloud computing all’Internet delle cose.

04 Aprile 2011