In Italia è pirata un software su due. In aumento i virus sui social network

SECURITY

Secondo l'analisi congiunta di Bsa, Idc e Ipsos il giro d'affari è pari a 1.4 miliardi di euro. Microsoft allerta: "Le minacce maggiori in arrivo da adware, gaming e siti porno"

di P.A.
Secondo l’annuale edizione della ricerca condotta da Business Software Alliance (Bsa) con Idc e Ipsos, la percentuale di software privo di regolare licenza installato sui pc del nostro Paese nel 2010 è pari al 49%: un dato immutato rispetto alla precedente edizione, cui fa riscontro un controvalore pari a 1.400 milioni di euro.

Per quanto riguarda la sicurezza online, secondo il Microsoft Security Intelligence Report, gli attacchi più frequenti e sofisticati in Italia provengono da attività di marketing, social network e siti di online gaming. I cyber criminali usano tattiche ed approcci sempre più sofisticati ed ingannevoli per simulare attività di marketing e sottrarre denaro ai consumatori. I metodi di attacco, aumentati in prevalenza nel 2010, includono l'utilizzo di falsi software di sicurezza (rogue), adware ed attacchi di phishing tramite i social network.

Bsa, Un software su due piratato nel nostro paese
Il mantenimento della percentuale del 49% è frutto anche di una ripresa nel corso del 2010 delle vendite di personal computer a utenti consumer, segmento nel quale i comportamenti illegali mantengono in Italia una diffusione endemica, e che controbilanciano una maggior attenzione ai rischi sottesi all’utilizzo di software non genuino rilevato in ambito business. Il sistema Italia, nel suo complesso, risulta così afflitto ancora da un tasso di illegalità che, fra le economie dell’Europa Occidentale, è secondo solo a quello della Grecia (che ci supera col 59%), e si mantiene costante nonostante il trend decrescente registrato a livello di Europa Occidentale (da 34 a 33%).

“Un rapporto fra software pirata e legale che si mantiene al 49% rimane un problema per il sistema Italia, oltre che un’occasione mancata di sviluppo economico - dice Matteo Mille, presidente di Bsa Italia - Lo dimostra il fatto che il nostro Paese rimane in Watch List nel rapporto Special 301 della US Trade Representative, la quale tuttavia, rilevando una maggior attenzione alla tematica, si riserva di condurre ulteriori analisi sul nostro Paese nel corso di quest’anno per verificare nuovamente la situazione relativa ai preoccupanti livelli di illegalità nell’impiego di prodotti digitali e nella circolazione di contenuti protetti da copyright su internet”.

“Essendo il commercio internazionale una voce essenziale dell’economia nazionale – continua Mille – riteniamo che essere considerati una nazione in cui investire è ‘rischioso’ sia una situazione alla quale è indispensabile porre rimedio al fine di influire sulla ripresa della nostra crescita economica”.

Ma perché l’Italia è da sempre caratterizzata da tassi di illegalità nell’impiego delle risorse software più tipici di un’economia emergente che di una delle nazioni del G8, fra i fondatori dell’Unione Europea? Una spiegazione la offre la ricerca, condotta da Ipsos per Bsa (e parte del Global Piracy Study 2010), la quale ha sondato l’atteggiamento di oltre 15.000 utenti in 32 mercati (tra cui il nostro) nei confronti della proprietà intellettuale e della pirateria software: dallo studio emerge che il 71% dei rispondenti è favorevole a una corretta remunerazione dei titolari dei diritti d’autore ma, con riferimento alla porzione italiana del campione, questa percentuale scende al 66%.

Gli italiani risultano complessivamente consapevoli della superiorità qualitativa del software originale rispetto a quello “pirata”, e anche di quali siano i canali più sospetti in cui è facile trovarsi ad acquistare il secondo invece del primo. Tuttavia, ritengono che la tutela della proprietà intellettuale remuneri la creatività solo al 67% (contro una media globale del 73%), che essa favorisca nuova occupazione al 59% (contro una media globale del 61%) e solo il 49% dei nostri connazionali ritiene che i benefici affluiscano all’economia nazionale (contro una media globale del 59%).

“Questa sfiducia nel concetto che un’economia legale e l’investimento nell’innovazione garantiscano uno sviluppo e un benessere maggiore per l’intero sistema rispetto a un sottobosco finalizzato a presunti ‘risparmi’ immediati ma di breve respiro è il retaggio culturale da cui sembra che il nostro Paese non sappia liberarsi, come invece stanno facendo altri Paesi emergenti, dimostrando come questa strategia abbia impatti positivi sulla crescita economica; sarà quindi proprio in questa direzione che proseguiremo con il nostro massimo impegno”, conclude Matteo Mille.

- Il valore commerciale del software illegale nella regione dell’Europa Occidentale ammonta a oltre 10 miliardi di euro, mentre a livello mondiale esso è cresciuto fino a superare i 44 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto alla prima edizione dello studio IDC nel 2003.

- I vantaggi del software legale più universalmente riconosciuti dagli utenti sono l’accesso all’assistenza tecnica (88%) e le protezioni da hacker e malware (81%).

- Una delle forme di “pirateria” più diffuse fra gli utenti è quella di acquistare una copia di un software e poi installarla su più computer (underlicensing).

Microsoft, in aumento phishing e Adware
Per quanto riguarda la sicurezza online, gli attacchi più frequenti e sofisticati in Italia provengono da attività di marketing, social network e siti di online gaming. Lo rende noto il Microsoft Security Intelligence Report, secondo cui i cyber criminali usano tattiche ed approcci sempre più sofisticati ed ingannevoli per simulare attività di marketing e sottrarre denaro ai consumatori. I metodi di attacco, aumentati in prevalenza nel 2010, includono l'utilizzo di falsi software di sicurezza (rogue), adware ed attacchi di phishing tramite i social network.

Gli attacchi informatici vengono regolarmente perpetrati mediante vere e proprie esche rappresentate sotto forma di campagne di marketing e promozioni di prodotti apparentemente legittime. Sei tra le prime dieci famiglie di malware maggiormente diffuse nella seconda metà del 2010 rientrano in queste categorie. Attraverso questi malware i criminali informatici ottengono denaro ingannando gli utenti con formule "pay-per-click", falsi annunci pubblicitari o vendita di software di sicurezza contraffatto. Il report segnala inoltre un aumento di oltre il 1200% di attacchi di phishing sui siti di social networking, diventati terreno fertile per ogni forma di criminalità informatica.

"Microsoft e le altre società dell'industria software hanno da qualche tempo significativamente migliorato le protezioni e le guide per i clienti - ha affermato Vinny Gullotto, direttore generale di Microsoft Malware Protection Center (Mmpc) - Il nostro impegno fa la differenza, ma c'è ancora tanto da fare. Assistiamo alla costante evoluzione dei metodi di attacco della cybercriminalità, come testimoniato dal notevole aumento del phishing nei social network".

Secondo il SIRv10 gli attacchi di phishing attraverso i social network sono passati dall'8,3% (rispetto a tutti i mezzi adottatti per il phishing) di gennaio 2010 all'84,5% di dicembre 2010. La popolarità dei siti di social networking e dei giochi online ha aperto nuove strade ai cybercriminali, che possono danneggiare non solo gli utenti in modo diretto, ma anche amici, colleghi e familiari attraverso l'assunzione di false identità. Questi metodi si vanno ad aggiungere a una serie di tecniche di social engineering, quali le promozioni finanziarie e commerciali, per estorcere denaro o indurre gli utenti a scaricare contenuti dannosi.

Il Security Intelligence Report mostra inoltre che i rilevamenti a livello mondiale di adware sono aumentati del 70% dal secondo al quarto trimestre del 2010, grazie anche a due nuove famiglie di adware, JS/Pornpop e Win32/ClickPotato, riscontrate tra luglio e settembre 2010. ClickPotato è un programma che visualizza annunci pubblicitari simili a messaggi popup e notifiche basandosi sulle abitudini di navigazione dell'utente, mentre Pornpop è una famiglia di adware che tenta di mostrare annunci pubblicitari di tipo popunder che visualizzano contenuto per adulti.

Questo trend è visibile anche in Italia, dove gli Adware rappresentano la principale categoria di malware rilevato. Nel 2010 infatti si è passati dal 29,3% del terzo trimestre al 32,7% nel quarto trimestre dei pc colpiti da Adware sul totale dei pc infetti. La famiglia di Adware più diffusa nel nostro Paese è JS/Pornpop (16,1% dei pc infetti), seguita da Win32/Hotbar (11,3%), mentre Win32/ClickPotato si classifica al settimo posto con il 6,1%.

“Con sempre più consumatori e device online ogni giorno, i cybercriminali hanno più maggiori opportunità di ingannare gli utenti attraverso metodi attacco come adware, phishing e software di sicurezza falsi”, ha dichiarato Graham Titterington, principal analyst di Ovum.

“Gli strumenti utilizzati dai criminali sono sempre più sofisticati e per i consumatori sta diventando sempre più difficile decifrare le comunicazioni e le promozioni legittime. È quindi importante fornire informazioni e guide su queste minacce online per aumentare le protezioni e la consapevolezza degli utenti”.

Secondo il SIRv10 il software di sicurezza falso, o scareware, è rapidamente diventato uno dei metodi più comuni con cui i cybercriminali di tutto il mondo ottengono denaro e dati riservati di utenti ignari. Le famiglie di software di sicurezza falso, di cui la più diffusa è Win32/FakeSpypro, sono apparentemente simili ad un software di sicurezza legittimo. Offrendo un falso senso di protezione possono indurre gli utenti ad accettarli, e questo provoca l’installazione automatica di tali software nel computer e la relativa compromissione. Nel 2010 Microsoft ha protetto circa 19 milioni di sistemi da software di sicurezza falso. Il 70% di questi rilevamenti, pari a circa 13 milioni, era imputabile alle prime cinque famiglie di software di sicurezza falso.

Nel quarto trimestre 2010 in Italia la seconda minaccia più diffusa è stata quella dei Misc. Potentially Unwanted Software, che ha colpito il 31,4% di tutti i pc infetti (23,9% nel Q3). Al terzo posto tra le minacce più frequenti in Italia troviamo invece i Misc. Trojans, che però sono passati dal 23,1% nel terzo trimestre al 19,9% nel quarto.

"Per contrastare l'evoluzione dei metodi di attacco dei criminali informatici, Microsoft e l’industria software continuano a collaborare con i partner e i clienti per migliorare la sicurezza e la privacy ed aumentare consapevolezza e conoscenza. Un impegno combinato può favorire la protezione della più ampia community online dalle minacce attuali e sviluppare soluzioni software più sicure per impedire ai malintenzionati di realizzare profitti illeciti", ha dichiarato Gullotto.

12 Maggio 2011