FUTURE PROOF. Caro Google, ma quanto sei grande?

FUTURE PROOF

di Maurizio Decina, professore ordinario di Reti e Comunicazioni al Politecnico di Milano
Gli Internet Service Providers (Isp) hanno sviluppato nei decenni scorsi un modello di interconnessione del traffico Internet basato sui Neutral Access Point (Nap). Il modello è articolato su una gerarchia degli Isp e su tre modalità di connessione.

1. Gli utilizzatori (consumatori e imprese) pagano la “banda di accesso” agli Isp che offrono l’accesso locale.

2. Gli Isp Locali pagano la “banda di transito” attraverso i cosiddetti Isp regionali, che si interconnettono attraverso i Nap sia tra loro che con gli Isp di Backbone (detti anche “Tier 1”, di primo livello). Il traffico di transito si paga e tra Isp regionali vale il principio della compensazione (settlement) dei pagamenti in proporzione al traffico scambiato.

3. Tra Backbone Isp Tier 1, si effettua invece il cosiddetto “direct peering”, e cioè lo scambio mutuo e libero, senza alcun pagamento - settlement-free - dei traffici dei rispettivi utilizzatori.

Arbor Networks ha misurato a fine ottobre 2010 il traffico mondiale veicolato dagli oltre 110 Isp che partecipano all’associazione Atlas, nonché il traffico veicolato da Google, che dopo l’acquisizione di YouTube si presenta come uno dei più grandi utilizzatori della capacità di trasporto globale della Rete. La figura mostra infatti che a settembre 2010 Google occupa una media pesata uguale a circa il 6,5% del traffico totale di Internet, risultando il secondo grande utilizzatore del trasporto della Rete.

L’esperto Craig Labovitz di Arbor Networks precisa che, se si tiene conto del traffico scremato con le modalità di Google Global Cache (Ggc), la stima di occupazione di Google è sensibilmente più elevata e arriva fino all’8-10% del traffico totale della Rete. Soltanto un Backbone Isp Tier 1 è comunque più grande di Google (Verizon, che possiede Mci/Uunet e che fornisce anche banda di transito a Google). Labovitz commenta il dato misurato come una crescita record rispetto alle misure fatte nel 2007: una crescita del doppio più elevata rispetto a quella generale del traffico di Internet (circa 40% all’anno, secondo Cisco).

Google opera nel settore dei motori di ricerca, fornisce il sistema operativo Android per dispositivi mobili, opera il video tramite YouTube e fornisce servizi di cloud computing a consumatori e piccole aziende. Google sta diventando sempre più grande dal punto di vista dell’occupazione globale del traffico Internet da quando ha acquistato YouTube: il video ha da tempo superato il traffico peer-to-peer e, secondo Cisco, occupa ormai quasi i due terzi della capacità della Rete. Ma Google come noto non è un Isp.

Google ha piazzato i propri data center nelle vicinanze dei Nap, come tutti i grandi content e server-farm provider (ad esempio, Netflix e Akamai), e negli ultimi anni ha effettuato una politica molto aggressiva di direct peering settlement-free (no transit) con oltre il 70% degli Isp del mondo, Isp di ogni gerarchia. Sono rimasti fuori dagli accordi di interconnessione direct peering senza pagamento un folto gruppo di Backbone Isp Tier 1 e i grandi operatori di telecomunicazioni.

L’accordo di principio dell’agosto 2010 tra Google e Verizon presentato sul tema della “net neutrality” in realtà fa riferimento ad un nuovo modello di interconnessione che è stato adottato in Internet tra i Backbone Isp Tier 1, tra cui il più grande è Verizon, e i grandi consumatori di banda della rete: i fornitori di contenuti, detti “Hyper Giants”, che offrono prestazioni di Content Delivery Networking (Cdn), tra cui appunto il più grande è Google. Secondo questo nuovo modello non c’è obbligo di free direct peering e l’interconnessione avviene a pagamento, come per i transiti, in appositi punti di scambio, chiamati Internet Exchange Point (Ixp), a cui accedono anche gli Isp regionali e locali.

23 Maggio 2011