Internet & copyright, ecco pro e contro della delibera Agcom

IL DIBATTITO

Appelli, raccolta firme, e stasera un sit in contro le regole che l'Authority sta per varare a tutela del diritto d'autore. Ma quali sono le posizioni dell'industria e dei legislatori? Il Corriere delle Comunicazioni ha ospitato, nella sua sede, un dibattito fra i protagonisti della filiera. Ecco cosa hanno detto

di Federica Meta
Come si tutela il diritto d’autore nell’era digitale senza che questo si scontri con i diritti degli utenti? La delibera 668 dell’Agcom, sottoposta a consultazione pubblica, ha provato a dare una risposta stimolando un acceso dibattito. Dibattito che vede protagonisti gli stessi membri dell’Authority, divisi sulle modalità di repressione della pirateria - chi pensa che sia sufficiente un procedimento per via amministrativa e chi sottolinea come la mancanza di un riconoscimento di un potere al tribunale leda il principio del contraddittorio, garanzia prima del nostro ordinamento giudiziario - i consumatori, preoccupati che il rispetto delle nuove libertà civili cresciute nell’era del Web non siano rispettate, e l’industria di settore per cui la questione non si può confinare alla semplice regolamentazione. Perché si sviluppi un forte mercato digitale è necessario puntare sulla diffusione della banda larga così come su un aggiornamento delle licenze. Di questo si è parlato al forum organizzato nella sede del Corriere delle Comunicazioni che ha visto la partecipazione dei commissari Agcom, Nicola D’Angelo e Stefano Mannoni, dell’avvocato Fulvio Sarzana, del presidente della Fimi Enzo Mazza e di Antonello Busetto, direttore Rapporti Istituzionali di Csit.



FULVIO SARZANA
Mi sono opposto da subito alla delibera 668 Agcom sulla tutela del copyright perché credo che il tema sia di pertinenza parlamentare (e quindi non di competenza dell’Authority), dato che riguarda la modifica di norme di carattere primario che devono tener conto delle evoluzioni tecnologiche e dei nuovi modi di fruizione della cultura. Entrando nel dettaglio, un punto che non mi convince in alcun modo è l’eliminazione del ruolo della magistratura dal procedimento, centrale invece in altre realtà, come quella statunitense dove il “notice and take down” è deciso con sentenza. Proprio la mancanza di un riconoscimento di un potere al tribunale lede il principio del contraddittorio, garanzia prima del nostro ordinamento giudiziario. Tutte queste obiezioni sono presenti nel Libro Bianco sul copyright e diritti fondamentali sulla rete internet predisposto da un gruppo di associazioni della Rete. Esso non è, come hanno detto da più parti, un documento a difesa della pirateria, ma semmai un tentativo di ispirare una qualche alternativa alla delibera. Stando ad essa, l’Agcom avrebbe il potere di chiudere - se italiani - o rendere inaccessibili del tutto - se situati all’estero - i siti accusati di violare il copyright. Un sito come Wikileaks, o come qualsiasi piattaforma Ugc potrebbe dunque essere reso inaccessibile qualora all’interno esso ospitasse anche file in violazione del diritto d’autore. Questo perché è la definizione stessa di violazione del copyright contenuta nella delibera che l’Agcom si appresta a varare a essere troppo vaga, risolvendosi in realtà nella possibilità di cancellare interi siti web privati e prestandosi così a numerosi abusi contro la libertà di espressione in Rete.

STEFANO MANNONI
L’avvocato Sarzana lamenta l’assenza di un ruolo adeguato per la magistratura, citando gli Usa. Vorrei ricordargli che lì esiste un sistema giudiziario molto diverso da quello italiano, con la decisione che arriva in 24 ore. Una tempistica che nel nostro Paese è impensabile come sa chiunque si occupi di giurisdizione. La scelta di inibire il sito per via amministrativa è certamente la via più veloce ed efficace per assicurare la tutela di chi – come i produttori di contenuti – invoca da anni e inutilmente il presidio della legalità. Circa la copertura normativa primaria del nostro potere regolamentare è ampia, trattandosi di più fonti, e non del solo Decreto Romani, che non dovrebbe essere giudicato sempre e soltanto con le lenti della politica.


NICOLA D’ANGELO
Non mi convince la chiusura per via amministrativa dei siti prevista nella delibera. Intanto non è chiaro il rapporto con il procedimento penale. Se è reato e Agcom segnala alla Guardia di Finanza , quest’ultima che fa, avvisa il giudice o fa l’istruttoria per l’Autorità? Altro aspetto importante si prevede un meccanismo che potenzialmente può ledere le nuove libertà civili, cresciute assieme all’evolversi del Web. Il tema del diritto d’autore, al pari di quello sulla web-TV non può essere trattato con forme di intervento repressivo in via amministrativa. Senza contare la possibilità tecnologica di eludere questi provvedimenti, e bene ha fatto Calabrò nella sua relazione a chiedere un intervento di regolazione sovranazionale. Inoltre l’Agcom dovrebbe dotarsi di una struttura complessa che attualmente non esiste.


STEFANO MANNONI
Non è vero in alcun modo che il provvedimento amministrativo rappresenti una minaccia per i diritti fondamentali. Tanto per cominciare, l’Italia ha esplicitamente ripudiato il modello Hadopi, proprio perché non garantiva i diritti dell’utente. Il nostro obbiettivo è più pragmatico, ossia l’oscuramento dei siti che vivono di pirateria o la rimozione selettiva del materiale illecito. Abbiamo immaginato precise garanzie procedurali, primo fra tutti il principio del contraddittorio. L’Autorità, ricevuta la segnalazione circostanziata della parte lesa, effettua una breve verifica in dialettica con le parti. Con ciò intendo sottolineare che non esiste alcuna volontà vessatoria rispetto alle cosiddette libertà digitali, semmai l’esigenza di trovare un equilibrio tra le prerogative degli utenti e il rispetto della legge e della proprietà. In secondo luogo, non dimentichiamo il ruolo del giudice amministrativo che potrà essere adito dalle parti. Una cosa però vorrei che fosse chiaro: non c’è regolamentazione che abbia un minimo senso, senza la possibilità di oscurare i siti esteri che di pirateria prosperano. Accanirsi contro i soli siti italiani sarebbe derisorio e inefficace. Credo che occorra anche contestualizzare il tema del diritto d’autore all’interno del dato macroeconomico, ovvero mettere a fuoco la crisi che a causa del dilagare della pirateria attraversano le aziende produttrici e distributrici di contenuti. È pensabile lasciare che vada in malora un settore come il videonoleggio che occupa decine di migliaia di persone?


ANTONELLO BUSETTO
Come ricordato dal commissario Mannoni la questione della crisi del settore è importante. Ecco perché Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici crede che la questione del copyright vada affrontata con un approccio complessivo che, partendo dalla normativa in senso stretto consideri tutto il contesto digitale. Esiste una stretta connessione tra la tutela del diritto d’autore digitale e lo sviluppo della rete e un’infrastruttura efficiente è alla base del decollo del mercato dei contenuti legali, il cui business va ad impattare positivamente anche sugli investimenti nei nuovi network. Cosa che invece non garantiscono il peer to peer o il download illegali che sfruttano un bene prezioso quale è la banda. Detto questo, la Federazione, che ha partecipato alle consultazioni ed alla successive audizioni promosse dall’Agcom sulla materia, ritiene che la delibera Agcom, verificata la compatibilità con l’attuale quadro normativo, rappresenti un modello di tutela più equilibrato – e per questo più efficace – rispetto all’Hadopi francese e sostiene l’utilità degli interventi, anche a carattere normativo, finalizzati a tutelare gli interessi delle imprese associate considerando l’importanza culturale ed economica della proprietà intellettuale (in particolare di opere audiovisive e software) e degli investimenti in tecnologie, infrastrutture e professionalità della filiera produttiva dell’Information, Communication and Media Technology come requisiti indispensabili per consentire la creazione del valore, la creatività e la diffusione nel mercato dei contenuti digitali. Csit condivide in particolare l’ipotesi di operare in maniera pressoché automatica purché gli automatismi da adottare vengano messi a punto insieme agli operatori interessati per massimizzarne l’efficacia, limitare i costi e corrispondere alle responsabilità dei soggetti interessati, come previsto in particolare dal decreto legislativo n. 70 del 2003 che esenta gli Internet Service Provider in assenza di consapevolezza dello sfruttamento illecito dei contenuti.


ENZO MAZZA
Noi siamo d’accordo con l’approccio auspicato da Csit. È necessario lavorare sulla banda larga e sulla diffusione delle nuove reti che sono la testa d’ariete dei contenuti digitali legali: per ogni punto percentuale in più di banda larga il mercato musicale cresce del 2%. Si tratta di un settore dove il modello di business è cambiato più velocemente. Prima c’è stato iTunes a fare da apripista; e ora Apple inaugura una nuova era aprendo alla cloud music con il servizio iCloud. Esistono, dunque, già soluzioni di fruizione legale dei contenuti digitali. Ma in Italia non decollano: gli utenti non le utilizzano perché c’è un fortissimo mercato illegale che impedisce a quello legale di generare un fatturato tale da garantire il ritorno degli investimenti, sia dei produttori ”classici” sia di altri operatori (le telco, la Gdo), che iniziano a muovere i primi passi. In un contesto siffatto è certamente auspicabile che, nel tempo, si aggiorni la legge sul diritto d’autore con un iter parlamentare, ma nel frattempo serve un intervento di emergenza che salvi l’industria musicale italiana: ogni trimestre registra un -20% di fatturato ed è costretta a lasciare a casa i dipendenti. Allora va sgombrato il campo da falsi ideologismi e si deve guardare ai fatti: la delibera Agcom rappresenta un modello equilibrato tra rispetto dei diritti degli utenti e salvaguardia del settore. In particolar modo, ci convince la possibilità di rimozione selettiva dei contenuti illegali da un sito (previo contraddittorio) e il blocco della piattaforma in caso di operatore non collaborativo, i cui server sono quasi sempre localizzati all’estero. Si tratta – ripeto – di interventi “di minima” necessari senza i quali si darebbe la stura al dilagare dell’illegalità.


FULVIO SARZANA
Il settore musicale ha sicuramente fatto grandi passi in avanti per quel che riguarda l’offerta legale - penso ad iTunes o anche ad altre piattaforme recentemente lanciate, sempre da Apple, come iCloud – ma negli altri comparti, quello cinematografico in primis, si pretende ancora di far valere un sistema, che va dal copyright alle finestre di programmazione, non più efficace nell’era digitale. E poi, ogni intervento che voglia dirsi efficace nel tempo deve partire dalla comprensione del reale impatto della pirateria: se si stima eccessivamente il fenomeno a monte, la contromisura a valle sarà sproporzionata. Il polso reale della situazione lo danno i numeri. I dati diffusi da agenzie governative, come quella olandese, dicono che chi scarica è spesso il miglior acquirente dei beni nei circuiti legali, con una tendenza al consumo più elevata della media; i numeri dicono pure che nel 2010 si è registrato il record assoluto di incasso nelle sale cinematografiche.

ENZO MAZZA
Spiace dirlo, ma le posizioni espresse da Sarzana non favoriscono in alcun modo lo sviluppo dell’economia digitale. Ciò che lui dice fa invece agio a società come Google e Facebook che hanno interesse a che la Rete non sia regolata per trarne più ampi margini manovra e non dover giustificare il loro rifiuto di investire sulle infrastrutture.

FULVIO SARZANA
Mi preme ricordare che l’economia digitale italiana non soffre solo per un difetto di natura infrastrutturale ma anche normativo. Da noi il quadro legislativo non è al passo con i tempi: manca ad esempio una regola sul “fair use” che riconosca l’uso amatoriale di un contenuto come forma legale di utilizzo del contenuto stesso. Una modifica, questa, che potrebbe giustificare in parte anche modalità di enforcement più puntuali.


NICOLA D’ANGELO
Concordo sulla necessità di lavorare all’elaborazione di offerte per musica e video che favoriscano un uso legale dei contenuti, pensando ad esempio di rivedere il sistema delle licenze verso forme condivise. Ma credo anche che i provvedimenti adottati in tema di copyright digitale e, più in generale, delle Rete, siano affetti da un vizio di fondo, ovvero quello di essere partiti e mutuati dal settore televisivo.
Si è cioè pensato di adottare per Internet lo stesso modello regolatorio previsto per le televisioni, non tenendo conto che il Web per sua natura possiede una dimensione sociale e politica che altri media non hanno e che va protetta. Ecco perché credo sia fondamentale rivedere l’assetto normativo primario e portare in Parlamento tale questione.
A questo punto, credo che sia fondamentale riaprire il dibattito in materia con l’obiettivo di studiare regole il più possibile condivise, su cui si ritrovi il consenso delle istituzioni, del mercato e dei consumatori. Serve, insomma, dare vita a nuovi tavoli di lavoro dove affrontare le questioni più spinose con l’obiettivo di elaborare un nuovo sistema normativo che rispetti il diritto d’autore e insieme le nuove libertà dei cittadini esercitata attraverso la rete .
Un sistema realmente funzionante che non si impantani tra l’altro in corsi e ri-corsi davanti al Tar e al Consiglio di Stato, come rischia di accadere a questo tipo di regolamentazione.


ANTONELLO BUSETTO
Csit ritiene necessario un aggiornamento della normativa sulla tutela del diritto d’autore, riconosciuta peraltro anche da Agcom e Antitrust; l’informazione e la sensibilizzazione degli utenti verso la fruizione legale dei contenuti digitali da portare avanti anche con la scuola; l’ampliamento del mercato dei contenuti on-line nell’ambito di modelli di business orientati ai desiderata della domanda.
Quest’ultimo ci sembra un punto particolarmente importante perché, come affermato dal presidente Calabrò in occasione della relazione annuale dell’Autorità, nei Paesi dove la banda larga è più sviluppata come Olanda, Germania e Regno Unito, è minore la pirateria e conveniente un’offerta legale competitiva.
Purtroppo questa è una priorità che in Italia deve fare i conti con la scarsa diffusione delle applicazioni e dei servizi Internet presso i cittadini utenti.
Secondo il Rapporto Analysys Mason presentato recentemente da Asstel, in Italia abbiamo, su rete fissa, una penetrazione del 54% delle famiglie a fronte del 78% in Francia, 72% in Uk 65% in Germania. Il ritardo non è ascrivibile alle infrastrutture la cui copertura è del 91,6% ma piuttosto a fattori di natura sociale e culturale: oltre il 40% degli italiani non ha mai usato un Pc quando in Uk solo il 10% ha una scarsa alfabetizzazione informatica.
Anche Assinform, nel suo Rapporto 2010, a fronte di una repentina crescita del mercato dei contenuti digitali a seguito di un’offerta e una fruizione “smart” e della diffusione delle apparecchiature di nuova generazione, evidenzia una flessione del 2,5% nel mercato Ict che scende a 60,23 mld di euro (già nel 2009 la perdita era stata del 4,2%) e la contrazione maggiore 3% si è avuta nel comparto software e servizi. Come si vede quindi il contesto di riferimento non è incoraggiante e speriamo che l’iniziativa dell’Autorità possa avere risultati positivi per le imprese anche nell’ambito del Tavolo Tecnico che dovrà monitorare l’evoluzione tecnologica e del mercato.
Sono molteplici infatti le novità che caratterizzeranno gli scenari futuri. L’avvento della Cloud Economy, le Web application, la realtà virtuale, il 3D, i pagamenti elettronici, internet delle cose, aprono prospettive digitali tutte da scoprire dove i contenuti sempre più vari e ad alto livello qualitativo saranno una componente determinate per gli sviluppi futuri verso un “Content as a service”. Con una progressiva trasformazione dei mezzi utilizzati e delle forme di fruizione molto potenti serviranno anche nuove idee per risolvere i problemi di privacy e di tutela dei diritti d’autore. Scenari innovativi quindi, nuovi equilibri e nuove regole che sappiano coniugare diritti e doveri, garantendo gli opportuni ritorni agli operatori del mercato e le necessarie tutele ai cittadini digitali.

05 Luglio 2011