News online a pagamento: un italiano su quattro dice sì

CENSIS

Rapporto Censis-Ucsi: la maggior parte dei navigatori vuole la rete "libera" ma balza al 25% la fetta degli utenti disposti a spendere per ottenere informazioni di qualità. Intanto cresce il ruolo di Facebook come fonte di notizie. Il direttore generale Roma: "Si sgretola la cultura dei media che abbiamo conosciuto finora"

di Federica Meta
Sfonda la soglia del 50% l'utenza di Internet percepito come un mezzo “più libero e disinteressato”, mentre la carta stampata perde il 7% di lettori in due anni ed è fuori dalla dieta mediatica di oltre il 50% dei giovani. E sono proprio i giovani che fanno volare gli smartphone e per informarsi usano i tg (69,2%) tanto quanto Google (65,7%), Facebook (61,5%) e guardano i programmi su YouTube. È questa la fotografia scattata dal Censis-Ucsi nel nono rapporto sulla comunicazione “I media personali nell'era digitale”, presentato oggi a Roma dal presidente dell'Istituto di ricerca Giuseppe De Rita e dal direttore generale, Giuseppe Roma e discusso da Andrea Melodia, presidente dell'Unione Cattolica Stampa Italiana.

Dalla ricerca emerge, dunque, un dato chiave: l'utenza di Internet è cresciuta di oltre il 6% in due anni attestandosi al 53,1%. Ma mentre cala il digital divide, aumenta invece il press divide: se nel 2009 era del 60,7% la percentuale degli italiani che si accostava a mezzi a stampa accompagnati da altri media, ora è scesa al 54,4%. In particolare, i quotidiani a pagamento (47,8% utenza) perdono il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011, ed è stabile la lettura delle testate giornalistiche online (+0,5%, con un'utenza del 18,2%).

Nel mondo dell'informazione, la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l'80,9% degli italiani li utilizza come fonte. Tra i giovani però il dato scende al 69,2% avvicinandosi molto al 65,7% raggiunto dai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook. A livello generale, dopo i tg i più seguiti sono i giornali radio (56,4%), i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%). Seguono il televideo (45%), i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti di informazione (29,5%), Facebook (26,8%) e i quotidiani on line (21,8%). Secondo gli italiani, inoltre, la categoria dei giornalisti è competente (76,9%) ma poco indipendente (67,2%). E considerando una scala da 1 a 10, la tv è credibile al 5,74, i giornali al 5,95, la radio di più (6,28) e Internet (6,55) è percepito come un mezzo “più libero e disinteressato”.

Capitolo a parte la tv. Secondo l'indagine, l'utenza complessiva rimane stabile al 97,4% ma è avvenuto un ampio rimescolamento. Gli spettatori del digitale terrestre sono aumentati in due anni di oltre 48 punti percentuali arrivando al 76,4%, ovviamente a scapito della tv analogica (-27,1%). La tv satellitare, invece, si mantiene costante (35,2%). La web tv aumenta di ulteriori 2,6 punti percentuali nell'ultimo biennio, con un'utenza complessiva al 17,8%. Mentre la mobile tv rimane a livelli bassi, relegata a un pubblico saltuario e di nicchia (0,9%). La web tv, invece, aumenta di ulteriori 2,6 punti percentuali nell'ultimo biennio, con un'utenza complessiva al 17,8%. E sono soprattutto i giovani (14-29 anni) a diversificare le possibilità di fruizione delle trasmissioni tv. Il 95% utilizza la tv tradizionale (analogica o digitale terrestre), il 40,7% la web tv, il 39,6% la tv satellitare, il 2,8% l'Iptv, l'1,7% la mobile tv. La stessa fascia d'età traina anche l'uso di smartphone, (+3,3% in genere, con un'utenza che sale complessivamente al 17,6% e al 39,5% tra i giovani).

Dalla ricerca, infine, arriva la conferma che oggi ognuno si costruisce palinsesti “fatti su misura”. Indipendentemente, dall'uso del televisore, infatti, il 12,3% della popolazione italiana attinge ai siti delle stesse emittenti tv per seguire i programmi prescelti; il 22,7% utilizza YouTube; il 17,5% segue programmi tv scaricati tramite il web da altre persone. Il dato relativo ai giovani che guardano i programmi su YouTube sale al 47,6% (il 20,1% lo fa abitualmente). Il 36,2% dei giovani, inoltre, segue programmi scaricati da altri (si tratta di ragazzi che si scambiano file tra di loro) e il 24,7% ricorre ai siti web delle emittenti tv. Nei programmi seguiti via Internet, musica (18,3%), sport (11,7%) e film (9,9%) sono ai vertici dell'interesse.

In questo contesto il Censis la maggioranza degli italiani pensa che il web debba restare gratuito anche se c'è una percentuale non piccola - il 25% - disposto a pagare.
Andando nello specifico, per il 15,4% degli italiani "è giusto pagare i contenuti di qualità per non sottrarre risorse alla professionalità, mentre per il 9,6% i contenuti vanno pagati perché la libertà di espressione dipende anche dai bilanci degli editori". Questi due dati sommati, danno appunto il 25%, pari ad 1 italiano su 4.

Tuttavia, va sottolineato che per la maggioranza degli italiani, il 74,9%, il web dovrebbe restare gratuito: per il 39,1% "perché la forza della rete è la piena libertà dell'utente", mentre per il 35,8% perché "gli editori possono contare sugli introiti pubblicitari". E sono soprattutto i giovani (49,3%) ad avere la visione della rete come luogo in cui la libertà dell'utente verrebbe minata se dovesse venir meno la gratuita".

E c'è un altro dato interessante. L'opinione prevalente su chi dovrebbe pagare per i contenuti d'informazione professionale disponibili su Internet vede in pole position (43,8% delle risposte) gli aggregatori di notizie (vedi Google), seguiti dai service provider "che ottengono ricavi grazie al traffico generato dai contenuti" (35,2%). E solo il 14,7% degli intervistati pensa che il copyright vada protetto introducendo il meccanismo dei micropagamenti, altra formula considerata salva-crisi. La percentuale scende al 15,5% per i giovani, e sale al 17,3% per i soggetti più istruiti.

"Siamo in una situazione di sgretolamento rispetto alla cultura dei media a cui siamo abituati - sottolinea Giuseppe Roma, direttore generale del Censis - Internet non ha 'fregato' i media ma si è integrato, entrando nella vita di tutti noi. I giovani stanno cambiando le funzioni e le organizzazioni dei media, e anche i palinsesti se li fanno da soli".

Per Andrea Melodia, presidente Ucsi, "bisogna prendere coscienza dell'enorme 'complicazione' che sta avvenendo nel mondo dei media".

"Da questo Rapporto sulla comunicazione si evince che c'è la riscossa dell'hardware, con l'invasione dei tablet e degli smartphone, è per questo che il governo deve accelerare sulla banda larga - osservato Cesare San Mauro di 3 Italia mentre per Maurizio Costa, amministratore delegato di Mondadori, quella di Internet "è una grande rivoluzione che ci vede attenti. Ad esempio, il mercato degli e-book in Italia è ancora residuale ma si evolverà con lo sbarco nel settore di Google, Apple e Amazon".

13 Luglio 2011