Web 2.0 sul posto di lavoro? Le aziende europee dicono "ni"

IL REPORT

Trend Micro: la metà delle imprese è favorevole all'utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei dipendenti, ma altrettante temono cali di produttività

di Federica Meta
Se l’uso delle nuove tecnologie Web 2.0 sta prendendo piede tra gli utenti, non solo nella sfera privata ma anche in quella lavorativa, lo stesso non si può dire delle aziende che, al contrario, temono gli effetti in termini di calo della produttività e protezione dei dati aziendali.

A portare alla ribalta questa trend è l’indagine "Potere alle persone? Gestione della democrazia tecnologica sul posto di lavoro", effettuata da The Economist Intelligence Unit per conto di Trend Micro su un campione di 390 dirigenti di Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Svezia e Russia. La ricerca ha messo in evidenza che poco meno della metà degli intervistati (il 48%) si dichiara favorevole a incrementare la libertà tecnologica nella propria azienda, ma nel contempo, quasi la stessa percentuale (il 47%) dichiara l’esatto contrario.

In questo contesto i lavoratori reclamano una maggiore “democrazia tecnologica” per poter usare applicazioni come i social network e svolgere meglio il proprio lavoro.

Le società europee restano però scettiche di fronte al concetto di democrazia tecnologica. La diffusione di questi tipi di hi-tech amplia, sì, la libertà di scelta dei dipendenti introduce ma molte incognite in un sistema prestabilito di funzioni e responsabilità nel settore IT e, pur creando nuove opportunità professionali, espone le aziende a rischi che per anni hanno tentato di gestire e contenere.

Dal sondaggio emerge che più del 40% dei dirigenti europei sarebbe pronto ad affrontare i rischi legati alla democrazia tecnologica pur di sfruttare al massimo i vantaggi per le aziende, mentre il 23% reputa che rischi e opportunità si equivalgono. Il 31%, invece, sostiene che sono maggiori i rischi rispetto alle opportunità. I vantaggi principali individuati dagli intervistati consistono in una maggiore innovazione (31%), il morale dei dipendenti più alto (27%), e una più efficace collaborazione con i partner esterni (25%)..
Le aziende concordano inoltre sul fatto che i rischi principali legati alla democrazia tecnologica sono il calo della produttività (35%), la perdita di informazioni riservate (32%) e una maggiore vulnerabilità ai virus (24%). Da un lato infatti, fino ad ora non sono pochi i dipendenti che hanno sprecato un consistente lasso di tempo di lavoro utilizzando applicazioni Web 2.0 per scopi personali; dall’altro, alcune aziende hanno subito ingenti danni a causa della pubblicazione di informazioni sensibili sui blog.

Nello specifico le imprese italiane concordano sul fatto che sia aumentato l'uso di social network e applicazioni simili sul posto di lavoro: ne sono certi ben il 42,9% degli interpellati mentre il 34,7% dichiara di ritenere il fenomeno probabile anche se non ne ha la certezza. Per il momento, tuttavia, l'uso dei social network sul posto di lavoro, secondo il 71,4%, sembra rispondere più a un'esigenza personale dei dipendenti che a una necessità di tipo lavorativo. Il 63% ritiene di poter avere fiducia nel fatto che i dipendenti usino le applicazioni e i dispositivi in modo appropriato rispetto agli scopi lavorativi.

La percezione dei rischi da parte dei manager italiani è sostanzialmente simile a quella dei colleghi europei: secondo il 42,8%, infatti, l'uso dei siti di social network avrebbe incrementato i rischi per la sicurezza dei dati aziendali. Alla domanda "come i senior manager dell'azienda valutano il trade off rischi - opportunità nel concedere maggiore libertà di usare le nuove tecnologie Web 2.0 sul posto di lavoro" , il 38,8 % ritiene le opportunità superiori ai rischi contro un 28,5% che le ritiene inferiori. Ben il 30,6% ritiene vi sia invece allo stato attuale un bilanciamento tra le due voci. I timori legati alla diffusione delle nuove tecnologie sul posto di lavoro sono simili a quelli manifestati dai manager degli altri paesi: il 46,9% è d'accordo nel valutare la riduzione della produttività dei dipendenti come uno degli inconvenienti più probabili derivanti dall'uso dei social network, ma non solo.

Secondo il 32,7% i siti di social network (in particolare Facebook e LinkedIn) potrebbero mettere a repentaglio le informazioni aziendali. Nonostante ciò, i manager italiani sembrano preferire una regolazione "soft" delle nuove tecnologie: ad essere colpite da un divieto assoluto di impiego potrebbero essere invece le applicazioni e i siti di file sharing (un'indicazione data dal 59,2% degli interpellati).

Ma quali sono strategie da mettere in campo per evitare la “democrazia tecnologica” si trasformi in una minaccia alla sicurezza aziendale? Secondo lo studio è essenziale redigere linee guida specifiche per l’uso delle nuove tecnologie e formare i dipendenti. È inoltre necessario sviluppare strumenti di social network interni all’azienda e favorire la collaborazione tra unità aziendali e team IT.

31 Marzo 2010