Genitori "passivi" di fronte ai pericoli dei social network

IL REPORT

Trend Micro: aumentano le informazioni personali pubblicate in Rete dai ragazzi, ma non la consapevolezza sui rischi di un uso scorretto del web 2.0. "Solo il 30% degli adulti sa come impostare le regole di privacy su Facebook"

di Nicolò Salvatore
Quanto sono consapevoli genitori e figli italiani riguardo il loro rapporto con internet? A questa domanda ha risposto l’indagine commissionata da Trend Micro ad A&F Research, che ha coinvolto 210 ragazzi tra gli 8 e i 16 anni e 90 genitori. Il quadro che emerge non è positivo: scarsa la consapevolezza su vantaggi e rischi del web 2.0 e in particolare delle piattaforme di social network, utilizzate da oltre l’82% dei ragazzi intervistati. E latita anche lo scambio di informazioni fra genitori e figli: solo il 33% condivide coi figli la scelta dei siti e il 60% si limita a parlarne genericamente. E ancora: basso il livello, a tutte le età, di consapevolezza dei rischi e dei modi per tutelare la privacy. Solo il 30% dei genitori sa, ad esempio, come impostare le regole di privacy in Facebook.

Proprio l’esplosione di siti come Facebook ha fatto inevitabilmente aumentare il bagaglio di informazioni personali in rete e disponibile a tutti. E nella “valigia” online degli under 15, sono finiti dati quali la condivisione degli indirizzi e-mail (66,7%), foto personali che possono anche riguardare familiari (56,2%), informazioni su scuola frequentata (41,9%), su eventi a cui si prenderà parte (27,1%) e sugli amici (26,2%). E c’è chi pubblica in rete persino il proprio indirizzo di casa: lo fa il 20,5 % dei giovani intervistati.

Per non parlare di informazioni sui luoghi frequentati abitualmente (18,1%). E più si sale con l’età più aumenta la quantità di giovani e quindi di informazioni condivise con la community virtuale: l’81,4% degli over 15 pubblica immagini personali, il 62,9% rende noto il nome della scuola, il 51,4% i propri appuntamenti. E tre giovani su 10 informano il network sui luoghi dove si recano più frequentemente.

Per quanto riguarda i genitori, l’83,3% pubblica l’indirizzo e-mail, il 52,2% la data di nascita, il 42,2% il proprio indirizzo. Percentuale, quest’ultima, che fa il paio con quella della pubblicazione delle foto personali in linea con il dato emerso dalle interviste con i figli.

Scarso – sostengono gli analisti di A&F Research – il livello di informazione da parte di giovani e genitori che, per lo più, ignorano le conseguenze del cattivo utilizzo di questi potenti canali di comunicazione. I genitori sono maggiormente preoccupati per i figli più piccoli (4,38% su una scala da 1 a 5), che per quelli dagli 11 ai 14 anni (3,76%) e dai 15 ai 16 (3,47%). E i loro timori riguardano soprattutto la pornografia (70%), la pedofilia (67,8%) e il contatto con individui sconosciuti (56,7%). Ci sono inoltre ulteriori problematiche come il cyber-bullismo e il gioco d’azzardo online che interessano entrambi per il 34,4% l’attenzione degli adulti.

Ma non sono solo i possibili tranelli in cui ci si può imbattere ad angosciare gli utenti della rete. Anche le possibili ripercussioni di ciò che viene condiviso è un particolare che non va sottovalutato.

I ragazzi temono per il 75% che i loro genitori possano vedere foto o video in cui stanno bevendo o fumando, per il 60% che vengano sorpresi in abbigliamento non consono e per il 50% mentre fanno scherzi o bravate.
Anche i loro tutori si sentono minacciati dalla visibilità dei contenuti in internet. Il 43,3% di loro ha paura di essere scoperto in atteggiamenti sconvenienti, il 35,6% in questioni riguardanti l’ambito sentimentale e il 30% mentre sono ubriachi o stanno fumando, proprio come la loro giovane prole.

E dove chiedere consiglio proprio in caso di bisogno? Per i ragazzi più grandi la scelta migliore sono gli amici (65,7%), seguiti dai genitori (30%) e le fonti specializzate in internet (27%). Gli insegnanti invece sono fermi al 20% delle preferenze in caso di necessità. Gli adulti, invece, si affidano al passaparola (37,8%), agli amici (35,6%), a colleghi (27,8%) e parenti (26,7%). Differentemente dai figli, non scandagliano i siti specializzati e risultano meno capaci di interagire con gli strumenti informatici per risolvere le proprie difficoltà.

Tutto sommato, genitori e figli sono entrambi consapevoli di non essere consapevoli. I primi si fidano quasi ciecamente dei loro giovani protetti (6,79% in una scala da 1 a 10), pur non considerando valido l’aiuto del web in caso di necessità e non essendo sicuri della possibilità di poter cancellare ciò che pubblicano in rete (il 5,9% crede di poterlo fare, il 5, 89% no). I secondi sono consapevoli dell’appoggio dei propri parenti e di essere in grado di selezionare ciò che va pubblicato in bacheca, la piazza di Facebook (6,97%), di poter cancellare ciò che viene scritto (6,73%) e di poter rendersi anonimi (6,46%).

02 Luglio 2010