Vola l'e-commerce italiano. Nel 2010 mercato a +16%

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Studio Polimi-Netcomm: trainano l'Abbigliamento e il Turismo. Acquirenti online a quota otto milioni. Liscia: "Ma siamo ancora indietro rispetto al resto d'Europa"

di Federica Meta
Il 2010 è l’anno della ripresa per l’e-commerce B2c in Italia, dopo che il 2009 si era chiuso in linea con il 2008. A scattare la fotografia uno studio dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Netcomm, secondo cui la crescita complessiva è del 16% su base annua e quella delle vendite di prodotti al +20% circa.

Nel dettaglio dei comparti è l’Abbigliamento a far registrare l’incremento più elevato con il 43% di crescita rispetto al 2009. Tutti gli altri settori hanno incrementi compresi tra l’11 ed il 19%: +19% per il Grocery, +18% per le Assicurazioni, +15% per il Turismo, +14% per l’Editoria, musica ed audiovisivi e +11% per l’Informatica ed elettronica di consumo. Anche l’insieme dei comparti merceologici inclusi nell’aggregato “Altro” (ad esempio il Made in Italy, le ricariche telefoniche, il ticketing) cresce con tassi interessanti nell’intorno del 10%.

In valore assoluto, i maggiori contributi alla crescita provengono dal Turismo con +443 milioni di € e dall’Abbigliamento, con +149 milioni. Il Turismo si conferma anche nel 2010 il primo settore dell’e-commerce in Italia con un quota del 52%. Seguono l’Informatica ed elettronica di consumo con il 10%, le Assicurazioni con il 9%, l’Abbigliamento con il 7% (sempre più significativo grazie a una crescita ampiamente superiore alla media), l’Editoria musica ed audiovisivi con il 3% e il Grocery con l’1%. Il restante 18% è costituito da tutti gli altri comparti, tra cui si distinguono per importanza il canale c2c di eBay, le ricariche telefoniche (quasi il 5% delle vendite online) e il ticketing per eventi (2% circa). Nonostante la buona crescita dei comparti di prodotto, i servizi continuano ad avere un peso superiore al 65% del valore delle vendite, contrariamente a quanto accade da tempo nei principali mercati stranieri.

“Nel 2010 si è aperto un nuovo capitolo per l’ecommerce italiano. Superata la crisi dell’anno precedente tutti i numeri hanno ricominciato a crescere. I merchant, i compratori, gli internauti che si informano prima dell’acquisto. Questo non cambia però il panorama di profondo ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi. Infatti poco più del 12% degli italiani utilizzano questo canale. – commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano -. Gli acquirenti online in Italia hanno raggiunto quota 8 milioni, spinti certamente anche da fenomeni sociali come Facebook,Ttwitter e tutti i siti in cui le persone entrano alla ricerca di relazione, informazione e svago e poi acquisiscono una dimestichezza tale da superare il divario tecnologico e quindi anche la sfiducia nel mezzo. Questa forte crescita comporta l’interesse di grandi player internazionali verso il mercato italiano. Il più significativo è quello di Amazon che, comprando BuyVip lo scorso ottobre, ha fatto un passo molto importante sul mercato europeo e in particolare su quelli spagnolo e italiano”.

In aumento anche il peso dell’e-commerce sul totale vendite retail: nel Turismo siamo al 12,5%, nell’Editoria al 4,5%, nell’ Informatica ed Elettronica di consumo al 3%. L’e-commerce cresce a tassi decisamente superiori a quelli del commercio sui canali tradizionali. L’effetto è un aumento del peso dell’e-commerce sul totale vendite retail. Il Turismo rimane, tra i principali comparti, quello con il tasso di penetrazione più elevato, pari al 12,5%. Seguono l’Editoria, musica ed audiovisivi con il 4,5%, l’Informatica ed elettronica di consumo e le Assicurazioni con valori superiori al 3% circa ed infine l’Abbigliamento che si avvicina alla soglia dell’1%. Con valori dell’online quasi trascurabili rispetto al totale vendite retail troviamo il Grocery, l’arredamento e i prodotti per la casa. Il risultato complessivo – tenuto conto che abbigliamento e alimentari sono di gran lunga le voci di spesa principali – è un peso dell’e-commerce sul totale retail che supera di poco l’1%. Un valore ancora molto basso se si considera che la penetrazione in Uk è del 10% circa, in Germania del 7% e in Francia nell’intorno del 5%. Questo disallineamento è principalmente riconducibile al numero di acquirenti online che, nel nostro Paese, nonostante nel 2010 si passi da 7 a 8 milioni circa, resta ancora decisamente inferiore rispetto ai 28, 20, 34 milioni di Uk, Francia e Germania rispettivamente.

La spesa media annua dell’acquirente italiano è invece allineata a quella dei consumatori online francesi e tedeschi con valori compresi tra gli 800 ed i 900 € ed è significativamente più bassa di quella dei web shopper inglesi pari a oltre 1.400 €.
Infine l’export in crescita cresce del 19% a quota 1,05 miliardi di euro. Moda, voli e hotel sono le categorie merceologiche più vendute all’estero. L’export cresce ad un tasso di poco superiore all’eCommerce nel suo complesso e arriverà a pesare il 16% del venduto da siti italiani. Turismo e Abbigliamento rappresentano il 59% ed il 24% dell’export rispettivamente. Le categorie merceologiche più apprezzate dai clienti stranieri sono i biglietti aerei, la prenotazione di hotel e il fashion italiano, tanto che alcuni tra i brand più noti della moda Made in Italy hanno una quota di export – prevalentemente in Unione Europea, Stati Uniti e Giappone – decisamente superiore alle vendite effettuate in Italia. Il resto dell’export è riconducibile alle transazioni abilitate da eBay e alle vendite di prodotti tipici, di prodotti di Informatica ed elettronica di consumo verso Paesi limitrofi e di libri in lingua italiana per i nostri connazionali residenti all’estero.

La bilancia import-export dell’eCommerce italiano è però nel complesso negativa. Il valore assoluto dell’import è infatti pari ad oltre 2 miliardi di €, più del doppio del valore dell’export, essenzialmente riconducibile alla biglietteria aerea (ad esempio Easyjet, Ryanair) e alla prenotazione di hotel (Booking su tutti) che insieme valgono oltre i tre quarti dell’acquistato da parte di italiani su siti stranieri.

Parallelamnete alla crescita del mercato cresce anche il numero di imprese attive nello shopping online. Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commeercio di Milano la crescita è stata del 25%, arrivando a quota 6.896 nel terzo trimestre 2010. A guidare la classifica c'è la Lombardia, dove un'impresa su 5 (18,5%) è attiva nella vendita di merci online. Fanno bene anche Lazio (12,8%), Campania (8,6%) ed Emilia Romagna (8,1%).

11 Novembre 2010