TRIPWIRE. L'italiano dimenticato dalla PA

TRIPWIRE

di Piero Laporta
La camera di commercio di Milano offre online un “dizionario del burocratese”, utile se “recepite” un “atto” della PA cui un altro documento è “attergato”, cioè scritto “a tergo”. Oppure potreste inciampare in un macabro “de cuius”, il defunto, com’è indicato dai notai nei testamenti, che la PA rivitalizza in “colui che ha diritto a”, fregandosene che sia morto. Altri lemmi, “zonizzare”, derivato da “zona”, “elasso”, un poetico tempo trascorso, “dazione”, parola corrotta in tutti i sensi, sono potenzialmente angosciosi, uno sbarramento fra noi e una lingua, il burocratese, parente comunque stretto dell’italiano.

Su http://athos.mi.camcom.it/dizionario/index.phtml e chiediamo di “attergare”. Risposta “Non ci sono termini per la parola inserita”. Non c’è neppure “de cuius”, anzi è una sola parola “decuius”, errore che racconta la svanita padronanza del significato. C’è la versione meno losca di “dazione”, pagamento o saldo, non c’è “zonizzare”, né “elasso”. In compenso impazzano banalità come “alienare”, “accesso”, “autenticare” o “fattura” e “frode”, sui quali il compilatore s’arrovellò, lambiccandone significati a lui angosciosamente oscuri.

Il dizionario materializza lo sforzo della PA ambrosiana di farsi capire, persino onorando l’obliato “Codice di stile delle comunicazioni scritte ad uso delle amministrazioni pubbliche”. Allo stesso tempo certifica, mediante lemmi banali, che il burocrate è lontano dalla lingua comune, tanto da reputarla eccentrica. Nel sito c’è una casella “invia il tuo suggerimento”, dove inserire un lemma e il suo significato. Non ho resistito. Ho scritto “Studiate l’italiano”. Recepiranno?

24 Gennaio 2011