Hillary Clinton: "Gli Usa per un Internet aperto, ecco le tre sfide"

HILLARY CLINTON

Il Segretario di Stato delinea i principi su cui dovrà posare il futuro sviluppo della Rete: senza libertà non ci sono progresso sociale e crescita economica

di Patrizia Licata
Dal campus della George Washington University, il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha colto l’occasione ieri per parlare di Internet e dei diritti online, un tema, ha sottolineato, “che merita l'attenzione dei cittadini e dei governi”. Ecco un estratto dei punti salienti dell’intervento, che ha preso le mosse dal black-out di Internet che per cinque giorni, dal 28 gennaio, ha oscurato l’Egitto.

Nei quattro giorni precedenti, centinaia di migliaia di egiziani avevano marciato per chiedere un nuovo governo e il mondo, sui televisori, computer portatili, telefoni cellulari e smartphone, aveva seguito ogni singolo passo. Foto e video provenienti dall’Egitto avevano inondato il web. Su Facebook e Twitter, i giornalisti avevano pubblicato reportage con notizie dell’ultima ora. I manifestanti avevano coordinato le loro mosse su Interent. E i cittadini di ogni bandiera avevano condiviso paure e speranze. Poi il governo ha staccato la spina: oscurare questo scambio di comunicazioni ha significato impedire agli egiziani di unirsi e al resto del mondo di guardare.

Dopo cinque giorni, l'Egitto è tornato online. Le autorità hanno però cercato di utilizzare Internet per controllare le proteste e hannno ordinato alle società di telefonia mobile di inviare degli sms pro-governo; nel contempo, hanno arrestato alcuni blogger e altre persone che avevano organizzato le proteste online. Diciotto giorni dopo l'inizio delle proteste, il governo ha fallito e il presidente ha dovuto annunciare le dimissioni.

Quello che è successo nelle ultime settimane in Egitto, e che accade in questi giorni in Iran, non riguarda solo il mondo di Internet. Le persone protestano perché profondamente scontente delle loro condizioni politiche ed economiche. Internet non fa le rivoluzioni: è la gente a farle. Sia in Egitto che in Iran, il modo in cui cittadini e autorità hanno usato Internet rispecchia il potere delle tecnologie di connessione, da un lato come acceleratore del cambiamento politico, sociale ed economico, dall'altro come mezzo per soffocare il cambiamento.

Oggi si parla molto di Internet come forza di liberazione o di repressione, ma io penso che il dibattito non colga nel segno. L’Iran non è un Paese repressivo perché usa Facebook per catturare i membri dell’opposizione, ma perché il governo abitualmente viola i diritti della gente. I nostri valori e il senso della dignità umana possono però spingerci a pensare al futuro e alla collocazione di Internet. Due miliardi di persone sono oggi online, quasi un terzo dell'umanità. Internet è diventato lo spazio pubblico del XXI secolo – come una grande piazza, e questo rappresenta una sfida. Per assicurare che Internet offra il massimo dei benefici possibili per tutti, dobbiamo parlare seriamente dei principi da seguire, delle regole che devono esserci e di quelle che non hanno motivo di esistere. L'obiettivo non è dire alla gente come usare Internet più di quanto dovremmo dire alla gente come utilizzare qualsiasi piazza, che si tratti di Tahrir Square o Times Square. Il valore di questi spazi deriva dalla varietà di attività che si possono condurre, dalla vendita alle proteste alle conversazioni private. Questi spazi forniscono una piattaforma aperta, e così deve essere Internet. Non deve servire un programma politico o di altra natura, ma se tutte le persone del mondo vogliono incontrarsi ogni giorno online ci sarà bisogno almeno di una visione condivisa.

Un anno fa, ho offerto un punto di partenza per questa visione comune chiedendo un impegno globale per la libertà di Internet, per tutelare i diritti umani online come facciamo offline. Insieme, le libertà di espressione, di riunione e associazione online rappresentano quello che ho chiamato la libertà di connettersi. Gli Stati Uniti appoggiano queste libertà per le persone di tutto il mondo e hanno invitato le altre nazioni a fare lo stesso. Sosteniamo inoltre la necessità di allargare il numero di persone che hanno accesso a Internet nel mondo.

A un anno di distanza dal mio discorso, la gente in tutto il mondo ha continuato a usare Internet per risolvere problemi comuni e denunciare la corruzione pubblica, ma al tempo stesso Internet è imbavagliato in molti modi diversi, come nella censura cinese o nella intranet nazionale di Cuba, che impedisce ai cittadini di accedere all’Internet globale.

Le scelte che facciamo oggi determineranno quello che Internet sarà in futuro. Le aziende devono scegliere se e come entrare in mercati dove è limitata la libertà online. Le persone devono scegliere come comportarsi sul web, quali informazioni condividere e con chi, a quali idee dare voce e come. I governi devono rispettare i propri impegni e proteggere la libertà di espressione, di riunione e di associazione. Per gli Stati Uniti, la scelta è chiara: per quanto riguarda la libertà di internet, noi siamo completamente aperti. Ora, siamo consapevoli di non avere, né noi né alcun governo, tutte le risposte, e anche che un Internet aperto presenta diverse sfide. Ma crediamo che i vantaggi superino di gran lunga i rischi.

Ecco quindi le sfide principali che dobbiamo fronteggiare oggi per difendere un Internet libero e aperto. La prima è ottenere libertà e al tempo stesso sicurezza, perché senza sicurezza, la libertà è fragile, e senza libertà, la sicurezza è opprimente. Trovare il giusto equilibrio per Internet è fondamentale, perché le qualità che rendono Internet una strumento di progresso senza precedenti lo possono rendere anche uno strumento criminale senza paragoni. Quindi abbiamo bisogno di strategie di successo di lotta contro tali minacce (dagli hacker ai terroristi), ma senza che ne soffra l'apertura che è la prima caratteristica di Internet. Gli Stati Uniti stanno investendo in sicurezza informatica e hanno ratificato la Convenzione di Budapest sulla cyber-criminalità, che stabilisce le misure che i Paesi devono adottare per garantire che Internet non divenga terreno d’azione per i criminali, pur proteggendo le libertà dei cittadini.

Altri hanno adottato un approccio diverso. La sicurezza è spesso invocata come pretesto per reprimere i diritti fondamentali. Questa tattica non è nuova, ma ha una risonanza più vasta nell’era digitale, dando ad alcuni governi nuovi strumenti per scovare e punire i sostenitori dei diritti umani e i dissidenti politici. Questi governi stanno prendendo la strada sbagliata. Coloro che reprimono la libertà di Internet possono trattenere la piena espressione delle aspirazioni del proprio popolo per un po ', ma non per sempre.

La seconda sfida è tutelare la trasparenza e riservatezza. Oltre ad essere uno spazio pubblico, Internet è anche un canale per le comunicazioni private e perché continui ad esserlo dobbiamo garantire la tutela online delle comunicazioni riservate, da quelle dei singoli individui a quelle di giornalisti o organi del governo. A questo proposito, so che le informazioni riservate dei governi sono diventate un tema caldo negli ultimi mesi a causa di Wikileaks, ma è un dibattito che poggia su falsi presupposti: l'incidente WikiLeaks è iniziato con un furto di documenti governativi. Gli Stati Uniti non possono portare avanti la causa dei diritti umani e della democrazia in tutto il mondo rendendo pubblico ogni passo degli sforzi compiuti: le comunicazioni riservate danno al nostro governo l'opportunità di svolgere un lavoro che non si potrebbe fare altrimenti. Per le operazioni come queste, la segretezza è fondamentale, soprattutto nell'era di Internet, in cui informazioni sensibilil possono essere inviate in tutto il mondo con un click. E’ vero che i governi devono essere trasparenti, ma non possono agire interamente allo scoperto, perché questo metterebbe a repentaglio il successo di molte operazioni delicate.

Ed eccoci alla terza sfida di Internet: proteggere la libertà di espressione difendendo al tempo stesso la tolleranza. Internet è la patria di ogni tipo di discorso – anche falso o offensivo. La moltitudine di opinioni e idee che affollano Internet è un prodotto della sua apertura e un riflesso della varietà degli esseri umani. Online, tutti hanno una voce. E la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo protegge la libertà di espressione per tutti. Ma ciò che diciamo ha delle conseguenze. Le parole di odio o diffamatorie possono scatenare ostilità, approfondire le divisioni, provocare violenza. Su Internet, questo potere è intensificato.

Alcuni ritengono che, in nome della tolleranza, i contenuti più ostili debbano essere messi a tacere dai governi. Noi non siamo d’accordo. Si tratta spesso di pretesti per violare la libertà di espressione; la storia prova invece che alle parole cariche di violenza si risponde con più parole, alzando la voce di chi parla contro l'intolleranza e l'odio. Esponendo tutte le idee al dibattito, quelle che promuovono la pace e l’unione tendono ad essere rafforzate, mentre quelle deboli, false, ostili prima o poi a svaniranno. Lo scambio di idee funziona per aprire le menti delle persone.

Questi tre grandi principi illustrati non sono sempre facili da seguire, ma costituiscono il fondamento di una società libera, aperta e sicura così come di un Internet libero, aperto e sicuro, in cui siano rispettati i diritti umani universali e che ci garantisca prosperità nel lungo periodo.

Alcuni Paesi stanno cercando un approccio diverso, limitando i diritti online e erigendo barriere tra le diverse attività - gli scambi economici, le discussioni politiche, le espressioni religiose, le interazioni sociali. Ma non c'è un Internet economico, uno sociale e uno politico, Internet è uno solo. E il mantenimento di barriere che cercano di cambiare questa realtà comporta una serie di costi che i Paesi potranno assorbire per qualche tempo, non nel lungo periodo.

Quando i Paesi riducono la libertà internet, pongono dei limiti alla loro futura crescita economica. I giovani non hanno accesso ai dibattiti che si svolgono nel resto del mondo, non possono cercare informazioni e acquisire quelle conoscenze che portano a mettere in discussione i vecchi modi di fare e a inventarne di nuovi. I governi, senza critica, sono più esposti alla corruzione; le distorsioni economiche hanno effetti a lungo termine.

Non sorprende che l’European-American Business Council, un gruppo di oltre 70 società, si sia fortemente dichiarato a favore della libertà di Internet la scorsa settimana. Se si investe in Paesi con una censura aggressiva e un forte controllo statale, il proprio sito Internet potrebbe essere chiuso senza preavviso, i server spiati dal governo, la proprietà intellettuale rubata, il personale minacciato. Le aziende saranno spinte a sfruttare le opportunità di mercato in altri Paesi che non pongono rischi così gravi. Anche in Cina, che sembra un’eccezione, perché la censura su Internet è elevata ma la crescita economica forte, queste limitazioni avranno costi a lungo termine che minacciano di diventare un freno per lo sviluppo.

Anche i costi politici sono rilevanti. Si consideri la Tunisia, dove l'attività economica online è una parte importante dei legami con l'Europa, ma la censura è simile a quella di Cina e Iran e lo sforzo per dividere l’Internet economico da “tutto il resto" non è sostenibile.

Esorto allora i Paesi in tutto il mondo a unirsi a noi nella nostra scommessa, la scommessa che un Internet aperto porterà a Paesi più prosperi. E non è una scommessa sui computer o sui telefoni cellulari, ma sulle persone. Internet come spazio aperto per tutti produrrà nel lungo termine progresso e ricchezza condivisa. Gli Stati Uniti continueranno a promuovere un Internet in cui sono protetti i diritti delle persone e che è aperto all'innovazione, interoperabile, sicuro e affidabile.

Nell'ultimo anno, abbiamo stimolato la nascita di una coalizione globale di nazioni, imprese e attivisti per lavorare su questi obiettivi e abbiamo trovato sostegno nella Global Network Initiative. Cerchiamo di portare nella società civile questi valori tramite l’iniziativa Civil Society 2.0 che collega Ong e attivisti con aziende tecnologiche e università. Vogliamo raggiungere le persone di tutto il mondo e per questo abbiamo inaugurato i feed Twitter in arabo e farsi e presto li manderemo anche in cinese, russo e hindi. Il nostro impegno per la libertà su Internet è un impegno per i diritti delle persone e si unisce sempre ad azioni concrete: negli ultimi tre anni, abbiamo assegnato 20 milioni di dollari di finanziamenti per supportare la lotta contro la repressione su Internet. Quest’anno stanzieremo altri 25 milioni di dollari promuovendo tecnologie e campagne di informazione. Stiamo anche lavorando per rafforzare la sicurezza informatica e l’innovazione online, potenziare la capacità nei Paesi in via di sviluppo, favorire gli standard aperti e interoperabili e stimolare la cooperazione internazionale contro le minacce informatiche. Per gli Stati Uniti si tratta di una priorità di politica estera: anche per questo ho creato l’Office of the Coordinator for Cyber Issues, per dare forza al nostro lavoro sulla cyber security e facilitare la cooperazione tra le diverse agenzie del governo americano.

17 Febbraio 2011