Scuola analfabeta in informatica

IL DIBATTITO

In Italia ancora scarsa la dotazione tecnologica: in media un pc ogni 10 alunni

di Federica Meta

Informatica sì o informatica no? L’amletico interrogativo ritorna a tenere banco - ed è proprio il caso di dirlo visto che stiamo parlando di scuola -  nel dibattito politico di casa nostra. Dopo le controverse “Tre I” (inglese, impresa e informatica) con cui i governi, non solo quelli di centrodestra, hanno lanciato progetti di riforma scolastica sembrerebbe essere arrivata l’ora delle due I, ovvero inglese ed impresa. Che fine ha fatto dunque la terza I? Il taglio delle compresenze negli istituti primari, la soppressione della figura del tecnico di laboratorio e la riduzione delle ore di tecnologia nelle scuole secondarie di primo grado, previste dalla riforma Gelmini, ha allarmato genitori e alunni preoccupati di non poter più contare sul laboratorio di informatica. Il governo, però non sembra dare peso alla cosa e continua a spingere sulla dotazione tecnologica per la didattica. Secondo il piano E-Gov 2012 entro tre anni 10.500 istituti, 500mila insegnanti e oltre 7 milioni di studenti potranno contare su tecnologie per la formazione scolastica - pc, laptop e lavagne interattive digitali soprattutto - puntando a trasformare il settore scolastico in una realtà all digital.

Finora ne sono state consegnate 1.680. A queste vanno aggiunte le 14mila dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica (ex Indire).

Numeri importanti, certo, ma che vanno a fare il paio con i dati, meno confortanti, sulla diffusione dei pc, contenuti nello studio redatto dal ministero dell’Istruzione, “La scuola in cifre 2007”. Nell’anno scolastico 2007/2008, dunque, su 10.400 scuole censite (il 95,3% del totale) il numero complessivo di computer e laptop ha raggiunto le 614.261 unità (+5,7% rispetto all’anno 2005-2006). Una diffusione maggiore si rileva negli istituti del Nord che possono contare su una copertura tecnologica del 41,1%; nelle regioni del Centro la dotazione hi-tech riguarda il 18,4% delle scuole mentre al Sud e nelle Isole il 40,5%. In media, un pc per 9,7 studenti al Nord e per 11,1 studenti al Sud. I numeri parlano di un sistema scolastico in forte digital gap, non in grado di venire incontro alle esigenze fomative dei ragazzi, sempre più digitalizzati e propensi ad apprendere attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Inoltre ancora non è chiaro cosa significhi fare informatica a scuola: se studiare le nozioni di base (come accade negli istituti ad indirizzo scientifico-tecnologico) oppure considerarla uno strumento trasversale alla didattica. Già il ministro dell’Istruzione del governo Prodi, Giuseppe Fioroni, aveva eliminato l’informatica dalle indicazioni nazionali per il curricolo (ovvero dai programmi scolastici, decisi dalla commissione presieduta allora dal professor Mauro Ceruti), scegliendo di inserire l’uso delle tecnologie nell’ambito dello studio delle tradizionali discipline. “L’informatica si impara imparando”, dichiarò all’epoca. Come a dire che il valore aggiunto dell’informatica sta soprattutto nella sua capacità di facilitare i processi di apprendimento tramite l’utilizzo di immagini e di lunguaggi che al giorno d’oggi fanno, quasi “naturalmente” parte delle mappe cognitive degli studenti. Uno skill  che anche l’attuale governo sembra considerare fondamentale.

“Lo studio dell’informatica rimane parte integrante del percorso formativo nella scuola di ogni ordine e grado - ci tiene a precisare Mariastella Gemini -. L’insegnamento dell’informatica svolge un ruolo trasversale interagendo con tutte le altre materie. Agli insegnanti verranno progressivamente messi a disposizione strumenti che possano facilitare questo processo”.

Un esempio concreto? “L’uso delle Lim, appunto, che garantiscono un elevato livello di interazione e un alto grado di interdisciplinarietà. Oppure ancora la possibilità di scaricare i libri di testo tramite Internet e sfruttare fino in fondo le potenzialità dell’e-learning e della formazione a distanza”, risponde la titolare dell’Istruzione. Ma i dati sulla tipologia di connessione, sempre contenuti nel report del ministero, non sono confortanti. Solo il 56% degli istituti italiani può contare su velocità superiori ai 640 Kb/sec (la maggior parte di essi sceglie un collegamento Adsl). L’altra parte - ovvero il 44% -  non è ancota dotata di reti veloci. Le potenzialità degli strumenti informatici rischiano di rimanere inespresse se non si agisce sul digital gap che attanaglia il Paese.

 

16 Marzo 2009