Radaelli: "Senza esperti in nuove tecnologie si rischia la jobless recovery"

E-SKILLS

Il presidente di Anitec lancia l'allarme: "Se non si colma il gap di competenze si assisterà a una ripresa senza nuovi posti di lavoro". Scuola, formazione continua nelle università e nelle imprese i punti salienti del piano dell'associazione

di Federica Meta

Scuola, transizione al lavoro, formazione continua e inclusione digitale. Sono questi gli strumenti che l’Italia deve utilizzare per recuperare il gap sulla preparazione all’uso di nuove tecnologie e scongiurare la “jobless recovery” ovvero una ripresa economica senza lavoro. È quanto emerso oggi al convegno organizzato da Anitec su Agenda digitale e alfabetizzazione organizzato da Anitec che ha annunciato la sua adesione ai due progetti formativi europei “E-Skills for Jobs 2014” e “Fostering Digital Entrepeneurship”. Le due iniziative sono entrambe state affidate a DigitalEurope, di cui Anitec fa parte come riferimento per l’Italia. Si tratta di due distinti progetti di alfabetizzazione digitale: il primo è orientato al mondo dell’Istruzione, per sensibilizzare studenti e docenti a un miglior uso delle nuove tecnologie e soprattutto alla conoscenza delle possibilità professionali ad esse correlate; il secondo dedicato alle imprese.

"Lo sviluppo delle competenze digitali nella scuola e nel lavoro - sottolinea il presidente di Anitec, Cristiano Radaelli - è il vero driver del rilancio economico italiano e uno dei punti per accrescere la competitività del sistema Italia nel contesto europeo. Attraverso i progetti europei di alfabetizzazione digitale possono essere potenzialmente raggiunti più di 600 scuole e un milione di studenti".

Secondo i dati resi noti, in Italia  le lauree, sia di primo sia di secondo livello, in materie Ict rappresentano l’11,48% sul  numero degli iscritti (2010) contro il 13% dell’area dei paesi euro, mentre i laureati italiani nelle materie legate all’Ict costituiscono l’11,26% dei laureati contro il 14,65% dell’area dei paesi euro. In questo contesto la scuola gioca un ruolo chiave. Insieme all’adozione di strumenti tecnologici  è necessario fare dei passi in avanti in termini culturali: le tecnologie devono aiutare gli  studenti ad aumentare le proprie conoscenze, sviluppare idee innovative, stimolare il proprio senso  critico e la capacità di confrontarsi con gli altri. La qualità della formazione per gli insegnanti, la diponibilità  di piattaforme  digitali accessibili e condivise e l’inserimento della programmazione software tra le materie di studio risultano  elementi di primaria importanza.

Sul fronte della transizione al lavoro, Anitec evidenzia la necessità di rinforzare l'istruzione tecnico-scientifica finalizzata a questo tipo di competenze deve costituire una priorità. “Ciò si scontra purtroppo con una realtà non certamente rosea, perché, ad esempio, dei 59 Istituti Tecnici Superiori presenti nel nostro paese, so lo 6 sono dedicati all' Ict, e questi sono presenti in sole 6 città, tutte del Centro Nord – spiega Anitec in una nota - Non vi è nulla in Sicilia, che pure vanta una presenza industriale importante nel settore della microelettronica, o in regioni come la Puglia o la Campania”.

E’ quindi necessario riorientare l’offerta formativa delle scuole secondarie superiori e delle università e i  relativi percorsi scuola - lavoro verso settori a maggiore intensità tecnologica. Seppure nel nostro paese  siano in corso alcune valide iniziative intraprese da parte di alcuni istituiti con il supporto del sistema delle imprese, occorre superare la fase della sperimentazione volontaristica e passare ad un grande proget to  strategico in partnership con il privato, specie nel settore Ict, che contribuisca a risolvere i problemi dell’alto tasso di abbandono scolastico, della disoccupazione giovanile e del fenomeno dei giovani senza istruzione né lavoro, i cosiddetti Neet (Not engaged in Education, Employment or Training) quantificati in Italia in circa 2,5  milioni di persone.

La rapidissima evoluzione delle tecnologie e dei relativi modelli di business, crea continue sfide per le aziende e  per i lavoratori che devono dimostrare una forte vocazione all’innovazione e alla flessibilità. Per  questo è necessario, anche per i lavoratori in attività, un sistema di formazione continua che consenta alle risorse umane di utilizzare al meglio i più moderni strumenti tecnologici, ma anche di adattarsi a strutture organizzative in continua evoluzione. Inoltre, l’attesa maggior flessibilità nei contratti di lavoro richiede che le persone che ambiscono all’occupazione e quindi alla possibilità di nuova occupazione quando uscite da una precedente esperienza, dispongano di competenze interessanti e in linea con quelle richieste dal mondo del lavoro.

“La  formazione continua non è già più un vezzo, ma la necessità quotidiana di ciascuno – spiega Radaelli - Esistono oggi più di 3  milioni di persone in uscita dalla loro attuale occupazione, le quali, senza competenze digitali, hanno  poche possibilità di ritrovare un lavoro, e possibilità praticamente nulle di trovare un lavoro qualificato”. Per supportare la formazione continua e favorire la “rioccupabilità” occorre sviluppare una cultura basata sulla necessità personale di aggiornamento continuo e promuovere una giurisprudenza e una cultura dove il fallimento aziendale o dell’iniziativa di  business non si traduca nel fallimento personale.

“La  mancanza di disponibilità di connessioni a banda veloce rappresenta un vincolo tecnico allo sviluppo di  impresa in diverse zone del Paese – puntualizza Radaelli - La combinazione di mancanza di connessioni e di competenze adeguate è  ciò che viene comunemente definito come digital divide, che deve essere  superato al più presto. Una maggiore  conoscenza da parte di tutti i cittadini sull’utilizzo degli strumenti tecnologici e sulle loro potenzialità è uno  straordinario volano per stimolare anche la Pubblica amministrazione a sviluppare servizi basati sulle piattaforme digitali, generando così un circolo virtuoso per lo sviluppo complessivo del Paese. Il digital divide,  esistente in Italia anche dal punto di vista delle competenze, oltre che determinato da disomogeneità  territoriali, risulta fortemente correlato anche all’invecchiamento della popolazione”. E per contrastarlo, si può procedere con alcune iniziative di tipo formativo, sulla base della collaborazione fra pubblico e privato.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 05 Marzo 2014

TAG: agenda digitale, competenze digitali, anitec, cristiano radaelli

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