Brunetta: "Approccio bottom up per la governace di Internet"

INNOVAZIONE

Il ministro della PA e Innovazione al terzo Internet Governance Forum: "Principi e pratiche condivise attraverso un processo dal basso che coinvolga istituzioni e stakeholder"

di Federica Meta
Occuparsi del futuro di Internet con un approccio bottom-up che coinvolga governi e stakeholders. È la strategia messa in campo dal ministro della PA e Innovazione, Renato Brunetta, e ricordata oggi in occasione dell’apertura dei lavori del terzo Internet Governance Forum (Igf) Italia 2010, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

“Gli scambi economici, le interazioni sociali, ma anche le pratiche della partecipazione democratica si esprimono sempre di più attraverso la Rete, vero e proprio asse portante del mondo globalizzato – ha puntualizzato il ministro - Occuparsi del futuro di Internet, significa quindi occuparsi del nostro futuro. Diventare più consapevoli e capaci di cogliere le immense opportunità di Internet è, e deve essere, un obiettivo comune a tutti gli stakeholders: governo, istituzioni e pubbliche amministrazioni; università e comunità di ricerca tecniche; professionisti, imprese e aziende; associazioni e organizzazioni della comunità degli utenti della Rete”.

Per Brunetta infatti “i governi esprimono posizioni che devono confrontarsi con quelle degli altri stakeholders in un dibattito pluralistico. Il successo dei Forum delle Nazioni Unite è evidente. Altrettanto evidente è quello dei Forum nazionali che continuano a moltiplicarsi: Regno Unito, Germania, Danimarca, Finlandia, Svezia, Spagna, Russia e altri ancora. In questo panorama, per la quantità e qualità di contributi che ha saputo sin qui generare, l’Igf Italia è un risultato straordinario, nonché una forte testimonianza della validità di questo metodo e della presenza di una domanda di partecipazione al dibattito sul futuro della Rete che spesso le istituzioni non riescono a raccogliere e a far emergere”.

A questa domanda Palazzo Vidoni ha provato a rispondere lanciando, nell’agosto scorso, una consultazione pubblica. L’obiettivo era di verificare il supporto degli stakeholders sull’adozione di un metodo “bottom-up” di raccolta-confronto-codifica delle regolamentazioni e migliori pratiche esistenti sui grandi temi della cosiddetta governance di Internet.

“Dal nostro punto di vista la risposta internazionale alle questioni della governance di Internet deve nascere da un processo avviato “dal basso” – ha ricordato il ministro - Un processo che permetta di raccogliere i principi, gli orientamenti e le best practices esistenti, per giungere gradualmente, attraverso un confronto e una scelta i cui risultati consentiranno anche di migliorare le capacità nazionali di policy e regulation making, all'individuazione di regole e pratiche universalmente riconosciute”. Un “metodo Azuni” appunto (dal nome del giurista sardo a cui Napoleone diede il compito di redigere un nuovo Codice del diritto marittimo) che invece di occuparsi di navigazione per mare tratti della navigazione nel mare di Internet. “

“Quello di cui abbiamo bisogno oggi non è una governance di Internet decisa top-down, ma una governance che si fondi sull’individuazione e la scelta di principi e pratiche condivise attraverso un processo “dal basso” – ha concluso Brunetta - Il metodo Azuni, va proprio in questa direzione, fornendo uno strumento democratico e inclusivo a disposizione della comunità della rete italiana, che è nostro auspicio possa essere esteso anche alla comunità internazionale, attraverso gli Internet Governance Forum”.

Sulla necessità di una governance del Web è tornato anche il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Luciano Maiani, secondo cui "occuparsi della governance della Rete sia uno dei compiti più urgenti e importanti che noi tutti dobbiamo assumere e svolgere, secondo le possibilità e i ruoli di ciascuno"..

"Internet rappresenta, in misura crescente e sempre più pervasiva, la spina dorsale -ha continuato Maiani- delle nostre società globali e sta innervando e modificando sostanzialmente le nostre azioni quotidiane - ha proseguito Maiani, intervenendo all'Igf - I nostri modi di relazionarci, le modalità di produzione e condivisione di cultura, gli scambi economici e, non ultime, le nostre attività cognitive. Per il numero uno del Cnr "in una scala che va dal locale al globale, la Rete dà ad ognuno di noi individualmente, e alle nostre comunità e società, potenzialità inedite in termini di capacità di espressione, di azione sociale, di partecipazione democratica. E sono proprio il consolidamento e la crescita delle nostre democrazie, e l'attuazione sempre più piena dei diritti individuali e sociali, gli obiettivi generali e più alti che Internet può consentirci di raggiungere, se utilizzata e gestita con un lungimirante senso di responsabilità etica e civile".

Ma per Maiani "affinché Internet sia davvero di tutti, è necessario costruire insieme il suo futuro, senza che interessi di parte prendano il sopravvento o costruiscano posizioni di privilegio. L'apertura e la libertà della Rete devono essere tutelate e sorvegliate dalla collettività".

"Per questo - ha sottolineato il presidente del Cnr - è essenziale che vi sia un luogo e un momento autorevole, riconosciuto da tutti gli attori e le parti sociali in causa, in cui confrontare le differenti visioni e cercare di individuare possibili composizioni. Questo luogo è l'Igf Italia che, in collegamento con le omologhe sedi europee e internazionali, da due anni anima il dibattito nazionale sulla Rete, in modo sempre più inclusivo e aperto".

29 Novembre 2010