L'orgoglio di una 'Digital Italy'

SPECIALE PA

Negli strumenti del Web 2.0 le strategie per il rilancio della Pubblica amministrazione

di Gianni Dominici*
Fa bene il ministro Brunetta ad individuare nella PA il settore dal quale poter riavviare la crescita della nostra economia (come d’altronde la Commissione europea sostiene da anni) sancendo il passaggio dallo Stato soggetto allo Stato funzione o, meglio ancora, servizio.

Ma questa centralità non può essere guadagnata semplicemente appellandosi al senso di responsabilità dei dipendenti pubblici a favore di una maggiore produttività. Troppo semplice per un’equazione leggermente più complessa: all’orgoglio individuale ci si può riferire quando c’è una visione di futuro che non può essere semplicemente quella di mettersi a testa bassa e produrre di più in termini assoluti. Il processo di informatizzazione e di modernizzazione della PA, ad esempio, in passato si è prevalentemente basato su una spontanea partecipazione dei dipendenti più motivati che hanno messo a disposizione competenze, energie e orgoglio per costruire una PA più vicina ai cittadini: è sullo spontaneismo dal basso che sono nate le prime reti civiche, i servizi online e la telematica pubblica.

Ora è evidentemente necessario pensare ad una nuova fase che dia spinta e centralità alla PA e che sia sostenuta, allora sì, dall’orgoglio e dalla responsabilità a cui si appella Brunetta. Ma è una fase che deve scaturire da un genetico mutamento. Qualcosa come il progetto “Digital Britain” voluto dal primo ministro Gordon Brown che punta sull’industria delle Tlc per ridare slancio all’economia inglese tramite l’obiettivo di dotare le case di banda larga entro il 2012.

C’è bisogno di una “Digital Italy”. Da questa prospettiva il Web 2.0 può essere metafora e strumento per una PA che si ripensa. È metafora nel senso che può essere evocativo di una PA che ridefinisce il suo ruolo all’interno del paese, è strumento perché dall’utilizzo delle tecnologiche più avanzate si possono trovare le soluzioni più adatte per migliorare i servizi, ridurre i costi, guadagnare efficienza per investire in nuove soluzioni e fare così da volano ad un’economia in difficoltà. L’Amministrazione 2.0 (per ora chiamiamola così) ragiona in termini di obiettivi piuttosto che di procedure, si preoccupa di valorizzare i saperi e la saggezza dei dipendenti e dei cittadini nella consapevolezza che l’intelligenza collettiva permette imprese impossibili per un’organizzazione o per una persona.

Convinti della necessità di avviare una riflessione su questi temi Forum PA e il Comune di Venezia hanno organizzato un tavolo di confronto tra gli enti locali più sensibili ed impegnati a sostenere un nuovo modo di amministrare la cosa pubblica: il club di Amministrare 2.0. Si tratta di un tavolo basato su incontri informali di scambio di esperienze e che a Forum PA troverà un’occasione di confronto e di lavoro tra gli addetti ai lavori con l’obiettivo di mettere a sistema le prime iniziative che, per fortuna, non mancano, a cominciare da Venezia che dell’amministrare 2.0 ha fatto una scelta di guida della città. Così come il Comune di Reggio Emilia ha deciso di utilizzare dei dispositivi Bluetooth per un nuovo progetto di comunicazione.

Alla base, l’intenzione di costruire una rete di dispositivi Bluetooth in grado di trasmettere le informazioni della PA in punti strategici della città. Dispositivi bidirezionali, in grado di ricevere i contenuti trasmessi dai cittadini tramite terminale mobile: in questo modo si consente una comunicazione a tutti gli effetti elevando l’utente dalla condizione di ricevitore passivo di messaggi.
*Amministrare 2.0

04 Maggio 2009