Procurement, le aziende: "Serve una strategia parallela"

L'INCHIESTA/2

I player dell'Ict pronti a collaborare con la PA per rilanciare l'innovazione. Focus su project financing e sul rafforzamento del ruolo della consulenza

di Federica Meta
Se l'Ict di qualità non decolla c'è anche una responsabilità delle imprese di settore? Alla domanda provano a rispondere sette manager di punta che sottolineano i limiti delle procedure di gara pubbliche e rivelano la loro ricetta per fare della PA il motore dell'innovazione.


Luigi Freguia (Ad di Hp Italia): "Non sia solo il prezzo il parametro di scelta

Per fare in modo che la PA acquisti innovazione e riesca a “fare” innovazione è necessario eliminare le ridondanze tipiche dell’amministrazione italiana: ad esempio, la PA potrebbe chiedere una sola volta, periodicamente, la documentazione di gara che oggi è richiesta ad ogni partecipazione. Altro punto cruciale è la valutazione del cosiddetto “risk reward”, assegnando le gare non solo sulla base della convenienza del prezzo, ma anche giudicando l’aggiudicatario per competenze, capacità, qualità di esecuzione. Infine la questione del “rapporto” con il settore pubblico deve essere qualitativamente migliore, con momenti di confronto per qualificare la domanda e l’offerta di innovazione e per definire grandi progetti, andando oltre il semplice acquisto di tecnologie. HP Italia è disponibile a creare le “fabbriche digitali” specializzate, centri per lo sviluppo di servizi condivisi a sostegno dell’innovazione della PA, rilasciati in forma di software open source per essere utilizzato direttamente dall’amministrazione, da appaltatori, o in modalità “Cloud” da Cloud Service Provider. Questa forma di partnership tra pubblico e privato, che in altri Paesi europei ha contribuito a realizzare innovazione con valore anticiclico nelle fasi di crisi, può contribuire a creare posti di lavoro specializzati, con particolare rilevanza per favorire l’occupazione giovanile in settori a valore. In Italia si può agire in questa direzione ma bisogna definire ed avviare al più presto il percorso.


Michele Liberato (presidente Emc italia e Vp Accenture): "Grandi progetti traino di domanda qualificata"

Perché la Pubblica amministrazione possa percorrere con successo la strada verso l’innovazione, raggiungendo quegli obiettivi di efficientamento che si è preposta, è necessario che il comparto pubblico e i player si mettano a tavolino per definire e qualificare le caratteristiche della domanda e dell’offerta di Information & Communication Technology. Ma per fare questo è altresì necessario che sia imprese sia le PA abbiano ben chiaro in mente che l’innovazione deve essere non tanto lo strumento, ma l’obiettivo di ogni progetto da mettere in campo. Progetto che non può che essere un “grande” progetto riformatore nel modo di fare il servizio pubblico e di farlo funzionare: non si fa innovazione per piccoli progetti. In questa prospettiva, a mio avviso, sarebbe interessante mettere nero su bianco dieci grandi iniziative da realizzare nei prossimi tre anni con la collaborazione di tutte le imprese Ict che operano in Italia per digitalizzare e modernizzare alcuni comparti, come gli archivi. Prendiamo, ad esempio, i documenti disponibili nell’Archivio di Stato: perché non pensare a un progetto di digitalizzazione di quel prezioso tesoro storico, magari anche coinvolgendo i grandi istituti di credito che potrebbero ricoprire il ruolo di sponsor e finanziare in parte l’iniziativa? Sarebbe davvero una grande progetto in grado di coinvolgere il meglio delle aziende che operano in Italia e - perché no- anche l’indotto delle piccole e medie imprese innovative italiane che rappresentando l’architrave del nostro sistema economico. E certamente, in un contesto così caratterizzato, diventa fondamentale il ruolo delle aziende che devono “educare” la pubblica amministrazione ad acquistare ciò che realmente serve per l’innovazione di processo e di prodotto.


Alfieri Voltan (presidente di Siav): "La chiave di volta gli e-documenti di gara"

Non si può negare che in Italia esistano meccanismi di gara molto complessi e costosi sia per le imprese, che devono creare speciali reparti per seguire le gare, ma anche per gli stessi enti, che devono incaricare consulenti dall’esterno. Meccanismi che contribuiscono a ridurre la capacità innovativa dei progetti messi in campo con gare pubbliche. Cosa fare per rendere più agevoli le gare? A mio avviso sono quattro le azioni da mettere in campo per alleggerire il quadro. Prima di tutto aumentare la soglia delle assegnazioni dirette per le forniture Ict, come è già avvenuto in altri settori; obbligare solo il vincitore dell’appalto a presentare la documentazione di identificazione della società; orientare, poi, i partecipanti ai concorsi a presentare tutta la documentazione richiesta per partecipare alla gara esclusivamente in formato digitale, come previsto dal nuovo Cad, con importanti impatti sul versante delle semplificazione. Infine bisogna fare in modo di rendere la “misura” della qualità della fornitura non solo obbligatoria per legge, ma soprattutto farla oggetto di punteggio in gara, ovvero parametro di valutazione della scelta, sganciandosi dalla “dittatura” del prezzo. Gli amministratori non sarebbero più portati a scegliere come vincitore dell’appalto il fornitore che applica il prezzo più basso. Ma queste azioni mirate, da sole, non credo bastino a sostenere la PA nello scegliere il meglio dell’innovazione in termini di prodotto e di processo. Credo che sia importante agire anche sul contesto produttivo in senso lato. Come? Riqualificando il ruolo delle università come strutture di ricerca, agevolandone i rapporti con le imprese tramite la prassi degli spin off, che se in Italia stentano a decollare, negli Stati Uniti e in Germania sono il motore dell’innovazione.


Antonio Amati (Dg divisione IT di Almaviva): "Rispolveriamo il Pf stile Lottomatica"

La mancanza di risorse economiche ha fatto si che progressivamente gli interventi di mantenimento siano divenuti prevalenti,se non esclusivi, su quelli d’innovazione. In questo contesto nelle gare pubbliche il prezzo diventa parametro di scelta - e questo è indipendente dal fatto che la gara si basi sull’offerta economicamente più vantaggiosa o meno. Se - permettetemi un’analogia con i criteri di spesa degli individui nell’acquisto dei beni durevoli - dobbiamo acquistare una nuova automobile, saremo portati a prendere in considerazione valori esteteci e di innovazione tecnica accanto a quelli del prezzo; totalmente diverso è se la scelta ha per oggetto un intervento di manutenzione della carrozzeria o del motore: il prezzo diverrà elemento principale della nostra scelta. Tornando all’IT possiamo dire che ci siamo trasformati in meri “manutentori” delle piattaforme IT piuttosto che rafforzarne il ruolo di driver dell’innovazione. Come agire per cambiare questo stato di cose? Al di là delle necessarie modifiche in campo procedurale serve valorizzare nuovi meccanismi di acquisto dell’innovazione da parte delle PA. Penso, al project financing che garantisce il reperimento di risorse qualificate per progetti qualificanti. Bisogna trovare il modo di coinvolgere il sistema bancario nel sostegno all’innovazione. Le banche oggi sono latitanti perché nei progetti di innovazione pubblica è difficile identificare il soggetto pronto ad assumere la governance dei rischi legati all’iniziativa. Il ruolo che può ricoprire il project financing(Pf) è di fondamentale importanza. L’Italia può vantare un primato su una iniziativa di Pf che dieci anni fa ha dato ottimi risultati, quella di Lottomatica; iniziativa che però non è stata replicata negli anni successivi, tanto che il Pf è rimasto nel cassetto. Ma è arrivata l’ora di tirarlo fuori soprattutto per utilizzarlo nel settore Salute: perché non rilanciare il Pf per realizzare il progetto di prescrizioni mediche elettroniche? Inoltre sarebbe utile identificare dei comparti quick-win in cui sperimentare una forma di hi-tech public procurement, come la Difesa e la Sanità, in cui gli Stati Uniti, ad esempio, hanno ottenuto ottimi. Infine - aspetto non secondario - bisogna trovare al più presto una soluzione alla questione dei pagamenti: oggi la PA paga, quando va bene, un anno dopo l’avvio del progetto messo a gara. Tempi così dilatati contribuiscono negativamente sulla capacità di investimento delle imprese e, di conseguenza, sulla possibilità della PA di fruire di soluzioni al passo con i tempi.



Agostino Santoni (Ad di Sap Italia): "Il knowledge transfer è il valore aggiunto"

L’attuale contesto normativo, con tutte le conseguenza burocratiche che ne derivano, è un freno alla capacità di offrire innovazione, da parte dei player di settore, e di fruire e fare innovazione, da parte delle pubbliche amministrazioni. Ben venga dunque la logica della valutazione del risultato (e quindi del business) come parametro di valutazione ogniqualvolta si presenta un progetto e si va a gara per realizzarlo.
Ma insieme alla valutazione ex ante ed ex post di un progetto, credo sia fondamentale puntare sul “knowledge transfer”, ovvero sulla capacità delle aziende di trasferire le proprie competenze alle pubbliche amministrazioni, sganciandosi dal ruolo di semplice manutentore di tecnologia, a cui sono spesso relegate.
Quello che serve alla pubblica amministrazione per capire “cosa” chiedere ai fornitori dipende in larga parte dalla capacità dello stesso fornitore di “spiegare” qual è il valore aggiunto delle proprie soluzioni. In altre parole le aziende devono rafforzare - e la PA lo deve permettere - il proprio ruolo di consulenti. Per questo è importante trovare dei canali di comunicazione continuativi tra il settore pubblico e il mercato. Infine c’è la questione del benchmarking. Cosa stanno facendo gli altri Paesi europei? Bisogna non solo chiederselo, ma anche studiare le iniziative messe in campo, le best practice che in Europa non mancano, come dimostrano la Gran Bretagna e Spagna che hanno modernizzato e reso più snelli i processi. C’è poi la questione di quanto spendono le imprese per gestire una gara pubblica: devono dirottare risorse su uffici appositamente strutturati, risorse che, se le procedure di bando venissero semplificate, potrebbero essere dirottate invece su investimenti dedicati all’R&S e all’aggiornamento del personale, pilastri di un ruolo di consulenza, come già detto, necessariamente da rilanciare.


Cesare Avenia (Ad di Ericsson italia): "Parola d’ordine outsourcing"

Non si fa innovazione senza una progettualità condivisa e sistematizzata. Il che vuol dire prima di tutto innovare le norme con l’intento di sburocratizzare le procedure, rivedere i criteri di valutazione dei progetti nell’ottica del risultato più che della iniezione di tecnologia e, infine, definire dettagliatamente ciò che compete alla pubblica amministrazione e cosa non le compete. In altre parole focalizzare l’attenzione su quello che è il core business dell’ente, ovvero erogare il servizio innovativo, dando allo stesso tempo in capo ai player alcune prestazioni in outsourcing a valore aggiunto, utili all’erogazione del servizio stesso. Ecco, credo che rivedere il quadro della domanda e dell’offerta nel suo complesso, al di là della legame fornitura-utilizzo sia un decisivo e imprescindibile passo da fare.
Ma questo si riesce a realizzare con successo se si trovano canali di comunicazione continua tra le imprese e le pubbliche amministrazioni sia per garantire alla pubblica amministrazione di “toccare con mano” il valore di ciò che compra sia per permettere ai fornitori di presentare, al momento della gara, la soluzione più adatta alle esigenze dell’ente che intende innovare servizi e procedure interne. In ultima analisi l’innovazione passa anche per la capacità di scambio e confronto tra gli attori in gioco: questo vale nel settore privato, ma deve valere ancora di più in quello pubblico dove è in gioco tutto il sistema Paese.


Sergio Rossi Ad di Oracle Italia): "Focus su procedure snelle e costi controllati"

Meno burocrazia e maggiore facilità di accesso alle gare. Credo si possa sintetizzare così la ricetta per rilanciare l’innovazione pubblica. Data per assodata la necessità che gli enti preposti si impegnino ad alleggerire la burocrazia che caratterizza i bandi di gara pubblici, c’è da chiedersi: in questo quadro cosa possono e devono fare le imprese che operano nel comparto Ict?  Per prima cosa devono, almeno a mio avviso, contribuire a creare un clima di collaborazione con il settore pubblico per definire grandi progetti innovativi all’interno dei quali i due partner possano mettere a servizio del Paese le proprie competenze. Ma da dove deve partire questa cooperazione? In primis dalla standardizzazione delle architetture e dal controllo preventivo dei costi, aspetto, quest’ultimo, determinante nella valutazione dei risultati dell’innovazione. Obiettivo in alcuni casi già raggiunto con la stretta collaborazione con le entità preposte al servizio (ad esempio Consip e Sogei per la pubblica amministrazione centrale le società di insourcing per le Regioni ). In questo modo, con grandi progetti, gare più snelle e costi controllati, la pubblica amministrazione sarà in grado di liberare risorse da destinare a servizi più qualificanti; dall’altro lato le imprese potranno liberarsi dal peso degli alti costi di partecipazione ai bandi di gara pubblici, il più delle volte dirottati su uffici ad hoc dedicati alla gestione delle gare.

23 Maggio 2011