FOCUS NFC. Per banche e Tlc liason necessaria

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In Italia manca il modello di business: come spartire investimenti e ricavi?

di Alice Moroni e Antonio Promolla* Team di ricerca Nfc e Mobile Payment, Cattid- Università Sap
Prendere l’autobus, fare la spesa, andare al cinema e al museo: il tutto utilizzando solo il proprio telefono cellulare. Si tratta di uno scenario possibile grazie all’utilizzo della Near Field Communication (Nfc), una tecnologia di cui si sente sempre più spesso parlare non solo sulle riviste di settore. Il 2011 è infatti considerato da molti l’anno in cui i servizi Nfc, in primis quelli relativi al mobile contactless payment, usciranno dagli ambiti protetti delle sperimentazioni e dei progetti pilota per trovare una diffusione di massa. Secondo le ultime stime di Juniper Research, da qui ai prossimi tre anni l’Nfc sarà presente sul 20% dei cellulari.

I segnali in tal senso sono numerosi: dall’evoluzione della normativa comunitaria e nazionale - lo dimostra l’impegno congiunto di European Payment Council (Epc) e Gsm Association (Gsma) per la standardizzazione dei mobile payment all’interno della Sepa, l’entrata in vigore del D.lgs 11/2010 che recepisce in Italia la Payment Service Directive e l’obbligo per tutti gli Stati membri di recepire la nuova Electronic Money Directive - all’imminente uscita sul mercato di numerosi smartphone che supporteranno nativamente la tecnologia Nfc, fino alla crescente disponibilità di una rete di accettazione per i sistemi di pagamento contactless. Tuttavia, affinché i servizi di mobile contactless payment raggiungano una diffusione di massa, è necessario un livello minimo di interoperabilità: i servizi devono essere fruibili dal maggior numero possibile di utenti, al di là dell’operatore con cui è stato sottoscritto il contratto di telefonia mobile e del Prestatore dei Servizi di Pagamento (Psp) a cui si è legati. Per tale ragione, banche e Mno devono stringere accordi tecnici e commerciali al fine di creare iniziative di “sistema”, così definite perché accessibili su tutto il territorio nazionale o perché mirate a ricreare un ecosistema complesso, in cui si integrano diversi servizi che coinvolgono più di uno o due attori della catena del valore.

Al momento, in Italia, le uniche iniziative di sistema si trovano nell’ambito dei Mobile Remote Payment. Rispetto ai pagamenti di prossimità si registrano, invece, solo iniziative isolate, che non prevedono la collaborazione tra le banche e gli operatori di telefonia mobile. Il motivo principale riguarda la mancanza di un modello di business condiviso: chi genererà ricavi e come? Chi finanzierà gli investimenti iniziali? Chi pagherà per il servizio?
Indicazioni a riguardo arrivano da Epc e Gsma, i quali lo scorso autunno hanno prodotto un documento in cui emerge chiaramente il principio della separazione dei domini di responsabilità, per il quale le banche saranno proprietarie dell’applicazione di pagamento e responsabili del ciclo di vita della stessa, mentre i Mno rimarranno proprietari e gestori del supporto su cui essa è installata, cioè la Usim.

In tale contesto un ruolo centrale verrà giocato dal Trusted Service Manager, entità al di sopra delle parti che si pone come intermediario tra gli operatori di telefonia mobile, l’industria bancaria, i service provider e gli utenti finali per fornire supporto tecnico e commerciale riguardo l’implementazione dei servizi di mobile contactless payment. In uno scenario di mercato in cui sono presenti più Mno e più banche, il ruolo del Tsm potrebbe essere quello di acquistare all’ingrosso i servizi dall’operatore di telefonia mobile, effettuare il packaging e il pricing di tali servizi nei confronti dell’operatore bancario e gestire i Service Level Agreement tra le parti, così da evitare che ciascun operatore del mondo bancario debba negoziare separatamente con ciascun Mno.

18 Luglio 2011