Mobile, è finita l'età dell'oro (nonostante i Paesi emergenti)

L'ANALISI

Ovum: addio business da capogiro per gli operatori mobili. Il declino delle entrate voce, corroso dalla diffusione del Voip, non sarà compensato neanche dalla crescita delle connessioni in Africa e Asia-Pacifico

di Patrizia Licata
I tempi d’oro degli operatori di telefonia mobile, con guadagni facili e in continua crescita, sono finiti. Una manna durata 20 anni, ma che non si può ripetere nel futuro, secondo gli analisti di Ovum: le revenue non riescono più ad aumentare di pari passo con il numero di nuove connessioni.

Gran parte del nuovo business degli operatori mobili verrà infatti nei prossimi anni dai mercati in via di sviluppo, ma qui non è possibile imporre i prezzi e le tariffe applicati sui ricchi mercati occidentali. Inoltre, il traffico voce è probabilmente destinato a diminuire con l’aumento dei servizi Internet gratuiti e la crescita del traffico dati non sarà in grado di compensare del tutto le perdite.

Nei prossimi cinque anni, calcola Ovum, il numero di connessioni mobili crescerà del 30%, da poco meno di 6 miliardi quest’anno a 7,8 miliardi nel 2016, ma le entrate totali aumenteranno meno del 10%, a 1.047 miliardi di dollari. In Europa occidentale, anzi, le revenues scenderanno, da 193 miliardi oggi a 186 miliardi di dollari nel 2016.

"Inutile illudersi che questa industria continuerà a crescere a ritmi eccezionali”, afferma l’autore del report, Emeka Obiodu. "Possiamo dire con tranquillità che l’industria telecom è matura e si è trasformata in una utility. Quello che deve fare oggi è garantire i dividendi agli azionisti e difendere le posizioni acquisite”. Vent’anni di espansione hanno visto il settore della telefonia mobile produrre sei delle 100 aziende più grandi del mondo per capitalizzazione di mercato, ma la conquista da parte dei grandi player occidentali come Vodafone, Telefònica ed At&t dei mercati emergenti di Africa, Medio Oriente e Asia non produrrà una seconda ondata di profitti da capogiro, continua Ovum.

La crescita delle connessioni globali sarà trainata dall’Africa e da tre mercati dell’Asia-Pacifico: Cina, India e Indonesia, che hanno rappresentato il 44% delle connessioni globali l’anno scorso e arriveranno al 51% entro il 2016. Ma se in Africa il numero di clienti crescerà a tassi superiori al 9% annuo, con 991 milioni di connessioni previste per il 2016 (quasi un ottavo del totale mondiale), le revenues nella regione aumenteranno a un ritmo ben inferiore, circa il 5% l’anno.

L’Europa occidentale, poi, sarà il mercato con le performance peggiori, facendo registrare un declino dei guadagni per i carrier, pur rimanendo una regione importante perché genera il 18% delle vendite globali da appena il 7% dei clienti mondiali. Tra i mercati maturi, quello che continuerà a crescere più rapidamente sono gli Stati Uniti; in Nord America le revenues passeranno da194 miliardi di dollari quest’anno a 220 miliardi nel 2016.

Cautela da parte di Ovum anche per quanto riguarda la possibilità di generare nuove importanti entrate dall’Internet mobile: semplicemente, secondo gli analisti, le tariffe per il traffico voce saranno gradualmente sostituite da quelle per il trasporto dei dati. Le entrate voce sono previste in discesa dal 69% al 60% dei guadagni dei carrier entro il 2016, perdendo valore (da 658 miliardi di dollari oggi a 628 miliardi tra cinque anni). I servizi non voce invece rappresenteranno nel 2016 il 40% delle entrate, contro il 31% oggi, e il valore salirà a 419 miliardi tra cinque anni.

A far precipitare le entrate dal business voce sono le chiamate effettuate tramite i servizi Internet come Skype: secondo lo studio, il VoIP "sostituisce gli attuali guadagni voce e minaccia gli alti margini che gli operatori traggono da questi servizi dimostrando che la voce in mobilità può essere del tutto gratuita”.

"E’ ora che gli operatori capiscano che le revenues dei dati non si aggiungeranno a quelle della voce, ma semplicemente le sostituiranno”, afferma Obiodu. Perciò, secondo l’analista, le telco dovranno abbandonare i piani tariffari senza limiti e introdurre tariffe a consumo.

20 Settembre 2011