Terminazione mobile, Moglia: "Basta disparità fra fisso e mobile"

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Il direttore Regulatory and Legal Affairs di Fastweb: "Le attuali tariffe sono ampiamente superiori ai costi effettivi delle telco mobili. Un danno per i consumatori e per le aziende. Abbassarle subito"

di Giovanni Moglia, direttore Regulatory and Legal Affairs di Fastweb
Tra poche settimane l’Agcom dovrà decidere sulla riduzione delle tariffe di terminazione mobile. L’Autorità è stata sottoposta negli ultimi mesi a un’eccezionale pressione su questo tema. Da parte degli operatori mobil, da parte di parlamentari, ma anche da parte della Commisisone Ue, dell’Antitrust, delle associazioni di consumatori. In questo scenario complicato da vari interessi confliggenti, fissiamo i fatti.
I prezzi della terminazione mobilie in Italia sono del 50% superiori a quelli della media Europea. E con il percorso di riduzione oggi proposto da Agcom il divario salirà al 90% in più nel 2013. E questo è un fatto.

La raccomandazione europea sulle tariffe di terminazione (IP/09/710) richiede che esse siano ridotte ai costi reali di un operatore efficiente. Nel 2009, quando fu emanata, prevedeva che “eliminare le distorsioni di prezzi porterà un risparmio di 2 miliardi di euro entro il 2012 a famiglie e aziende europee”. La raccomandazione ha come ultimo termine di recepimento il 2012 e la proposta Agcom di maggio scorso la disattende, ritardandone in sostanza l’introduzione al 2015. La raccomandazione Europea è una legge, quindi non è in discussione come qualcuno vorrebbe. E il ritardo con cui i prezzi efficienti saranno introdotti in Italia ha attirato le critiche della Ue, e dell’Antitrust italiano.

I profitti pretasse e preinvestimenti degli operatori mobili in Italia sono di 7 miliardi all’anno, contro i 4 miliardi degli operatori fissi (tutti concentrati in Telecom Italia) a fronte di un investimento infrastrutturale analogo negli ultimi 10 anni (35 miliardi spesi dal settore mobile, 36 dai fissi). Gli operatori mobili, a parità di investimento, hanno una redditività quasi doppia rispetto agli operatori fissi. E questo è un fatto.
La tariffa di terminazione mobile è 10 volte quella fissa, e il fisso finanzia il mobile tramite tariffe di terminazione mobile ampiamente superiori ai costi effettivi. E questo è un fatto. La teoria economica, possiamo aggiungere, sostiene che artificiali trasferimenti di risorse da un mercato all’altro distruggono benessere per i consumatori, e questo è un fatto registrato nella sua analisi di mercato da Ofcom, un’autorità di regolamentazione cui tutti guardiamo come esempio.

La terminazione mobile rappresenta il 30% del costo medio del prezzo finale di una chiamata media. Sostenere che ridurre una componente di prezzo a un livello di costo efficiente produrrebbe uno svantaggio per i consumatori, come fanno alcuni operatori mobili e addirittura alcuni parlamentari negli ultimi giorni, non è solo contrario al buon senso, ma anche alla verifica empirica. I pochi studi indipendenti su questo aspetto dimostrano, dati alla mano, che minori tariffe di terminazione mobile si traducono in minori prezzi finali. Non solo, dall’osservazione di paesi come la Francia che ha introdotto tariffe di terminazione mobile orientate ai costi, si vede che nascono virtuosamente tariffe flat fisso mobile e mobile mobile. Piani tariffari che sono oggi ancora totalmente preclusi ai consumatori italiani e che, se Agcom non rivedrà la propria proposta, in un’ottica di compliance con le richieste europee, rimarranno preclusi almeno sino al 2015.

Con questi fatti (riassumendo i principali: la terminazione mobile in Italia è più cara che in Europa; i Paesi che l’hanno ridotta a un costo efficiente hanno ottenuto benefici per i consumatori, come previsto dalla raccomandazione Europea del 2009; gli operatori mobili godono di extraprofitti rispetto ai fissi dovuti i parte al trasferimento di risorse dal fisso al mobile realizzato tramite le alte tariffe di terminazione mobile) incontrovertibili e verificabili da chiunque, l’Agcom ha una sola opzione e, come ha riconosciuto lo stesso presidente Calabrò in un’intervista, “la raccomandazione comunitaria è ineludibile e le tariffe di terminazione dovranno diminuire”.

E sul modo in cui ciò deve avvenire, la Commissione Europea, nei commenti alla proposta di decisione di Agcom, scrive: “Agcom propone di implementare tariffe di terminazione mobile orientate al costo solo da gennaio 2015, cioè due anni dopo la data fissata dalla Raccomandazione sulle tariffe di terminazione. Questa proposta non è in linea con la Raccomandazione secondo la quale entro il periodo di transizione del 31 dicembre 2012, i regolatori nazionali devono implementare il modello di costo e fissare tariffe di terminazione mobile a un livello di costo efficiente. La Commissione è preoccupata che i livelli di costo proposti per le tariffe di terminazione mobile sono, sull’intero sentiero calcolato da Agcom, considerevolmente al di sopra dei livelli di costo e della media europea (...). In questo contesto, la Commissione richiede ad Agcom di fissare un percorso di riduzione che raggiunga livelli di tariffe orientate al costo già a dicembre 2012, per esempio riducendo il numero dei gradini nel percorso di riduzione”.

E questa è la naturale conseguenza di fatti. Se vogliamo poi dare spazio alle teorie e alle simulazioni, e quindi confrontarci con gli altri attori dell’industria delle tlc su quali saranno, per esempio, gli effetti reali del lancio dei nuovi servizi Lte, si può aprire un dibattito. Diversi tra gli operatori mobili hanno dichiarato che, avendo speso 4 miliardi per comprare le frequenza 4G e dovendo investire circa altrettanto per fare le nuove reti, non sia giusto chiedere loro di rinunciare a introiti sicuri e ad alta marginalità quale sono le tariffe di terminazione mobile. Questo è un punto di vista. Il mio punto di vista è che avere una disponibilità assoluta e ventennale su frequenze che permetteranno di sviluppare la nuova rete mobile per servizi dati, l’unica voce delle tlc in crescita quest’anno, è una grande opportunità per un operatore. L’Italia è stato il secondo Paese in Europa ad assegnare le frequenze 4G: è un vantaggio per gli operatori mobili, non una corvé come a volte si cerca di farlo passare, e una fonte preziosa di ricavi aggiuntivi. Il primo paese è stato la Germania, dove gli operatori mobili hanno speso a maggio del 2011 una cifra analoga a quelli italiani per aggiudicarsi le frequenze Lte, e questo non ha impedito all’autorità nelle comunicazioni nazionale di dimezzare le tariffe di terminazione mobile tra il 2011 e il 2012.

Sempre parlando di punti di vista se, come ha fatto Vodafone, si sottolinea che i ricavi degli operatori mobili sono in contrazione del 2% all’anno e che quindi non si può ridurre loro una fonte di ricavi così importante (l’anno scorso, i ricavi da terminazione mobile sono stati 2,5 miliardi) e a così alta marginalità, non si può non rispondere che quelli degli operatori fissi scendono al ritmo doppio; che la profittabilità di un operatore globale come Vodafone i n Italia è del 50% superiore a quella media di gruppo. E che con l’attuale contesto regolatorio, gli operatori fissi alternativi, pur avendo investito 13 miliardi negli ultimi 10 anni, oggi bruciano cassa al ritmo di 200 milioni all’anno, a fronte dei 7,7 miliardi di cassa generati dal settore mobile.
Chi realizzerà allora la rete Ngn quando ci accorgeremo che Lte, magnifica tecnologia mobile, non è tuttavia in grado di affrontare la crescita esponenziale della domanda di bit di famiglie e aziende?

24 Ottobre 2011