Il wireless italiano contro il digital divide

IL CONVEGNO

Il Club Dirigenti Tecnologie dell'Informazione di Roma accende i riflettori sull'utilizzo delle tecnologie senza fili. Giovedì un convegno sul tema farà "luce" sulle best practice e sui progetti in campo per accelerare la copertura delle aree non raggiunte dai servizi di connettività

di P.A.
Il Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione di Roma associato FidaInform presenta il convegno “Digital divide: progetti italiani in tecnologie wireless che rispondono alle esigenze di privati e microimprese”. Il convegno si terrà giovedì 10 novembre dalle 9,30 alle 13,00 alla Casa San Bernardo, in via Laurentina 289 (zona Tre Fontane).

Oggetto del convegno le esperienze più interessanti messe in campo nel nostro paese per superare il digital divide, per mettere in evidenza le tecnologie e le architetture aperte e più orientate al business per superare il gap digitale.

Il convegno sarà moderato da Daniela Ruggeri, Tesoriere di Cdti Roma. Fra i relatori, Giorgio Dori, presidente di Cdti Roma, Stefano Ciccotti, amministratore delegato di Raiway, Saverio proto, rappresentante Ninux, Roger Baig Vinas, rappresentante comunità wireless catalana Guifi, Ugo Galluccio, managing director New Oriented Solutions Italy, Remo tabalelli, responsabile tecnico LV7, Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider.

Per registrarsi è sufficiente mandare un’email all'indirizzo segreteria@cdti.org, oltre al sito cdtiroma.ning.com.

Abstract degli interventi

Un nuovo modello di business per la banda larga nelle aree di Digital Divide.
Stefano Ciccotti, Amministratore Delegato Raiway
Il “digital divide” è localizzato soprattutto nelle aree cosiddette a "fallimento di mercato", in quanto i costi elevati per la realizzazione delle infrastrutture e la mancanza di domanda rendono difficile individuare modelli di business sostenibile.
Questo lavoro, in linea con gli obiettivi della Agenda Europea, individua una possibile soluzione attraverso lo
sviluppo di un modello tecnico-economico sostenibile caratterizzato principalmente dal riutilizzo delle
infrastrutture esistenti.
Il modello proposto consente agli ISPs di fornire servizi a banda larga nelle zone di “digital divide” attraverso
l’utilizzo delle infrastrutture di broadcasting esistenti. Il broadcaster può infatti mettere a disposizione degli ISPs, oltre alle torri, anche una parte della sua capacità della rete di trasporto, consentendo loro di connettere l’utenza finale al cosiddetto Internet Exchange Point.
I siti destinati al broadcasting radiotelevisivo, soprattutto quelli degli operatori con obblighi di servizio pubblico, sono tipicamente situati su tutto il territorio nazionale: il loro servizio raggiunge coperture vicine al 100% della popolazione.

Reti comunitarie: una soluzione al digital divide dove non c'è profitto per gli operatori

Saverio Proto, Rappresentante NINUX
I margini di guadagno degli operatori TLC sono sempre più bassi. Costruire e mantenere in esercizio reti di
telecomunicazioni ha un costo, e lì dove non c'è un bacino di utenza adeguato l'operatore non fa investimenti in quanto andrebbe a perdere.
La wireless community Ninux.org è un gruppo di appassionati ed attivisti che costruisce reti al di fuori di logiche commerciali. La scelta di Ninux.org è stata quella di costruire una rete wireless per sperimentare e divertirsi, fornendo anche un servizio di connessione ad Internet lì dove c'è digital divide e difficoltà per gli operatori a portare un servizio a chi ne ha bisogno.

"BuB": Bottom-up Broadband
Roger Baig Viñas Rappresentante comunità wireless catalana Guifi
guifi.net is a “Bottom-up Broadband” initiative led by their participants. The participants are of any type: individuals, professionals, communities, associations, SME's, municipalities, etc. These participants are the true stakeholders who provide the investments to build network infrastructures and agree on a common peering agreement to provide open, free and neutral transit over all the network, therefore the whole network become a crowfunded true public commons, brings connectivity to all for their own benefit and returns the investment to their participants, who still retain the ownership of infrastructure they contribute.
The “Bottom-up Broadband” initiative contributes to the reduction of the digital divide because it allows the end user to have a true active attitude for covering his own needs and the free network model is the one which fits the best with this type of initiative because it optimizes the resources needed to build up an IP network.
The Fundació Privada per a la Xarxa Oberta, Lliure i Neutral guifi.net is a non-for-profit, non-governmental and non-partisan foundation aimed to give support to the guifi.net “Bottom-up Broadband”. It is a member of several organizations like RIPE-NCC, European Network of Living Labs, CATNIX (the Catalan Internet Exchange Point), etc. have agreements with many Municipalities and Regional Administrations as well as with the Catalan Government for both WiFi and Optical Fibre projects and is a member of the consortia of two research projects fund by the EU (CONFINE and Commons for Europe).

Telemedicina e digital divide: un’accoppiata possibile?
Ugo Galluccio Managing Director New Oriented Solutions Italy S.r.l.
L’OMS (organizzazione Mondiale della Sanità) definisce la telemedicina come ”erogazione di servizi sanitari, quando la distanza è un fattore critico”. Attraverso la telemedicina un operatore sanitario (medico o paramedico) è messo in condizione di esercitare le proprie competenze professionali, grazie ad un collegamento telematico con un paziente e/o un altro operatore sanitario. Le applicazioni sono molteplici e spaziano dalla telediagnosi, alla teleassistenza, allo scambio di informazioni sanitarie, estendendosi anche ai servizi sociali ed assistenziali.

E evidente come la telemedicina sia tanto più utile a soddisfare la domanda di servizi sanitari dei cittadini quanto più questi ultimi si trovano a vivere in zone in cui i le strutture sanitarie sono meno presenti, e quindi in territori montani e rurali. D’altro canto questi territori sono quelli che più di altri soffrono di quel gap tecnologico, derivante dalla carenza di un’infrastruttura di telecomunicazione, che va sotto il nome di “digital divide” e pertanto sono quelli in cui risulta più problematica una adeguata diffusione di servizi di telemedicina affidabili ed efficaci a costo contenuto.
Quali accorgimenti possono essere adottati per superare l’impasse? La scelta di idonee piattaforme trasmissive, la definizione di standard di comunicazione e di requisiti di interoperabilità con le reti esistenti sono fattori imprescindibili ai fini di uno sviluppo armonico dei servizi di telemedicina. In questo modo si potranno diffondere in maniera sostenibile i servizi sanitari dove ancora mancano e quindi si può concludere che la telemedicina rappresenta uno strumento di globalizzazione democratica del territorio.

Ponza: Un’infrastruttura Last Mile distribuita
Remo Tabalelli Responsabile Tecnico LV7 - T-Services
A Ponza il Digital Divide era totale, l’infrastruttura di distribuzione Telecom è praticamente assente la connettività via doppino è ridotta ai minimi termini e non è in grado di distribuire altro (e con difficoltà) che solo la normale telefonia “tradizionale”. Si è quindi provveduto a costruire l'intera struttura di distribuzione portando la banda larga tramite l'utilizzo di tecnologie MESHMANET basate su WiFi.
Oggi i dati di traffico di Ponza mostrano un utilizzo medio mensile pari a oltre 2.5 Tbytes in download e oltre 700 Gbytes in upload.

Accessi WiFi in luogo pubblico - Autenticazione Federata
Dino Bortolotto Presidente Assoprovider
Una soluzione per le problematiche normative ed un modello di business cooperativo nel settore delle TLC

07 Novembre 2011