NUOVE REGOLE. Reti Ngn, imperativo agire subito

NUOVE REGOLE

La crisi economica non lascia altra possibilità: accelerare sugli investimenti tramite partnership pubblico-privato

di Angelo Castaldo, Università “Sapienza” di Roma
l momento storico è di quelli importanti. La nascita del governo Monti ha comportato, tra le prime novità di grande rilievo, l’attribuzione al ministro Corrado Passera delle funzioni accorpate di ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti. Quali implicazioni? La lungimiranza e il coraggio alla base di tale scelta risiede, innanzitutto, nella consapevolezza che nel nostro Paese l’obiettivo del perseguimento dello sviluppo economico e della crescita passa, in via incontrovertibile, attraverso la realizzazione di obiettivi di carattere infrastrutturale.

L’intento palesato, quindi, consiste nel favorire una cabina di regia unitaria sul versante degli strumenti amministrativi di sviluppo economico e di sviluppo strategico delle infrastrutture, capace di generare una virtuosa opera di allineamento di indirizzo verso la promozione di politiche industriali sinergiche capaci di consolidare nuove basi su cui rilanciare la crescita economica nel nostro Paese. In questo scenario, quali le priorità? In un’epoca dove le risorse pubbliche sono scarse due sono i passaggi chiave.

Il primo è l’individuazione dei settori industriali che impattono in modo più incisivo sui tassi di crescita del prodotto interno lordo (Pil). Il secondo, non trascurabile, riguarda gli strumenti di finanziamento da utilizzare per promuovere gli investimenti e rendere sostenibili/fattibili i progetti.
Sul primo punto è importante sottolineare come la portata dell’effetto moltiplicativo sul Pil degli investimenti in reti di nuova generazione (Ngn) ne impone una assoluta priorità. Da studi condotti recentemente è stato stimato che 1 mld di investimenti in banda larga genera un incremento in termini di Pil che va da 1,3 a 1,5 mld/euro. In altre parole, considerate le esternalità di rete positive su imprese, consumatori e PA collegate ai servizi ad alto valore aggiunto disponibili, il broadband può essere ritenuto un bene infrastrutturale strategico per lo sviluppo economico e sociale del Paese (autostrade digitali), alla stregua di quello che rappresentò per lo sviluppo industriale il piano autostradale degli anni ’60. Da un punto di vista economico, come già sostenuto in passato nella rubrica, per la presenza di esternalità positive, il broadband può essere concepito come molto vicino ad un bene di merito.

Sul versante dei finanziamenti necessari allo sviluppo Ngn l’esigenza di un intervento pubblico multi-level (Stato, Regioni ed Enti locali) è rafforzato dalla presenza di alti costi fissi che, in un momento di congiuntura economica stagnante e con la forte incertezza sulla domanda, costituiscono un ostacolo difficilmente superabile dal solo settore privato. D’altro canto, in presenza della crisi dei debiti sovrani i margini dell’intervento pubblico si sono notevolmente ridotti.

Tuttavia, è proprio l’attività di guida e coordinamento, rintracciabile nel nuovo coraggioso assetto di governance pubblica, a poterci indicare la strada giusta ed economicamente equilibrata da poter intraprendere.
Visto lo schock tecnologico in atto, che rischia di veder diminuire il grado di competitività del nostro Paese, per assicurare livelli adeguati di investimento sulle infrastrutture di prossima generazione appare necessario il ricorso alle forme di Partenariato Pubblico Privato (Ppp). Gli esiti derivanti dalla creazione di una cabina di regia unitaria, allineando obiettivi di politica industriale con le policy relative ai beni infrastrutturali (strumentali) idonei a facilitarne il raggiungimento, possono essere in grado di promuovere, anche nel breve-medio periodo, una politica industriale più consapevole e illuminata.

28 Novembre 2011